Il Piccolo Ranger n.75 “Lo spettro dello stagno”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Ogni tanto il mio amico Butch Walts si fa vivo, sempre nella sua modalità saccentina da “grillo pedante”… Stavolta ha avuto da obiettare sul fatto che, in questa sezione della rubrica Anni 70 dedicata ai fumetti Bonelli (ad esclusione di Tex e Zagor, che hanno sezioni apposite), non mi sono occupato del Piccolo Ranger di Andrea Lavezzolo, al grido di “Hai parlato – anche se male – perfino di Akim!!!”

E va beh, voglio dargli retta e quindi ho ripescato dalla mia memoria uno dei pochi albi che lessi una cinquantina d’anni fa, invece di limitarmi ad ammirare – come spesso mi succedeva – una bella copertina di Franco Donatelli e poi richiudere l’albo dopo aver visto i disegni di Francesco Gamba, un artista che non riuscivo proprio ad apprezzare (né, d’altronde, apprezzavo gli “eroi ragazzini”, come spiegavo quando ho parlato del Ragazzo nel Far West). Naturalmente ero stato attratto dal titolo e dalla tematica soprannaturale, ma anche dal fatto che – per una volta – Kit Teller non era al forte, attorniato dai soliti comprimari della serie, bensì addirittura in Irlanda e insieme a suo padre

Certo, il fatto di dovermi accontentare del riassunto delle puntate precedenti (l’avventura iniziava addirittura nelle ultimissime pagine del n.73) non era il massimo per apprezzare appieno la storia, che si sviluppava secondo i più classici cliché del genere: un’imprevista eredità (destinata ai Teller) al centro di un misterioso complotto, un castello con i passaggi segreti d’ordinanza, un fantasma che camminava sulle acque di uno stagno vicino (e poi addirittura un pipistrello gigantesco), un tesoro nascosto da scoprire in base a vaghi indizi… Lo so, talvolta abuso della parola “feuilleton” ma gli ingredienti c’erano davvero tutti, anche se purtroppo mancava quello principale: il pathos.

Terminai quindi la mia lettura senza il minimo stimolo a procurarmi l’albo successivo (nonostante la nuova, attraente copertina). Scoprii solo molti anni dopo che l’avventura terminava con la spiegazione razionale di tutti gli elementi “soprannaturali”, la scoperta che il tesoro era stato trafugato e il ritorno dei ranger in America. Fine delle trasmissioni.

PS: come mi segnala il mio amico Butch, dopo l’abbandono di Lavezzolo le trame avrebbero “svoltato” verso altre tematiche e sarebbero apparsi robot, mostri preistorici, extraterrestri… OK, ne parlerò in una prossima occasione.

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