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Martin Mystère n.406 “La rivolta degli abeti di Natale”

Martin e le piante, ma la vogliamo piantare?

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Giudicando dalla copertina e dal solo titolo della storia (“La rivolta degli abeti di Natale”), c’era da aspettarsi una storia decisamente dimenticabile. E invece no, di questa storia ci ricorderemo. Perché è molto peggio di quanto ci aspettassimo.
La presenza di Angie è certamente il campanello di allarme che annuncia una storia “sopra le righe”, così come i disegni di Walter Venturi, che stavolta decide – correttamente – di calcare la mano sui toni grotteschi e farseschi. Ma se poi questa “storia sopra le righe” finisce per prendersi troppo sul serio, ecco, è il segno di qualcosa che non va.
 
Perdonateci lo spoiler, ma già contribuiscono in parte il titolo e la copertina. In questa storia facciamo la conoscenza con abeti alieni senzienti, capaci di controllare gli animali: rendono infatti aggressivi cani, un leopardo delle nevi, orsi e renne (che poi in Canada sarebbero piuttosto dei caribù, ma non sottilizziamo). Abbiamo poi Java che fa da interprete con le piante, perché gli abeti certamente non sono in grado di comunicare con gli (altri) umani ma in compenso li capiscono benissimo, raccolgono le loro informazioni finanziarie e permettono così a Martin di denunciare i cattivi ai federali.

Non c’è altra spiegazione: probabilmente questo episodio fa parte di un esperimento antropologico volto a stabilire quanto si possa scendere in basso prima che i lettori insorgano con i forconi. Perché la sceneggiatura alla fine è pure buona, e il soggetto non ha neppure buchi o incongruenze: è proprio l’idea alla base che chiama in causa l’intelligenza dei lettori, i quali per sottoporsi a questo esperimento antropologico hanno pure speso 4 euro e novanta.

Potremmo, è vero, far finta di niente e ignorare anche questa storia, come già successo troppo spesso nel passato recente di Martin Mystère. Ma no: davanti a questo scempio, neanche pervasi dallo spirito natalizio potremmo essere buoni fino a questo punto.

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