Convegno Lucca 27 marzo 2026 - Il fumetto tra memoria ed educazione

Il Fumetto per conquistare il tempo

Approfondimento sul Convegno “SINCE 1966: BACK TO THE THEATRE – Il fumetto tra memoria ed educazione” a Lucca Collezionando (27 marzo 2026)

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Occorre partire da una frase interessante pronunciata da Emanuele Vietina (Direttore Generale di Lucca Crea), quasi a chiosa del suo intervento introduttivo all’evento che si è tenuto il 27 marzo scorso – come “anteprima” a Lucca Collezionando – nel Ridotto del Teatro del Giglio di Lucca: <<Il fumetto per conquistare il tempo>>.

Proprio il luogo e il titolo del convegno riguardano la conquista del tempo: siamo a Lucca, nella sala storica al secondo piano del Teatro del Giglio, quella stessa sala dove nel 1966 partì quell’avventura — all’epoca pionieristica — che è diventata oggi Lucca Comics and Games. Esercitare la memoria e coltivare l’educazione, lo studio e l’analisi della Nona Arte. Il tutto, creando una sorta di roadmap e un’unità d’intenti per abbinare la multidisciplinarietà del mondo del fumetto, dell’arte e delle accademie facendo rete con gli esperti del settore, con i giovani che si affacciano a un fenomeno culturale che piano piano, a piccoli passi, viene considerato finalmente un qualcosa di più importante della semplice sfera ludica (anche se questa resta un aspetto da non sottovalutare). Trovare magari un soggetto giuridico che unisca il tutto, e – come sostiene Vietina – anche riportare Il Museo Internazionale del Fumetto a Lucca.

Quindi memoria, studio e crossmedialità. È questo il perimetro d’azione di questo convegno, definito come il primo di tanti altri, che come dicevamo si è svolto proprio alla vigilia dell’edizione primaverile di Lucca Collezionando e alla manovra di avvicinamento verso l’edizione numero 60 di Lucca Comics & Games, in programma ad ottobre.

Gianni Bono – Nascita del fumetto nella stampa periodica

Storico del fumetto e ideatore del convegno, non poteva mancare Gianni Bono. Proprio partendo dalla memoria, dall’esercizio di ricordare il fenomeno culturale come il fumetto (perché si, di cultura stiamo parlando), il primo intervento del convegno ha caratterizzato un argomento se vogliamo di nicchia ma da cui non si può prescindere quando ci si approccia al mondo della Nona Arte e delle sue origini. I quotidiani e le storie americane di Outcalt: Yellow Kid e quel modo strano di scrivere le storie a fumetti, dove tra il 1894 e il 1898 è protagonista questo piccolo bambino con il grembiule giallo con la testa rasata (non pelato, ci tiene a precisare Bono, a dispetto di molti errori mantenuti nel tempo).

Il materiale che porta Bono nella sua conferenza è anche di archivio: impossibile non emozionarsi di fronte alle slide che narrano l’avventura del mondo creato anche da Hearts e dal suo sindacato (King Featuring Syndacate) che riporta la memoria agli albori delle strisce fumettistiche statunitensi.

Molti gli aneddoti, sia accademici che di livello collezionistico.

Dal successo di Yellow Kid, si passa poi anche al fumetto in Italia: e anche qui abbiamo alcune chicche portate da Gianni Bono. Un esempio su tutti:  se molti pensano che Yellow Kid non venne mai pubblicato in Italia, deve ricredersi perché nel 1901 su “Il Novellino” arriva Bebè (questa la traduzione del personaggio di Outcalt), una storia breve di una tavola, dove la traduzione italiana smonta completamente l’efficace scambio di dialogo che in origine Yellow Kid tiene con un fonografo, riducendo il tutto ad una sola battuta (e questo ci fa capire anche com’era all’epoca il livello culturale italiano di traduzione dell’inglese), fra l’altro fuori da ogni contesto: “Caterina, portami del caffè”.

Bono ha continuato la sua carrellata di nozioni didattiche, approfondendo non solo il mondo della distribuzione delle storie a strisce americane, ma anche l’arrivo del fumetto in Italia con il Corriere dei Piccoli (inserto del Corriere della Sera), creazione di Paola Lombroso che, come donna, all’epoca è totalmente oscurata, tant’è – come precisa anche Bono stesso – che è costretta a non presentarsi nella redazione del giornale.

E poi l’importanza dei Giornali della sera degli anni ‘50, così definiti, che uscivano di pomeriggio e che consentivano di pubblicare una serie di storie a fumetti made in USA, sconosciute ai lettori italiani fino a quel periodo.

Luca Raffaelli – “La Repubblica” e il boom dei collaterali

C’è stato un periodo, negli ultimi trent’anni, in cui il fumetto è stato veicolato anche dai cosiddetti collaterali in edicola. Luca Raffaelli, pubblicista nonché critico di fumetti, illustra questa epoca fin dall’inizio. Fu proprio il quotidiano La Repubblica a investire tantissimo su questa formula editoriale: fin dal 1997 con il MEGAzine (all’epoca a cura di figure come Gianni Bono, Tito Faraci e altri) dove venivano pubblicate storie Disney inedite create da artisti italiani.
Ma il focus di Raffaelli ripercorre anche l’impresa entrata di diritto come una delle migliori collane dedicate al fumetto degli ultimi venticinque anni. Nel 2003, precisamente il 23 febbraio, venne annunciata sul quotidiano La Repubblica l’uscita di una nuova collana: I Classici del Fumetto. Un qualcosa che oggi rappresenta un prodotto cult, di riferimento del genere. 

Sì, perché un passaggio non viene spesso riportato durante gli approfondimenti storici dedicati al fumetto in Italia: se nel 1965 nasceva Linus, se fino a tutti gli anni 70-80 Il Corriere dei Piccoli fece tendenza, fu durante gli anni ’90 che queste riviste persero fortemente il loro appeal. Ecco perché, come ricorda lo stesso Raffelli, l’incontro tra Panini e Repubblica fu lungimirante al fine di riportare in edicola un collaterale settimanale dedicato ai fumetti storici nazionali e non solo.

Il n.1, uscito pochi giorni dopo l’annuncio — era il 25 febbraio 2003 — e dedicato al Corto Maltese di Hugo Pratt è forse il collaterale maggiormente stampato in numero di copie nella storia dell’editoria. Un progetto che ha avvicinato gli appassionati, che magari percepivano agli inizi del 2000 il fumetto come un qualcosa di nicchia e che finalmente lo trovavano in edicola in edizione pregiata, con tanto di apparati introduttivi a cura dello stesso Raffaelli. Un’opera prevista originariamente in 30 uscite, che poi diventarono 60. A questa si affianca nel 2004 I Classici del Fumetto Serie Oro, con formato più grande (anche per dare maggior slancio e dignità a certi formati come i prodotti Marvel) che andò avanti per ben 65 volumi.

Infine, Raffaelli ha chiuso il suo intervento con il collaterale, sempre targato La Repubblica, più importante e maggiormente venduto: nel 2007 debutta la Collezione Storica A Colori di Tex. Un successo incredibile che portò lo stesso Sergio Bonelli — in sede di progettazione della serie — a convincersi nel pubblicare finalmente il ranger più famoso del fumetto occidentale nientemeno che a colori.

Giorgio Farabegoli – Da Bordighera al Teatro del Giglio, le prime edizioni del Salone Internazionale dei Comics

L’anello di congiunzione del convegno del 27 marzo è proprio il ritorno al Teatro del Giglio, il ritorno alla prima Lucca avvenuta nel 1966 proprio nella sala del presente convegno. Ma c’è un pregresso, che è stato ben illustrato dal ricercatore Giorgio Farabegoli che, nel suo intervento, è partito da un periodo d’oro in Italia sul piano culturale, di discussione, di nuovi punti di vista: il fumetto inizia ad essere preso sul serio, non più mezzo di comunicazione per i più piccoli, non solo “giornalini” o “giornaletti”. Il tutto avvenne nei primissimi anni ’60. Alcune date sono fondamentali e ben illustrate da Farabegoli: nel 1961 esce la prima Enciclopedia del fumetto (Fumetti) ad opera di Carlo della Corte; nel 1962/1963 escono i primi saggi dedicati al fumetto —inteso come fenomeno culturale — ad opera di Umberto Eco; nel novembre 1964 nasce l’idea di creare il primo Salone Internazionale del Fumetto, che poi si terrà nel 1965 a Bordighera e che il fautore Renato Calisi denominerà COMICS. E proprio nel 1965 il primo Salone diventa fenomeno sociologico e culturale che inizia ad essere studiato. Il 1965 è inoltre l’anno della nascita della prima rivista dedicata ai fumetti corredata anche da testi redazionali in tema: LINUS.
Fa impressione, ripercorrendo la storia ben illustrata da Giorgio Farabegoli, pensare che lo stesso Calisi definì l’annata 1965 come “L’anno zero del movimento di revival dei fumetti”. Fa impressione anche ricordare che la lungimiranza del Comune di Bordighera si fermò solo all’anno 1965, tanto che dopo la prima edizione l’amministrazione locale non rinnovò la possibilità di fare il bis… e qui si inserisce Lucca: nel 1966, infatti, la seconda edizione del Salone Internazionale del Fumetto si tenne al Teatro del Giglio e il resto è storia. Anzi, leggenda.

Annalisa Rossi – Conservare la Memoria

Il titolo del convegno recita: “Il fumetto tra memoria ed educazione”. Con Annalisa Rossi (Soprintendente archivista del Veneto e del Trentino – Alto Adige) vengono trattate quelle tematiche inerenti ad un settore in apparenza scollegato a quello del fumetto (magari per i malpensanti): la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Invece è proprio un argomento che ha a che vedere con il collezionista in senso stretto e con l’importanza culturale della Nona Arte nel nostro paese.
Come si salva il patrimonio delle nuvole parlanti?
Ciò ha a che vedere con la tutela e la valorizzazione, principi sanciti dal codice dei beni culturali, cui ci si deve riferire se si affronta cultura, salvaguardia della memoria e fumetto come patrimonio culturale. Due principi, come ben riportato dalla Soprintendente Rossi, utili per attivare e riattivare continuamente la memoria. Non è un caso se si torna a questa parola, facente parte – come detto – del titolo del convegno lucchese.
Un esercizio continuo e un ‘attività davvero delicata quella della soprintendenza, tenuto conto anche del fatto che quando ci si rapporta con il fumetto e con la sua salvaguardia non possiamo non citare gli archivi dei fumetti, che spesso e volentieri sono lasciti di storici, collezionisti, esperti del settore, autori. Gli archivi non sono altro che fondi di persone come teatro della domiciliazione della relazione tra autore – lettore – universi e contesti di riferimento. In pratica: l’essenza del fumetto.
L’esempio portato dalla Rossi al convegno è quello dell’archivio di uno dei protagonisti della storia del fumetto italiano e non solo un pozzo di sapere onnisciente: l’archivio di Alfredo Castelli, riconosciuto nel dicembre 2025 come “archivio di interesse storico” dalla Soprintendenza.

Giacomo Pacchioni – Fumetti e filatelia: francobolli come linguaggio e strumento didattico

In apparenza due mondi diversi, ma in concreto due universi che si guardano, talvolta intersecandosi: il fumetto e i francobolli. Interessante l’intervento di Giacomo Pacchioni, Responsabile marketing della Filatelia di Poste Italiane, che incentra il suo intervento proprio sulla potenza del francobollo come vettore di messaggi e strumenti didattici.

È un viaggio che parte da lontano quello dedicato al francobollo e alla sua vicinanza con il mondo del fumetto. Anzitutto entrambi i mezzi di comunicazione sono linguaggi molto popolari che raccontano delle storie. Inoltre, il mondo dei collezionisti di fumetti e di francobolli esige un rigore ferreo, talvolta ai limiti del parossismo, che davvero avvicina i due mondi.
Pacchioni descrive inoltre l’attività di Poste Italiane, concentrandosi anche sulla potenza del francobollo per i più piccoli: ancora oggi ci sono progetti didattici che utilizzano il francobollo all’interno delle scuole, ai fini della lettura, del collezionismo e della scrittura.

Impossibile non rammentare la figura di Gastone Rizzo, celebrato da Poste con un francobollo apposito: si tratta dell’uomo che inventò l’insegnamento didattico attraverso il francobollo, creando poi il club “Franco Bollino”, il più importante e il più grande fan club al mondo della filatelia che nel 1964 superò i 150.000 iscritti.
Infine vengono ripercorse le emissioni di Poste legate ai personaggi dei fumetti, a riprova dell’importanza e del riconoscimento della Nona Arte come prodotto culturale italiano. Si parte nel 1996 con le prime emissioni, una dedicata a Tex e una a Corto Maltese, passando poi a Diabolik per arrivare a Topolino e Paperino disegnati da Cavazzano. Interessanti anche i cenni alla celebrazione della Pimpa e alla striscia di Zerocalcare dedicata alla giornata della scrittura, che nel 2014 riscosse un successo clamoroso.

Cristiano Catalini – Per una didattica a fumetti

Si parla di fumetti e di memoria, ma anche di giovani. È ormai una tendenza sempre più diffusa quella di portare la Nona Arte sui banchi di scuola, attraverso progetti condivisi oltre l’intrattenimento. Con Cristiano Catalini, penultimo relatore della giornata, sono state analizzate quelle caratteristiche che vedono il fumetto all’interno del settore della didattica per competenze. Si tratta di una metodologia finalizzata a inserire il fumetto nel tema. Un po’ come quando leggiamo un albo a fumetti: siamo noi ad essere parte attiva immaginandoci ciò che vediamo in movimento.

La didattica per competenze, ci racconta Catalini, può essere una svolta all’interno dell’insegnamento scolastico, al punto da avvicinare i più piccoli alla Nona Arte. Quattro sono i punti principali di questo tipo di apprendimento: 1) situato: fumetto come artefatto culturale che penetra attraverso un approccio narrativo situando l’apprendimento in contesti reali come i laboratori di gruppo; 2) distribuito: il fumetto come prognosi cognitiva. Il sapere non è un file salvato in un singolo cervello ma una rete permeabile e a maglie larghe pronta a raccogliere tutte le informazioni; 3) attivo: il lettore al centro del processo cognitivo; 4) sociale: è fondamentale che il fumetto funga da mediatore culturale.
Con i laboratori di gruppo incentrati sul fumetto, ecco che la Nona Arte porta quell’interesse nei più piccoli, che consideriamo quasi un qualcosa di inesistente ma che invece c’è, esiste ed è anche vivo. Basta saperlo trovare.

Davide Barzi – Grandi eroi e il passaggio generazionale

La fine del convengo ha visto protagonista il Direttore editoriale di Edizioni If, Davide Barzi.
La tematica è tra le più delicate e comporta una presa di coscienza collettiva, cosa non semplice da fare ma doverosa: altrimenti il rischio è quello di finire per parlare di fumetti solo con gli addetti ai lavori all’interno di una bolla pseudoreale, dimenticandoci dei più piccoli che poi sono i lettori di domani.
Come viene visto il fumetto oggi dalle giovani generazioni? È un genere? È un formato?

Ciò che Barzi afferma è un dato di fatto che ormai si percepisce sempre di più: esiste uno scollamento rispetto al lettore tipico del passato rispetto al lettore di oggi. Magari un tempo ognuno, a casa sua, aveva la collezione di Tex o quella di Diabolik, oppure le strisce del Grande Blek. E magari tutto questo è sempre stato associato a qualcosa di assodato: il formato. C’è il bonellide, c’è il tascabile, c’è la striscia.

Oggi non è più così. Non solo è cambiato il tipo di concezione di fumetto per i più giovani, ma anche il modo di acquistarli: le edicole rischiano l’estinzione. Quel luogo magico, i viaggi per recarvisi, la ritualità di un’uscita mensile, un luogo di ritrovo e di confronto. È innegabile che tutto questo ci sta scomparendo sotto gli occhi e la tendenza ormai ha intrapreso una china difficilmente recuperabile.

L’esempio più calzante, riportato da Barzi, in merito a un prodotto tendente ad avvicinarsi ai gusti dei giovani lettori è stato il grande lavoro targato If per la collana Tra le Nuvole: un’operazione intelligente che cerca di mediare un patrimonio culturale storico incredibile del passato fumettistico italiano (ecco che torna l’esercizio della memoria) anche verso le nuove generazioni di fumettofili. Il tutto senza snaturare queste icone: si va da un Blek versione preadolescenziale, a L’Inafferrabile Eva passando per una rivisitazione de Gli Aristocratici di Alfredo Castelli diventati Jean e la sua banda, finendo con Max odia la magia, rivisitazione de Il Maestro di Mino Milani.

Sono esempi di prodotti che, nonostante il mantenimento di una certa tradizione per il passato, indubbiamente fanno un salto verso il cambiamento e i gusti dei più giovani. Ciò che Barzi alla fine ci fa capire è che i buoni personaggi possono essere declinati per qualsiasi target. È un dovere iniziare ad intraprendere questo approccio e non c’è miglior luogo di Lucca e del suo Teatro del Giglio per farlo. Dove tutto ebbe inizio sessant’anni fa.

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