Nostalgia portami via:
la Golden Age di Zagor

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Prendete uno Zagoriano qualsiasi (soprattutto se nato negli anni Sessanta come me) e ditegli “Golden Age”, poi guardate le sue reazioni: nel 90% dei casi, si lascerà andare a un sospiro profondissimo, mentre il suo sguardo vagherà nel vuoto in preda a un’inguaribile nostalgia, dopodiché sussurrerà qualcosa tipo “…sono cresciuto con quello Zagor, che tempi irripetibili…” Se poi aggiungerete, tipo formazione di calcio, “Nolitta, Ferri, Donatelli…” lo vedrete sciogliersi completamente nel ricordo, pensando a vampiri, zombi, mostri della laguna, druidi, uomini tigre… ma anche ai Seminoles di Manetola, alle carovane assediate dagli indiani, ai baci di Frida, ai samurai a Darkwood… Dite che sto esagerando? Penso proprio di no… o, almeno, questo è l’effetto che mi fanno le parole “Golden Age”. E quindi vi invito a fare un salto con me in un passato sempre attuale.

Come raccontavo ormai tanti anni fa, parlandone con il mio amico Butch Walts, il mio primo ricordo cosciente di un fumetto che ho letto risale all’autunno del 1972: ero all’ospedale a togliermi le tonsille e mio fratello mi portò Alba tragica, il n° 87 di Zagor in cui si concludeva la storia con il vampiro Bela Rakosi iniziata due mesi prima, annunciata dalla strepitosa copertina di Angoscia! – talmente strepitosa da invogliare mio fratello ad acquistare l’albo in edicola, invece di aspettare di leggerlo qualche tempo dopo nell’àmbito dei suoi consueti, infiniti scambi di giornalini con amici e compagni di scuola.

Non potevamo saperlo, ma con quel n° 85 si apriva il periodo che sarebbe stato poi indicato – e a ragione – con il termine Golden Age: ben 54 albi, pubblicati tra luglio 1972 e gennaio 1977, in cui lo sceneggiatore Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli) aveva toccato vette irripetibili dando soprattutto vita alla cosiddetta Odissea Americana, con Zagor e Cico trascinati ben lontano dalla foresta di Darkwood da una serie di eventi in stretta continuity. 19 storie in totale alle quali gli autori dei primi due Zagor Index (Belardinelli, Palumbo e Priarone, in rigoroso ordine alfabetico) hanno spesso attribuito il massimo dei voti, grazie anche all’apporto grafico garantito dai maestri Gallieno Ferri e Franco Donatelli – coadiuvati in un paio di occasioni da Franco Bignotti.

Sulla Golden Age, a partire proprio dagli Zagor Index, sono stati scritti fiumi d’inchiostro e girovagando in rete sono numerosi i siti, i blog, i forum in cui – a distanza di una cinquantina d’anni – si continua ad analizzare, approfondire, commentare, sviscerare quelle storie che sono rimaste nel cuore degli appassionati, come testimoniato anche dai voti assegnati dai partecipanti alla rubrica Zagor Top 5: se consultate la classifica, ai primi cinque posti si trovano cinque storie di quel periodo, mentre altre quattro si trovano entro i primi tredici posti – certo votate da chi, come me, è cresciuto leggendole ma anche da chi le ha scoperte in séguito e vi ha trovato la consacrazione della mitologia zagoriana, già delineata in alcune belle storie del pionieristico periodo a striscia (La casa del terrore, Il mostro della laguna, Zagor racconta…) ma che qui trova il suo culmine.

Detto tutto questo… perché dedicare a questo periodo l’ennesimo articolo, in cui sicuramente non riuscirò a scrivere niente di oggettivamente nuovo o illuminante rispetto a chi si è cimentato prima di me? Beh, un po’ perché non poteva mancare in un sito dedicato al fumetto come uBC; poi perché mi piace lasciarmi trasportare dalla nostalgia e ripensare a quei tempi, con qualche valutazione personale (e dunque opinabilissima); e infine perché, da alcuni mesi, nella rubrica Anni ’70 sto analizzando le storie della Golden Age e quindi questo articolo servirà anche da punto di partenza, con i link alle schede e/o agli articoli di approfondimento dedicati a questo periodo che verranno aggiornati ogni volta che sarà pubblicato un articolo su tali storie.

Veniamo al dunque, iniziando dalla domanda che i “profani” pongono spesso agli Zagoriani: la Golden Age è stata davvero così speciale? La risposta non può essere diversa da uno squillante “SÌ”. Zagor aveva già molti lettori, ma con questa serie di albi si toccarono vette di gradimento mai più raggiunte in séguito (a metà anni ’70, la tiratura superava le 200.000 copie mensili): merito delle trame – ne parleremo – ma anche della maturità artistica raggiunta dai tre disegnatori.
Gallieno Ferri, oltre a sfornare copertine spesso iconiche, è l’autore di quasi tutte le storie “weird” (con elementi soprannaturali di tutti i tipi) ma anche – con il contributo di Bignotti – di quella più tradizionalmente western che è in testa alla classifica della nostra Zagor Top 5, cioè La marcia della disperazione. Il suo stile, che già nel tempo si era “alleggerito” rispetto agli esordi, raggiunge qui un equilibrio insuperabile tra perfetta leggibilità e ricchezza di particolari che lo rende il disegnatore preferito dalla stragrande maggioranza dei lettori: non a caso, le cinque storie ai primi cinque posti di cui parlavo prima sono TUTTE disegnate dal Maestro.
Franco Donatelli, con il suo tratto più sintetico e sicuramente meno “ricco” rispetto a Ferri, è sempre stato apprezzato dai lettori ma a un livello inferiore: eppure è a lui che Nolitta affida, per ben tre volte, le storie più “impegnate” della Golden Age, in cui varie tribù indiane – i Seminoles di Manetola, gli Osages di Wakopa, i Sauk di Wanattah – vengono perseguitate senza che Zagor riesca ad aiutarle, con finali amarissimi che hanno colpito la nostra immaginazione e ci hanno fatto commuovere. Donatelli si cimenta inoltre con la rivisitazione del mostro della Laguna Nera e ci offre l’interpretazione grafica più azzeccata di Hellingen nell’indimenticabile Ora Zero!
Da parte sua, Franco Bignotti – oltre a dare una mano a Ferri nella Marcia – contribuisce con due sole storie, dando il meglio di sé in Vudu! dove raffigura gli zombi in modo perfettamente inquietante. Va ricordato che la sua presenza limitata è dovuta al fatto che Bignotti era un vero e proprio jolly della casa editrice – impegnato su numerose collane – e diventerà dal 1975 il disegnatore principale del nuovo personaggio della casa editrice, Mister No.

Dicevamo delle trame, che costituiscono il punto di forza della Golden Age grazie all’enorme lavoro di Nolitta/Bonelli che riversa in queste storie tutte le sue passioni, le sue letture, i suoi film preferiti, rielaborando infiniti spunti provenienti da tutti questi media e dandone una versione “personale”. Le citazioni sono numerosissime, da quelle più esplicite – il vampiro Bela Rakosi, il mostro di Dark Canal… – a quelle più nascoste quali, ad esempio, il film che offre lo spunto alla Marcia (Shalako, western poco conosciuto di fine anni Sessanta). Stilare un elenco di tutte le “suggestioni” rielaborate da Nolitta è quasi impossibile, ma un elenco molto dettagliato è reperibile nei due Zagor Index – con gli albi da 1 a 100 e da 101 a 200 della collana mensile – di cui parlavo in precedenza.

E tuttavia ricordo benissimo che apprezzai le storie SENZA rendermi conto di quanto fossero numerose tali citazioni: un po’ perché ero ancora piccolo, un po’ perché solo i cinefili più accaniti avrebbero potuto riconoscere tutti i film che fungevano da spunto, un po’ perché non c’era – come adesso – san Google per fare ricerche di qualsiasi tipo… Inoltre, la continuity serrata alla base dell’Odissea era qualcosa di nuovo e dava un tocco di ulteriore interesse alle vicende di Zagor e Cico: è vero che c’era già stato un viaggio lontano da Darkwood nei numeri da 41 a 51, iniziato con l’avventura del Mostro della laguna, ma quel viaggio era stato “rimpolpato” da un paio di avventure inedite (Il fante di picche e La città nascosta) inserite soltanto nella collana mensile in aggiunta a quelle ristampate dal periodo a striscia.

Un altro fattore abilmente sfruttato da Nolitta durante la Golden Age è l’uso di alcuni comprimari storici, molto amati dai lettori, da quelli più “comici” (Trampy, Digging Bill, Icaro La Plume, Bat Batterton…) a quelli più “drammatici” (Manetola, la ciurma della Golden Baby di Fishleg, Guitar Jim, Tonka, i trapper di Darkwood…): una vera e propria parata di attori non protagonisti che, certo, strizza un po’ l’occhio al fan service e richiede una buona dose di sospensione dell’incredulità – possibile che Zagor trovi gente conosciuta in ogni luogo in cui passa durante il suo viaggio? – ma che spesso funge da perfetto pretesto alle singole storie.

A parere del sottoscritto, però, il vero punto di forza della Golden Age è costituito dai nemici che Zagor si trova a fronteggiare, da tutti quelli “weird” che citavo poco prima ai tre che lo sfidano nella sua Darkwood a partire dall’arcinemico di sempre, Hellingen. Il malvagio scienziato, clamorosamente riportato in scena da Nolitta (che lo aveva liquidato forse un po’ troppo affrettatamente nella sua precedente apparizione, come spiegavo in questo articolo), non punta più sulla forza distruttiva del suo Titan: alleandosi a settori deviati dell’esercito e dispiegando un arsenale avveniristico, mette sotto scacco l’intera nazione fino alla resa del Presidente degli Stati Uniti – e servirà uno Zagor titanico e suo malgrado assertore del “fine che giustifica i mezzi” per ribaltare la situazione, a costo di uccidere in modo spietato centinaia di avversari con le cinture mortali indossate dai soldati e poi con le “bombe intelligenti” guidate dallo stesso Hellingen.

Ma sono soprattutto due nemici nuovi di zecca ad avere colpito la mia fantasia di ragazzino: Winter Snake, il fiero e a suo modo leale capo dei Kiowa e Mike Gordon, l’unico e inimitabile (e insopportabile?) Supermike.

Raramente lo Zagor di Nolitta è stato così in difficoltà con avversari “non weird” che sfidano la sua autorità di Re di Darkwood. Winter Snake lo fa per difendere il suo popolo, affamato dall’inutile strage di bisonti perpetrata dalla carovana dei nobili europei che, contando sul potere dei soldi e delle influenze altolocate, dà lo spunto a quel capolavoro che è La marcia della disperazione. L’atto d’accusa del capo dei Kiowa contro Zagor è gravissimo: sta difendendo questi invasori perché la sua pelle è bianca?
Da qui parte una storia indimenticabile, in cui Nolitta riesce a concatenare tutti gli sviluppi in modo che risulti sempre credibile e in cui Winter Snake possa mostrare, volta dopo volta, animo fiero e spirito vendicativo ma anche profondo rispetto per il suo avversario, fino al drammatico e inevitabile scontro finale. Come diceva il mio amico Butch Walts in questo articolo, basterebbe un nemico di questa statura per scrivere una storia con i fiocchi… ma Nolitta fa molto di più, inserendo per la prima volta un personaggio femminile – Frida Lang – che colpisce il cuore del nostro eroe e soprattutto di noi lettori, oltre ad aggiungere tanti altri personaggi “secondari” ma perfettamente in parte.

E che dire di Supermike, che sfida Zagor sul suo terreno e vuole prenderne il posto per vendicare il proprio orgoglio ferito? Ho sempre avuto il sospetto (confermato da altri Zagoriani) che Nolitta intendesse prendere un pochino in giro – e bonariamente – i supereroi dei comics, cui d’altronde lo stesso Zagor può essere apparentato a partire dalla sua casacca rossa d’ordinanza. Ma è geniale il crescendo con cui lo Spirito Giallo infligge smacchi a ripetizione al suo avversario, minandone la reputazione davanti ad amici, soldati, indiani: Gordon sembra davvero imbattibile e ha dalla sua parte, oltre a smisurate doti in qualsiasi campo, il vantaggio tipico dell’underdog… e qui, ancora una volta, Nolitta stupisce il lettore con l’espediente che trova per far terminare in parità le sei prove, facendo incespicare l’avversario dello Spirito con la Scure nella corsa a ostacoli. Fateci caso: nel campo della forza bruta, della precisione con il fucile, della resistenza in immersione Supermike non può avere rivali, come d’altronde non può averne Zagor nelle prove contro gli animali della foresta, in cui la sua lunga esperienza di “uomo dei boschi” diventa fondamentale. Resta fuori la corsa a ostacoli, in cui – a rigor di logica – dovrebbe primeggiare ancora Gordon per i motivi di cui sopra: e invece, oplà, un piccolo (ma credibile) colpo di fortuna permette a Zagor di tornare in parità – la corsa costituiva la seconda prova – e da lì in poi, in un’altalena di risultati, giungere alla sfida decisiva.

Insomma, 54 albi strepitosi, una serie indimenticabile che si chiude con il n° 138, L’orrenda magia. Dopo quell’albo, i molteplici impegni di Nolitta – da editore e, soprattutto, da autore non dichiarato del Tex di suo padre – lo allontanano saltuariamente dai suoi personaggi (Zagor, ma anche Mister No), con l’arrivo quindi di nuovi sceneggiatori mentre ai tre disegnatori classici se ne affiancano altri non sempre all’altezza (parere personale, ovviamente) come spiegavo in questo articolo dedicato alla cosiddetta Silver Age che culminerà nell’addio definitivo di Nolitta a Zagor con il n° 182, Magia senza tempo – ed è curioso notare la presenza, nei titoli, della stessa parola a suggello di entrambi i periodi.

Certo, Zagor è sopravvissuto al congedo del suo creatore, alternando (come qualsiasi pubblicazione seriale di lunghissima data) avventure ottime e altre meno riuscite, come spiegato dal nostro Cristian nei suoi articoli dedicati allo Zagor dopo Nolitta. Ma vale sempre la pena tornare con il ricordo a quel periodo e rileggere quelle storie, spinti certo dalla nostalgia ma anche dal fatto che quasi tutte – escludendo qualche passaggio oggi percepito come ingenuo o meno credibile – restano ancora validissime e godibilissime.

Elenco delle storie della Golden Age

Tutti i testi sono di Guido Nolitta, tutte le copertine sono di Gallieno Ferri.

Le copertine a colori segnalano storie già analizzate nelle varie rubriche di uBC, consultabili cliccando sui link corrispondenti.
Le copertine in bianco e nero diventeranno invece a colori non appena la storia corrispondente sarà stata analizzata nelle prossime uscite delle mie rubriche.

Zagor contro il vampiro
Numeri 85-87
Luglio-Settembre 1972
Disegni di Gallieno Ferri
LINK ALL’APPROFONDIMENTO

Odissea americana
Numeri 87-89
Settembre-Novembre 1972
Disegni di Gallieno Ferri
LINK ALL’APPROFONDIMENTO

Libertà o morte
Numeri 89-92
Novembre 1972-Febbraio 1973
Disegni di Franco Donatelli
LINK ALLA SHORT REVIEW

Vudu!
Numeri 92-95
Febbraio-Maggio 1973
Disegni di Franco Bignotti
LINK ALLA SHORT REVIEW

Oceano
Numeri 95-99
Maggio-Settembre 1973
Disegni di Gallieno Ferri

Puerto Juarez
in Capitan Serpente, Numero 99
Settembre 1973
Disegni di Franco Donatelli

Il mio amico “Guitar” Jim
(a colori) Numero 100
Ottobre-Novembre 1973
Disegni di Gallieno Ferri

Tragico carnevale
Numeri 101-103
Dicembre 1973-Febbraio 1974
Disegni di Franco Donatelli

Il buono e il cattivo
Numeri 104-107
Marzo-Giugno 1974
Disegni di Gallieno Ferri
LINK ALL’APPROFONDIMENTO

Ora Zero!
Numeri 107-109
Giugno-Agosto 1974
Disegni di Franco Donatelli

Acque misteriose
Numeri 110-112
Settembre-Novembre 1974
Disegni di Franco Donatelli

La marcia della disperazione
Numeri 112-116
Novembre 1974-Marzo 1975
Disegni di Ferri (& Bignotti)
LINK ALL’APPROFONDIMENTO

La marcia della disperazione
(Ristampa brossurata)
Gennaio 2024
Disegni di Ferri (& Bignotti)
LINK ALLA SHORT REVIEW

La scure e la sciabola
Numeri 116-118
Marzo-Maggio 1975
Disegni di Franco Bignotti

La rabbia degli Osages
Numeri 119-122
Giugno-Settembre 1975
Disegni di Franco Donatelli

Zagor contro Supermike
Numeri 122-125
Settembre-Dicembre 1975
Disegni di Gallieno Ferri

Agli ordini dello Zar
Numeri 125-128
Dicembre 1975-Marzo 1976
Disegni di Franco Donatelli

Kandrax il mago
Numeri 129-133
Aprile-Agosto 1976
Disegni di Gallieno Ferri

Sandy River
Numeri 133-136
Agosto-Novembre 1976
Disegni di Franco Donatelli

Tigre!
Numeri 136-138
Novembre 1976-Gennaio 1977
Disegni di Gallieno Ferri

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