SR Oscar 546

Oscar Mondadori n.546 “Il pazzesco mago Wiz”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Come ho raccontato in occasione della mia Short Review dedicata ad Anna nella jungla, stavo visitando una bancarella di libri usati ad una Festa dell’Unità intorno alla metà degli anni ’70 ma, non essendo pienamente convinto da quell’albo realizzato da Hugo Pratt, finii per acquistare un altro Oscar, di tipo completamente diverso: e cioè Il pazzesco mago Wiz – di cui parlerò oggi – che mi attirò immediatamente per la sua “struttura”.

Si trattava di una raccolta di strisce umoristiche rimontate verticalmente, proprio come succedeva nei Tascabili BUR per i miei amati Peanuts: la differenza stava nel modo in cui le strisce (tutte autoconclusive) erano presentate, cioè in un rigoroso ordine alfabetico basato sull’argomento della singola striscia – come spiegato nella breve introduzione a cura della coppia Fruttero & Lucentini – che iniziava con la voce “ammonimento” e terminava, quasi 180 pagine dopo, con la voce “zoop“.

Le vicende si svolgevano nell’immaginario reame di Id, governato da un sovrano tirannesco e molto basso – e difatti sulla sua statura si basavano molte delle strisce, con battute corrosive e politicamente scorrette – affiancato da una miriade di altri personaggi: sudditi strangolati dalle tasse, soldati imbranati e vedette solitarie, un galeotto foltocrinito e il suo secondino… I due che spiccavano maggiormente erano però il mago Wiz e il giullare Bung, ovvero gli unici che, insieme al menestrello Troob, riuscivano – anche se non sempre – a beffarsi del re e a sfuggire alle sue ritorsioni.

Lo sceneggiatore Johnny Hart (già acclamato autore completo di un altro capolavoro umoristico a strisce, B. C.) era affiancato dal disegnatore Brant Parker (che collaborerà anche per un breve periodo a Crock), il cui tratto grottesco si abbinava perfettamente alla sarabanda di trovate, freddure e gag proposte, in un medioevo molto vicino alla realtà dei giorni nostri.

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