Topolino 3670 - Come nasce il pensiero magico

Come nasce il pensiero magico

Topolino, Pippo e la caccia agli alieni su Topolino 3670

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È ancora possibile scrivere un raccontino divertente alla sestisesquipedalmilionesima storiella sull’ennesima mania bislacca del nostro Pippo? Ovviamente sì… ma a patto di: saper stuzzicare le aspettative del lettore; irretirlo con il corretto ritmo descrittivo ed espositivo che immetta adrenalina e crei le giuste situazioni comiche; blandirne l’occhio con un disegno accattivante e dinamico; carpirne la complicità attirandolo nel gioco del meccanismo narrativo; e più in generale allettandolo con una garbata e affettuosa ironia, tuttavia non disgiunta da una puntina di più velenoso sarcasmo.
Di questa necessaria ironia si mostra sicuro possessore Fabrizio Petrossi, autore unico di Topolino, Pippo e la caccia agli alieni; così come egli palesa bene di saper dosare con accortezza gli elementi sunnominati.
 
E dunque come nasce una mania, od ossessione che dir si voglia? Come sorge una psicosi a strutturare il pensiero magico che ci fa credere che il Grande Cocomero questa volta è apparso sul serio nel più sincero orto di cocomeri del vicinato?
Facendo uso del più adatto strumento messogli a disposizione dal  ricco kit da lavoro disneyano (quella scheggia di tenera e lunare follia poetica che risponde al nome di Pippo), Petrossi ce ne fornisce una dimostrazione da manuale, alla quale la brevità della storia e l’intrinseco umorismo dell’universo disneyano non tolgono rigore, e che anzi risalta maggiormente grazie alla precisione “chirurgica” con cui l’autore ne illustra genesi e sviluppo nell’arco di una sceneggiatura concisa e tuttavia ben narrativamente densa.
 
È così che, dall’innesco del milionesimo improbabile pro-prozio pippide, l’autore ci immerge in un viaggio nei pensieri via via più bizzarri e allucinati di Pippo, sempre più fissato con la prospettiva di un’imminente invasione aliena – anzi corrente, pienamente in atto. Tra una situazione assurda e uno sketch da commedia degli equivoci, tra capitomboli e tecnologie pippiche da guerra fantascientifica si dipana una narrazione che strappa il sorriso per l’efficacia dei suoi ingranaggi narrativi; ma ancor di più lascia ammirati per l’accuratezza con la quale viene rappresentata la psicologia di Pippo – e per come, attraverso la naturale coerenza del personaggio con il fenomeno illustrato, l’autore costruisce un racconto che al di sotto della superficie disneyana è non di meno la cronaca realistica di una psicosi.

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