Dopo più di cinque anni torna su Dampyr Giovanni Eccher, assente dal n.243 Silverpilen – affiancato in sceneggiatura da Gianmaria Contro – e lo fa con un episodio lineare, scorrevole e perfettamente calato nel mood della serie.
L’ambientazione reale è quella del Sudan e del conflitto che affligge il Paese, territorio già toccato da Mauro Boselli nei nn.298-299, e che qui diventa scenario per il ritorno di Arno e del Medical Team, motore narrativo dell’avventura che concede anche un rapido sguardo sul dramma della popolazione locale.
ATTENZIONE: contiene spoiler
La trama si sviluppa come un action con venature horror-investigative: ritmo buono, atmosfere notturne suggestive e una lettura che scorre senza intoppi. Il punto più riuscito risiede nelle due protagoniste non-morte, Zenya e Polina. Vampirizzate da Vurdalak, ma ormai “orfane” del Maestro, scelgono di votarsi al bene aiutando le popolazioni in difficoltà con rischiose consegne aeree notturne. La loro caratterizzazione affonda le radici nello squadrone esclusivamente femminile realmente esistito delle “Streghe della Notte” – il 588° Reggimento Bombardieri Notturni sovietico – e rappresenta il fulcro narrativo della vicenda: dapprima avverse, poi dubbiose, infine alleate decisive per lo scontro finale.
Questa costruzione ricalca, quasi pedissequamente, la prima prova di Eccher sulla serie, il n.137 Gli implacabili: stessa dinamica relazionale con Harlan & Co. con un differente epilogo. Ma se allora Butch Cassidy e Sundance Kid godevano di un carisma e di una rilevanza inevitabilmente superiori, qui Zenya e Polina – pur ben scritte e convincenti – non raggiungono quelle stesse vette di epica e pathos, anche perché al loro arco manca l’intensità di un addio definitivo. La scelta di lasciarle vivere è comunque efficace, perché apre alla possibilità di un loro ritorno, ma sottrae a questo racconto quella dimensione epica che aveva contribuito a rendere efficace e degna di nota la prova precedente.
Ne risulta un albo solido, ben congegnato, godibile, scritto molto bene ma anche canonico e privo di veri picchi. Infine la scelta di non svelare i mandanti dei mercenari può essere letta in due modi: da un lato come messaggio universale (i profughi restano vittime a prescindere da chi muove i fili, che siano governi, multinazionali o militari), dall’altro come seme per futuri sviluppi, con l’eventuale ingresso di un nuovo antagonista di peso.
Nel frattempo, la natura stessa dei nemici, “semplici” mercenari al posto di non-morti e/o Maestri della Notte, sposta l’attenzione su un orrore meno mitico ma più concreto, fatto di brutalità umane, senza per questo escludere che dietro le quinte non possa agire una forza più grande.
A nobilitare il tutto ci pensano i disegni impeccabili di Simone Delladio: dettagli curati, volti espressivi, scene d’azione potenti e un’ambientazione notturna resa con grande efficacia. Un tratto carismatico che dona ottimo spessore alla storia.
