Maxi Nathan Never n.17 “Nemici invisibili”

Nel minimo, il massimo

/
2 mins read

In seguito ad alcune circostanze fortuite ho avuto occasione di rileggere una storia di qualche anno fa di Nathan NeverNemici invisibili, che a oggi risulta l’ultima a firma di Riccardo Secchi per il personaggio. Affidato al pennello tutt’altro che mirabile di Mario Rossi, il racconto è uscito su un autentico refugium peccatorum – il maxi numero 17 – e rappresenta uno spreco sotto molteplici punti di vista.

Certo la storia non ha nulla di fantascientifico, quasi neppure un minimo di scenografia, ma fa parte di quei racconti che sarebbero – anzi: dovrebbero essere – il tessuto connettivo della serie, che mostrano e sviluppano lati in ombra dei personaggi, o semplicemente aprono delle finestre sulle loro vite e i sentimenti: racconti, cioè, che vengono a comporre l’impalcatura muraria portante del mondo narrativo di NN.

La presenza narrativamente determinante di un personaggio allora ancora di recente introduzione, lo psicologo Julius Herschfeld, è in questo senso un meccanismo di sceneggiatura perfetto per questa piccola indagine sull’umano quotidiano che fornisce al lettore la possibilità di specchiare le proprie emozioni, ritrosie e debolezze in quelle di Nathan stesso e di Elania Elmore, che al tempo era il direttore dell’Alfa

Più ancora, il racconto mette in luce aspetti caratteriali inediti del personaggio di Herschfeld, una figura che di rado è stata utilizzata al pieno delle sue potenzialità: lo psicologo dell’Agenzia è indubbiamente un elemento “statico” nell’economia di una serie dove l’azione si presume centrale; eppure il miglior Nathan Never è proprio quello dove l’azione decelera fino ad addensarsi in studio psicologico, sociale, di riflessione politica e culturale. Qui Secchi non fa di Herschfeld il protagonista, ma lo utilizza per innescare sia gli eventi che portano a conclusione la trama principale – un robusto plot a uso di un thriller finanziario con complottone allegato – sia alcune dinamiche del rapporto tra Nathan ed Elania (che poi, sappiamo, finirà come finirà… e per la qual cosa, caro Bepi Vigna, per dirla con le parole immortali del marchese Onofrio del Grillo nel corso del suo colloquio con l’ebanista Aronne Piperno “posso essere ancora un po’ incazzato con te?“).

Accennavo prima al comparto grafico: purtroppo le fisionomie legnose, squadrate, spesso troppo schematiche di Mario Rossi lasciano quasi l’intero carico della visualizzazione dei sentimenti ed emozioni dei personaggi ai testi di Secchi, e in un fumetto questo è un handicap chiaramente decisivo. I disegni risultano statici oltre modo, le posture ingessate e le anatomie meccaniche e poco naturali. Con disegni più fluidi e leggibili, con volti da cui le emozioni trasparissero con naturalezza e non come i personaggi fossero in posa, la storia sarebbe emersa con riguardo a quelle sottigliezze che il lettore intuisce nel testo, ma che intuisce rallentando la lettura e in qualche modo spezzettando il ritmo narrativo e la propria attenzione.

Allo stato è presumibile che questo albo abbia concluso l’apporto di Riccardo Secchi alla testata, confermando che dopo il Nathan di Michele Medda (che è una sorta di “interpretazione autentica” del personaggio e del suo mondo) ma più di quello dell’Alberto Ostini di un tempo, è la sua visione ad averci dato alcuni dei racconti più interessanti.

Ultimi Articoli Blog