Considerando che la testata porta il titolo “I grandi enigmi etc.”, stavolta l’enigma è proprio capire quale sia il medesimo alla base della storia.
Ad una prima occhiata, di spunti “classici” se ne ritrovano, e non pochi: c’è il Martin collezionista – che neanche indulge eccessivamente nei suoi classici luoghi comuni legati alla mancanza di spazio a casa, ai soldi spesi, e alle eventuali rimostranze di Diana; c’è il Martin cacciatore di tesori, al séguito (volontariamente o meno, come in questo caso) di qualche spedizione in giro per il mondo alla ricerca di manufatti che definire “unici” è sempre riduttivo – in questo caso si parla addirittura del gemello del leggendario diamante Koh-I-Noor; c’è il duo Martin e Java, dove specialmente quest’ultimo si esprime nei ben noti ruoli di amico e compagno di scazzottate – sebbene sia ormai solo una eco dei bei tempi andati in cui il modello “Bud Spencer & Terence Hill” appariva molto più calzante.
C’è poi l’aspetto storico, che si sviluppa narrativamente in parallelo con le vicende ambientate nel presente: in questo caso il duo Lotti & Mainardi ha scovato il cosiddetto “complotto del giorno di Natale”, ordito nel 1915 dai servizi segreti tedeschi in combutta con i ribelli indiani, allo scopo di dare origine a un’insurrezione contro i colonizzatori inglesi.
In aggiunta, ci sono Dee & Kelly, in una delle loro rarissime puntate al di fuori degli speciali, che pure si producono nei loro classici siparietti – pizzicore al naso compreso.
Ci sono quindi tanti e interessanti elementi di riferimento, eppure quello che manca è il necessario, castelliano “mystero”.
La trama procede – rimando dopo rimando ai citati spunti – senza mai mostrare un proprio nerbo, e al solito la (ulteriormente ridotta) foliazione richiede che l’arco psicologico dei comprimari si debba risolvere in qualche modo, cortocircuitandone inevitabilmente lo sviluppo e consegnando di conseguenza al lettore personaggi poco più che stereotipati.
Una nota positiva viene dal comparto grafico, dove il tocco di Marco Foderà conferma la già positiva prova del n.399, stavolta producendosi in molteplici plongées che grav(it)ano su Martin e compagnia, fornendo al lettore una visuale privilegiata che quantomeno lo consola rispetto all’esilità della trama che gli si para davanti.
Poco altro rimane onestamente da dire; risalta in particolare ancora una volta il fatto che, quando personaggi come Dee & Kelly vengono impiegati al di fuori del loro usuale contesto, il loro ruolo – come la loro recitazione – risultano del tutto fuori luogo, neanche lontanamente funzionali allo sviluppo dell’intreccio: nello specifico, qualsiasi altra estemporanea coppia mal assortita di truffatori avrebbe potuto ricoprire il loro minutaggio con eguale efficacia. Lotti & Mainardi hanno voluto omaggiarci con del puro fan service: come però spesso accade, se un autore lavora pensando più al fruitore finale che alla consistenza della storia, il risultato è una scatola invitante, ma relativamente priva di contenuto – e che neanche invoglia a infilarci colpevolmente le mani dentro in cerca di un “guilty pleasure”.
In questo caso rimane il sentore solo del primo termine, ma non del secondo.
