C’è Rania e Rania

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Breve analisi di Dylan Dog n.414 “Giochi Innocenti”

Il sergente Rania Rakim e l’ispettore Tyron Carpenter sono stati introdotti nelle fasi immediatamente precedenti al cosiddetto “ciclo della meteora” per puntellare un quadro narrativo che si era deciso dovesse capitolare in una maniera ben precisa: conseguentemente, il loro peso specifico tra i comprimari dell’Indagatore dell’Incubo è risultato inevitabilmente limitato.

In questa nuova incarnazione dell’eroe eponimo della testata – il quale, va ricordato, non rappresenta un reboot, né un sequel, ma un personaggio “altro” che solo casualmente continua a portare lo stesso nome di prima, e i cui albi continuano la numerazione iniziata nel 1986 – la tabula rasa di partenza mette tutti sullo stesso piano.
Ecco quindi che il passato di Rania emerge a seguito dell’improvvisa scomparsa della figlia di una sua cara amica.

Da qui si dipana una vicenda che la penna della Barbato riesce a sviluppare da par suo, senza dover necessariamente ricordare al lettore se siamo pre- o post-meteora. Martinello, dall’altra parte, si dimostra come uno dei disegnatori della testata meglio capaci di sintonizzarsi con le vertigini bizantine dei testi, restituendoci ancora una volta immaginari

diabolicamente onirici e spaventosamente tridimensionali.

In tutto questo, viene introdotto un possibile tassello di uno scenario molto più grande, che a ben vedere non è altro che una nuova interpretazione (e sempre da parte della Barbato, basti vedere i num. 210 e 221) dell’inestricabile connessione tra l’Indagatore e l’Incubo.

Siamo però su una nuova scacchiera, molte caselle della quale non sono ancora state mostrate. Il preambolo offerto da “Giochi innocenti” è di certo un buon invito al lettore a continuare la sua indagine.

Da sempre convinto sostenitore della massima mysteriana "L'importante non è sapere le cose, ma fare finta di averle sempre sapute"

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