Sulla scorta del successo della miniserie in 12 numeri Marvel Super Heroes: Secret Wars (in italiano Le Guerre Segrete), uscita nel 1984, che aveva visto molti supereroi e supercriminali trasportati sul mondo chiamato Battleworld dove si erano scontrati tra loro sotto la regia dell’onnipotente essere chiamato Arcano, la Marvel proseguì anche negli anni seguenti con eventi simili, incentrati su una miniserie con un ampio cast di protagonisti al centro della narrazione, accompagnata da diversi cosiddetti tie-in sulle varie testate personali. La lettura di tutti i capitoli offriva ai lettori un’esperienza completa.
Sempre agli anni ’80 risale un altro tipo di crossover in uso ancora oggi. The Evolutionary War, ad esempio, incrociò le trame di molti speciali annuali del 1988 raccontando un’unica storia. Un anno dopo, tra il dicembre 1989 e il febbraio 1990, fu la volta degli Atti di Vendetta, una saga che si dipanò su quasi tutte le collane dell’Universo Marvel partendo da uno spunto comune. L’idea era molto semplice: importanti super criminali (tra i quali Magneto, il Teschio Rosso, il Mandarino, Kingpin e Loki) si erano messi d’accordo per “scambiarsi” i nemici. Forse in questo modo speravano di riuscire a prendere alla sprovvista gli eroi. Ad oggi, Atti di Vendetta resta uno dei più ambiziosi team-up tra supercriminali di tutti i tempi, sebbene si concluse presto con la sconfitta dei malvagi.
A contribuirvi furono anche gli scontri tra loro stessi. Memorabile quello tra il Teschio Rosso e Magneto narrato su Captain America 367 del febbraio 1990: come poteva, infatti, un sopravvissuto di Auschwitz allearsi con un nazista? Tra i due riesce a prevalere, ovviamente, il potente Signore del Magnetismo, che infine rinchiude il Teschio Rosso in un vecchio rifugio antiatomico a sette metri di profondità, senza luce né cibo, ma solo aria e cinque litri d’acqua a disposizione. “Voglio che ti sieda qui e che pensi agli orrori che hai compiuto. Voglio che tu soffra come hai fatto soffrire gli altri. Voglio che tu rimpianga che non ti abbia ucciso”, dice Magneto al Teschio Rosso, abbandonandolo al suo destino…
È proprio con gli episodi che fanno parte di questo crossover che iniziano anche gli anni ’90 della collana di Capitan America, al cui timone è sempre ben saldo lo sceneggiatore che più di altri aveva caratterizzato le avventure dello scudiero e stelle e strisce nel decennio precedente: Mark Gruenwald.
Dopo l’abbandono di Dwyer ai disegni, sulla collana arriva Ron Lim (già famoso per avere illustrato la serie di Silver Surfer), che si divide il lavoro con il collega Mark Bagley (che un paio d’anni dopo inizierà a fare furore sulle pagine dell’Uomo Ragno). Sino al 1992, infatti, ogni albo di Cap ha presentato, salvo pochissime eccezioni, due storie per numero: la prima, più lunga (17/18 pagine), che narrava la vicenda principale del personaggio titolare di testata; la seconda, più breve (5 pagine), dedicata ad uno dei comprimari della serie, eroi o nemici; ciascuna delle due storie era disegnata da un artista diverso.
In questo periodo (Captain America 369/370, aprile-maggio 1990) Gruwenwald crea anche la Ciurma degli Scheletri, un gruppo di supporto al Teschio Rosso, formato inizialmente da Crossbones, Machinesmith, il Quarto Dormiente e la misteriosa Madre Notte (colei che avevamo conosciuto nel 1970 come Suprema e che poi aveva allevato Madre Superiora, la figlia del Teschio Rosso). La loro prima missione è quella di ritrovare il Teschio nel bunker dove era stato richiuso da Magneto. Prigioniero dei suoi incubi e giunto sull’orlo del suicidio è, paradossalmente, il pensiero di Capitan America, l’odio che la sua immagine suscita in lui, a farlo sopravvivere. Ritrovato dai suoi alleati, esprime un ultimo desiderio: rivedere Cap! La vista dell’eroe ha ancora una volta un effetto taumaturgico sul criminale nazista, mentre il discobolo, guardandolo negli occhi, si rende conto per la prima volta con certezza di trovarsi di fronte al suo vecchio nemico, il cui sguardo malvagio è, ancora dopo tanti anni, inconfondibile.
Inoltre, lo sceneggiatore manda avanti la relazione sentimentale tra Cap e Diamante, facendo loro sperimentare il primo appuntamento “in borghese” e il primo bacio. Captain America 371 è davvero una bella storia, che si sofferma sul lato umano di Steve Rogers. Se, dietro la maschera di Cap, Steve appare deciso, sicuro, impenetrabile (come si conviene a una Leggenda Vivente abituata a grandi battaglie e inebrianti vittorie), una volta deposto il costume a stelle e strisce appare insicuro, incerto, addirittura spaesato nel calarsi nella sua identità di persona normale. E in occasione dell’appuntamento con Diamante/Rachel reagisce come un essere umano qualsiasi, come avremmo fatto tutti noi. Dopo essersi scambiati reciproci complimenti, i due escono finalmente insieme, ma è come se una sottile barriera continuasse a dividerli per tutto il corso della serata. È una barriera creata involontariamente dal loro subconscio quando si sono infine “visti” per quello che in realtà sono, privi di qualsiasi maschera, l’uno di fronte all’altro, e riflette la timidezza e l’incertezza che entrambi cercano di esorcizzare rivangando episodi della loro vita.
Il muro viene infine infranto con un timido, pudico ed esitante bacio che sancisce la fine della serata e che mette i due in diversi stati d’animo. Da un lato abbiamo Steve, che finalmente pensa alla sua vita privata e al fatto che l’impegno per gli altri gli lasci così poco tempo per sé stesso. Tuttavia, non si rammarica e non rinnega la sua vita, che anzi definisce gratificante, anche se, grazie alla serata con Rachel, capisce di aver rinunciato per troppo tempo a molti piccoli piaceri e si ripromette di svagarsi di più in compagnia di lei. Ma lo farà davvero o la sua vita come Cap riprenderà il sopravvento?
Dall’altro lato, abbiamo Rachel, alle prese con problemi economici: per stare con Steve deve rinunciare al suo lavoro di mercenaria, ma come farà a tirare avanti? Per un attimo si ha come l’impressione che non voglia abbandonare la sua professione, però il mattino dopo cerca un nuovo lavoro come… commessa! Ah, cosa non si fa per amore! Gruenwald svolge qui un lavoro superbo, regalandoci uno gioiellino “rosa”, reso ancora più splendente dagli ottimi disegni di un Lim in gran forma.
Ma questo siparietto rosa dura poco. Mentre Captain America Annual 9 presenta un crossover che si dipana anche sugli speciali annuali di Iron Man, Thor, Vendicatori della Costa Ovest e Vendicatori, sui numeri quindicinali estivi dal 372 al 378 della serie regolare (luglio-ottobre 1990) viene presentata la saga Veleno nelle strade, nella quale Capitan America diventa involontariamente schiavo della droga sintetica Ice che lo rende spietato e senza controllo. Leggiamo cosa ha scritto in proposito Gruenwald nella lunga, dettagliata introduzione dell’edizione americana in volume di queste storie:
“Capitan America è unico tra gli eroi Marvel. L’Uomo Ragno non è il simbolo dei ragni; Iron Man non è il campione delle cose fatte in metallo; la Torcia Umana non rappresenta tutto ciò che c’è di buono nel fuoco. Solo Capitan America simboleggia qualcosa di più grande di sé stesso: gli ideali della nazione chiamata America, dove la vita, la libertà e la ricerca della felicità sono garantite a tutti i suoi cittadini. Il valore simbolico di Cap rende le sue storie più difficili da scrivere di quelle del supereroe medio. Il fatto che incarni degli ideali – oltre al fatto che è nel giro dei supereroi da più tempo degli altri – implica che le sue azioni debbano essere esemplari. Se lui, che rappresenta l’America, agisce come un idiota, non significherebbe che anche gli ideali americani sono idioti? Così, è obbligatorio per lo scrittore di Cap fare sempre la cosa giusta.
Tanto che la tensione drammatica non nasce quando lui decide di fare la cosa giusta o cerca di capire qual è la cosa giusta da fare, ma quando viene forzato a decidere tra due azioni giuste. Oppure quando gli viene presentata una situazione senza speranza che lui cerca di capovolgere. Sotto molti aspetti, Cap è un anacronismo nell’attuale mercato dei supereroi.
Questi sono gli anni degli antieroi vendicativi, persone spinte a indossare una calzamaglia da una dolorosa perdita personale che cercano di affrontare attraverso una catarsi, persone che hanno reagito alla propria impotenza abbandonando qualunque rispetto per la vita umana. Di frequente, ricevo lettere da fan che – abituati come sono agli antieroi – non riescono a capire perché Cap non uccida. Alcuni scrivono dicendo: “Perché Cap deve essere così buono?” o “Perché Cap è così codardo?” Apparentemente, nelle menti dei lettori di comics, non voler prendere una vita umana è segno di vigliaccheria. Pur ritenendo che costoro non hanno capito proprio nulla di Cap, cerco sempre di contemplare le loro richieste.
Dunque, vogliono un Cap meno codardo, eh? Come riuscirci senza violare ciò che ha significato il personaggio negli ultimi cinquant’anni? Ehi, potrebbe aver preso delle droghe che… Esatto! Potrei fare investigare a Cap il traffico di droga ed esporlo casualmente a uno stupefacente che ne alteri la personalità e lo faccia diventare cattivo. Feci allora delle ricerche sull’Ice – la droga che si credeva avrebbe soppiantato il crack – e scoprii che aveva gli attributi necessari (grazie al cielo, l’Ice non è mai divenuto così popolare come si temeva). Quindi, se Cap va in giro mezzo scoppiato qualcuno prima o poi dovrà imbattersi in lui. Chi? Il Punitore forse? No, non avrebbe più problemi con lui ora che ha adottato i suoi stessi metodi. E Devil? È sempre stato uno dei miei eroi preferiti, e, per più di un decennio, le sue avventure sono sempre state più urbane, più terra terra, più “di strada” di quelle di Cap. Sì… Devil.
Quando cominciai a pensarci su, trovai anche alcune similitudini tra i cast di supporto dei due eroi che cercai di sviluppare. Così, oltre all’inevitabile scontro Cap/Devil, ho voluto far affrontare alla ragazza di Cap – Diamante – la ex di Devil – la Vedova Nera; al miglior sparring partner di Cap – Crossbones – il migliore di Devil – Bullseye – e alla nemesi di Cap – il Teschio Rosso – quella di Devil – Kingpin. Così scoprii che avevo abbastanza scene da poter accorpare una saga in più puntate!
Questo è perciò quel che vi aspetta nelle pagine seguenti: un’affermazione del personaggio del Capitano grazie a una pericolosa “fuga dalla propria personalità”. Cap un codardo? Mi spiace, ragazzi, vi sbagliate di grosso. Un codardo fugge e, ai giorni nostri, questo è più facile che uccidere. Un eroe sceglie la strada più difficile, quella che afferma ciò che c’è di bello nei valori fondamentali su cui si basa la società americana.”
Da segnalare è che, al termine della vicenda, i Vendicatori riescono a salvare Capitan America dagli effetti nefasti dell’Ice con una trasfusione ematica completa, che comporta anche l’estrazione del siero del super-soldato assunto negli anni ’40. Ritornato in sé, non accetta che il siero gli venga iniettato di nuovo, ben sapendo che questo potrebbe significare la fine di Capitan America. Tuttavia, sembra che il siero si sia autoriprodotto nel suo organismo come una specie di virus. Steve Rogers è però deciso a mettersi alla prova per scoprire se può essere davvero un supereroe contando solo sulle proprie forze. Si scontra quindi proprio con uno dei suoi più letali avversari – Crossbones – sconfiggendolo, anche se con difficoltà. La Leggenda Vivente capisce che Steve Rogers è più importante di qualsiasi siero artificiale, e che nessun altro sarebbe mai potuto diventare Capitan America.
In Captain America 380/382 (dicembre 1990 – febbraio 1991), Diamante viene rapita dai suoi ex colleghi del sindacato criminale noto come Società dei Serpenti. Accusata di avere cospirato ai loro danni flirtando con il nemico (Cap), la bella Rachel Leighton viene condannata a morte dall’assemblea dei Serpenti presieduta dal leader Re Cobra (che ha soppiantato il fondatore Sidewinder). Ed è proprio quest’ultimo a liberarla all’ultimo momento, avendo lei stessa salvatogli la vita in passato. Costui, però, non ha intenzione di togliere dai guai anche Mamba Nero e Aspide, le due amiche di Diamante che hanno architettato la sua fuga. Rachel decide così di farsi aiutare da Capitan America. Lui si mostra interessato a sconfiggere definitivamente i suoi irriducibili nemici, ma non molto disponibile a chiudere un occhio su Mamba Nero e Aspide che, secondo logica, dovrebbero essere giudicate dalla legge al pari del resto della Società dei Serpenti. Arrabbiata per il suo comportamento, Diamante assolda allora il mercenario Paladin per liberare le amiche, ma insieme vengono fermati dall’astuzia di Re Cobra. Ci penserà Capitan America a risolvere la situazione, ma il rapporto con Diamante sembra essersi incrinato…
Captain America 383 del marzo 1991 è un numero celebrativo che festeggia i 50 anni di vita del personaggio. Come già successo ne Le battaglie del bicentenario del 1976, a cui volutamente si ispira, in questo albo Steve si ritrova ad inseguire il viaggiatore temporale noto come Padre Tempo in una dimensione sconosciuta, dove incontra diverse figure leggendarie dell’iconografia popolare americana come Johnny Semedimela, Pecos Bill, John Henry, Paul Bunyan e lo Zio Sam. Ma sembra sia tutto un’allucinazione, perché sotto la maschera di Padre Tempo si cela in realtà Occhio di Falco, incaricato dagli altri Vendicatori di trattenere Steve per consentire loro di organizzare una sorpresa. Infatti, ritornato alla base, Cap trova ad accoglierlo gli amici che festeggiano i suoi “cinquant’anni di vita”!
Captain America Annual 10 del maggio 1991 fa parte di un altro crossover, questa volta con gli speciali annuali di Devil e del Punitore, incentrato sulla figura del barone nazista Wolfgang Von Strucker; mentre sui numeri 385 e 386 ritorna l’organizzazione terroristica dei Cani da Guardia e Cap incrocia nuovamente la sua strada con John Walker, questa volta nei panni di U.S.Agent. Questi due numeri si segnalano come gli ultimi disegnati da Ron Lim.
Nel 1991, per il terzo anno consecutivo, la periodicità di Captain America nei numeri estivi diventa quindicinale. È anche l’occasione per l’esordio del nuovo disegnatore Rik Levins, che rimarrà sulla testata sino al dicembre 1993. Personalmente, ho sempre trovato il suo tratto poco dinamico ma, come si dice, è tutta questione di gusti… La saga presentata sui numeri da 387 a 392 (luglio-settembre 1991) va sotto il nome de Lo stratagemma di Superia. Alla ricerca della scomparsa Diamante, Cap ottiene l’aiuto del mercenario Paladin ed entrambi si ritrovano su una nave da crociera i cui passeggeri sono nientemeno che tutte le supercriminali dell’Universo Marvel (a occhio e croce 300 donne!), radunate dalla misteriosa Superia che desidera imporre il dominio femminile sul mondo, progettando di eliminare o schiavizzare tutti gli uomini. La situazione più “buffa” di tutta la storia si verifica quando Capitan America e Paladin vengono catturati e Superia dichiara la sua intenzione di trasformarli in donne! Comunque, il piano della criminale viene sventato, anche se Superia riesce a fuggire… in attesa del prossimo scontro. Se non altro, al termine della vicenda il rapporto sentimentale tra Steve Rogers e Rachel Leighton/Diamante si ricuce e, negli ultimi tre numeri dell’anno (Captain America 393/395) lei si traferisce a vivere nella base dei Vendicatori.
Da ultimo, una particolare menzione merita una miniserie uscita nei mesi da settembre 1991 a gennaio 1992 che ripercorre gli esordi del Capitano, Adventures of Captain America, scritta dallo sceneggiatore di origine argentina Fabian Nicieza e magistralmente disegnata da Kevin Maguire (tranne il quarto volume, ad opera di Kevin West e Steve Carr), artista ancora oggi celebre per l’espressività dei suoi personaggi – che recitano con grande realismo – e per la meticolosa attenzione ai dettagli di armi e divise.
(continua)
CAPITAN AMERICA ANNI ’40
CAPITAN AMERICA ANNI ’50
CAPITAN AMERICA ANNI ’60
CAPITAN AMERICA ANNI ’70
CAPITAN AMERICA ANNI ’80
CAPITAN AMERICA ANNI ’90
CAPITAN AMERICA ANNI 2000
CAPITAN AMERICA ANNI 2010
CAPITAN AMERICA ANNI 2020
Potrebbe interessarti anche
1969: Il Cap di Steranko
1980/1981: Il Cap di Stern & Byrne
1981/1984: Il Cap di J.M. DeMatteis
La fine degli anni ‘70
