All’interno della panoramica editoriale che ho dedicato alla testata-contenitore Collana Rodeo (di cui potete leggere qui la prima parte e qui la seconda), ha suscitato curiosità il mio veloce accenno ai brevi fill-in che, in una decina di albi, erano stati inseriti per completare la consueta foliazione: l’elenco completo di tali fumetti è consultabile qui.
Due storie in particolare – composte da 12 pagine ciascuna – avevano generato l’interesse dei lettori zagoriani, visto che erano state firmate da una ben nota coppia di autori dello Spirito con la Scure, Guido Nolitta & Franco Donatelli: si tratta di Anubi, apparsa in appendice del n.11 (Texas, secondo e conclusivo episodio dell’inedito Rick Master) e di Voudou, nel n.21 (La foresta in fiamme, secondo episodio della ristampa del Sergente York).
Fin dai titoli, c’erano ben pochi dubbi sulle rispettive trame: Anubi era certamente legata alle maledizioni degli antichi Egizi, mentre Voudou (con la grafia alla francese, diversamente dalle consuete versioni “vudu”, “vudù” o “voodoo”) poteva riguardare soltanto gli zombi, probabilmente ad Haiti.
Si trattava però, fino a quindici anni fa, di semplici ipotesi tranne, naturalmente, per chi – a fine anni ’60 – era riuscito a leggere quegli albi della Collana Rodeo. Nel 2011, però (nell’àmbito dei festeggiamenti a Riminicomix per i cinquant’anni di Zagor), queste due brevi storie sono state raccolte in uno snello fascicolo curato da Fumo di China, che conteneva anche alcuni brevissimi “fuoriserie” zagoriani apparsi in varie occasioni.
Gli appassionati, quindi, sono finalmente riusciti a leggere questi “due brevi inediti, dal taglio spiccatamente umoristico, confezionati da Nolitta e Donatelli”, come da descrizione – un po’ sbrigativa – apparsa nel saggio Tutto Bonelli 1941-1979. Se gli archeologi che “sfidano” la maledizione di Anubi finiscono infatti in manicomio, ma con un finale grottesco che ben si abbina al tono leggero della trama, ben più drammatico è lo svolgimento della seconda storia (sacrifici umani, uccisioni, maledizioni implacabili), che termina tragicamente con il “suicidio” del protagonista: in questo caso, di leggero c’è solo lo stile usato nella striscia finale di Donatelli, con i suonatori haitiani che ridacchiano beffardamente.
Secondo Moreno Burattini, nell’editoriale a corredo delle storie ristampate, Nolitta si era probabilmente ispirato alle horror stories di “Creepy” e di altri comic books statunitensi (quelle raccolte, per capirsi, pubblicate in Italia negli Oscar Mondadori con “Zio Tibia” nel titolo). E quasi certamente andò proprio così, nella necessità – per lo sceneggiatore/editore – di sfornare due fill-in a tamburo battente potendo contare sulla professionalità e la “sveltezza” del disegnatore. Il risultato finale, tutto sommato, fu più che dignitoso.
L’AVVENTURA EDITORIALE DELLA COLLANA RODEO – PARTE I
L’AVVENTURA EDITORIALE DELLA COLLANA RODEO – PARTE II
