Dampyr: le origini, le colpe dei padri, la guerra e la pace

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Festeggiati i vent’anni di storia editoriale è arrivato il momento, anche per Dampyr e Boselli, di fare il punto sulla strada fino ad ora percorsa e decidere come proseguire.

Quando ci si cimenta in lavori come questi, che siano recap o riflessioni sulla propria storia editoriale, è inevitabile che il pubblico di riferimento sia duplice: da un lato i lettori occasionali per i quali questa mini potrebbe essere una sorta di Bignami, per quanto limitato e parziale, delle origini del trio Harlan&Co; dall’altro gli storici appassionati della testata, che in queste occasioni cercano nuovi spunti e nuovi tasselli a quanto (tanto) già fino ad ora narrato.

Recap e restart

C’è chi cambia copertinista, chi si fa crescere la barba, chi le basette
Ogni personaggio necessita di un punto di svolta che sia poi punto di partenza.
Per alcuni è meramente simbolico, per altri è straniante. Per Dampyr forse lo sarà questa mini serie.
Di certo la continuity serrata e complessa di Dampyr, come detto, complica non poco il lavoro di Boselli. Questi, negli anni, ha imbastito veri e propri cicli narrativi dedicati, di volta in volta, ad epoche e periodi storici o a specifici autori ed ai loro mostri. Tutte queste saghe, durante gli anni, hanno contribuito a delineare un mondo (più di uno in realtà) ed un contesto decisamente complesso ed articolato.
Districarsi fra universi paralleli, epoche storiche, nemici ricorrenti e scontri epocali accorsi in 265 albi, è impresa complessa. La pagina Wikipedia dedicata al personaggio, ad esempio, è appena una mini guida essenziale, seppure ben strutturata, di quanto narrato dal 2000 ad oggi.

Ed ecco che Mauro Boselli, in questo mini ciclo, prova non tanto a dare risposte, quanto a fermare dei concetti: fermare dei paletti da cui, nei prossimi anni, imbastire nuove storie e nuove dinamiche.

Eravamo quattro amici al bar

Andiamo per punti: Nikolaus, Caleb Lost, Draka e poi anche Harlan si incontrano al Ruscello del Diavolo e si confessano passato, amicizia ed intenti.

Nel primo albo ritroviamo un breve excursus sulle motivazioni che hanno portato Draka padre alla scelta di generare un Dampyr. Molte delle vicende raccontate, come anticipato in premessa, le sapevamo già. Vi si aggiungono piccoli dettagli è vero, ma a conti fatti è poca roba. Di base la novità sta nella giustificazione delle azioni che il Super Vampiro concede ad amici e parenti. L’atmosfera conviviale dà l’occasione a Boselli per “bonificare” il maestro della notte (invero già abbastanza redento) ponendo le basi per una definitiva riconciliazione col figlio prodigo.
La storia rimane quindi un lungo riassunto di quanto già sapevamo, più una piccola appendice che liquida, brevemente, anche la prima adolescenza di Harlan.

Con “Ritorno a Yorvolak” e “Zona di guerra”, il secondo ed il terzo capitolo del mini ciclo, troviamo Harlan che, più grande, trasferitosi a Londra, tenta in tutti i modi di fuggire dalla sua natura di Dampyr ignorandola anche quando i vampiri finiscono per sbattergli (letteralmente) addosso. Ma per quanto Harlan si rifiuti di accettare la sua natura questa lo riporta, con prepotenza, a casa in Jugoslavia rievocando con piacere quanto già letto sul primo e sul secondo numero della serie

In questi due albi riviviamo lo scontro, l’incontro e la nascita del trio così come lo conosciamo oggi.
Anche qui nulla di nuovo.
Eppure, sapendo cosa sono oggi questi tre avventurieri, fa piacere godere della lettura dell’albo, tornare in Jugoslavia, rincontrare vecchi amici e vedere sconfitti antichi nemici. Amarcord quindi, semplice ed essenziale.

L’ultimo atto: “Sangue stregato”, conclude la vicenda di Harlan&Co e dà spazio (pochissimo in realtà) anche all’Amesha per il suo breve riassunto che riprende quanto già narrato ne Il viaggio dei folli.

Un punto di partenza ed una promessa per il futuro

Come detto poche novità e tanti riassuntoni, poco altro, ma ben fatto.
Certo, se questa fosse la sceneggiatura del film su Dampyr (che prima o poi vedremo?) non sarebbe affatto male.
Di base quello che rimane, oltre la consueta piacevole lettura è l’affascinante carrellata di ottimi disegni di quegli autori che più hanno caratterizzato il personaggio, il nostalgico ritorno a Yorvolak, e la consapevolezza che da qui si può ripartire con la promessa/speranza che Boselli non si areni sui medesimi cicli e ricicli per i prossimi vent’anni.

I lettori occasionali invece saranno felici di leggere un’unica e lunga storia che si auto conclude e che pone delle interessanti basi per il proseguo della testata ma che sopratutto non necessita del solito corposo background imposto dalla serie per essere goduto e compreso. Questo anzi, viene riassunto nel mezzo della mini semplificando ancora di più al lettore la fruizione della storia pur conservando un po’ di fatica nel comprendere, in particolare nella parte finale della storia, quale sia il piano di Draka senior.

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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