Se, come ho già spiegato in una coppia di articoli precedenti di questa rubrica, i miei “Oscar Mondadori Disneyani preferiti” sono sempre stati i cofanetti dedicati a Topolino e a Paperino… il volume di cui parlerò oggi occupa senz’altro il gradino più basso del mio personale podio, grazie a quattro belle storie dedicate al fantastico Pippo e risalenti – in 3 casi su 4 – agli anni ’50, scritte da Bill Walsh e disegnate da Floyd Gottfredson.
Pippo è sempre stato un personaggio che mi ha attirato tantissimo: se Topolino mi sembrava perfettino e a volte insopportabile (nella sua personificazione dell’uomo medio accennata in quarta di copertina), la sua fidata “spalla” era imprevedibile nella sua logica completamente a-logica, con dialoghi e ragionamenti spesso intrisi di nonsense e “una tendenza all’osservazione a metà strada tra l’arguto e l’allocco”, come spiegava Ranieri Carano nella prefazione (completata da un’introduzione di Mario Gentilini).
La mia storia preferita era senz’altro la seconda, Pippo a Hollywood: qui, con il soprannome di “Gola-secca”, Pippo sfondava nel mondo del cinema contro qualsiasi pronostico (e contro qualsiasi logica apparente) al fianco della puledra Gelsomina, facendosi travolgere – anche a causa di una seduta d’ipnosi mal riuscita – dagli eccessi dello star-system in un’escalation cui porrà fine l’amico Topolino, facendolo “rinsavire” durante la cerimonia in cui la star diventa proprio Gelsomina.
Molto godibili erano anche le altre storie, a iniziare dalla prima (l’unica pubblicata negli anni ’40 e in cui lo sceneggiatore era Merrill De Maris e non Walsh), in cui Pippo aveva a che fare con la “bella Lea“.
La terza, invece, era in stretta continuity con la storia hollywoodiana ma riportava in primo piano Topolino, alle prese con il fantasma Barbanera (nonostante il titolo, Pippo “scompariva” a metà circa dell’avventura).
Pippo tornava protagonista nell’ultima storia, in cui un colpo in testa lo faceva diventare un grandissimo scienziato – salvo poi perdere i suoi “poteri” e ridiventare il solito, divertentissimo svitato che ha allietato intere generazioni di lettori.
Il collaterale sull’opera omnia di Gottfredson
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