Come pubblicare il nuovo fumetto di Gino D’Antonio, dedicato alla storia del West?
Questa era la domanda che l’editore Sergio Bonelli si poneva nel 1967, quando l’ipotesi iniziale di pubblicarlo nel cosiddetto formato “Albo D’Oro” (32 pagine più 4 di copertina: 24 dedicate al fumetto e le altre contenenti articoli divulgativi) era naufragata per vari motivi, nonostante l’annuncio dato a maggio 1965 sulle pagine del numero 55 di Tex: “Una documentata ed affascinante rievocazione dell’avventurosa vita del selvaggio ovest americano. 36 grandi pagine in bianco e nero e a colori a lire 100”.
Dopo aver approvato il progetto in quei termini, Bonelli ci aveva ripensato chiedendo a D’Antonio di produrre albi più tradizionali di tipo “bonelliano” – 16×21 cm, 96 pagine – anche a causa dell’insuccesso di altre collane pubblicate nel formato Albo D’Oro e dello scarso gradimento riscontrato dai primi numeri della serie sul mercato anglosassone, dove erano stati pubblicati dalla Fleetway.
D’Antonio, in realtà, non fu subito attratto dalla proposta dell’editore, soprattutto per la mole di lavoro richiesta: produrre 96 pagine al mese mantenendo elevati standard di qualità gli sembrava impossibile.
Si tornava quindi alla domanda iniziale: quale poteva essere la soluzione?
Presto detto: lanciare una nuova “collana-contenitore”, denominata Collana Rodeo, che affiancasse albi inediti ad altri in cui venivano ristampati fumetti usciti originariamente nel formato a striscia, come già succedeva nella collana Zenith Gigante (già arrivata alla seconda serie e monopolizzata, da metà 1965 in poi, dalla ristampa delle strisce di Zagor). Con questo espediente, D’Antonio e gli altri disegnatori dello staff – Renato Polese e Sergio Tarquinio, dopo alcuni iniziali contributi sporadici di Renzo Calegari e di Giorgio Trevisan – avrebbero avuto più tempo a disposizione per completare gli albi senza l’assillo della frequenza mensile da rispettare, mentre i lettori avrebbero potuto (ri)leggere nel frattempo molti fumetti scritti da Gianluigi Bonelli e (in piccola parte) da Roy D’Amy, disegnati da grandi artisti del panorama italiano.
La Collana Rodeo debuttò quindi in edicola a giugno 1967, per le Edizioni Araldo (la casa editrice bonelliana cambiò denominazione due anni più tardi, diventando Editoriale Cepim). I primi 5 numeri furono tutti dedicati alla neonata Storia del West, adattando – nei primi 3 albi – le storie già pronte e originariamente concepite per gli albetti da 36 pagine.
Nel numero 6 iniziò il primo dei fumetti ristampati: Lobo Kid, un tipico western firmato GLB per i disegni di Loredano Ugolini (sì, proprio quello di Billy Bis, Cristall e tanti altri classici del fumetto italiano), originariamente apparso in appendice agli albi della Collana Araldo-Furio tra il 1964 e il 1965. Le avventure di Lobo Kid continuavano e terminavano nel numero 7, con un epilogo inedito scritto da Franco Verozzi. Le copertine di entrambi gli albi erano invece di Franco Bignotti, vero e proprio jolly-factotum della casa editrice.
Il numero 8 fu invece riservato a un inedito autoconclusivo, assolutamente atipico nel panorama dei personaggi creati da GLB: niente West, stavolta, bensì un albo di fantascienza! In realtà, come accennavo in questa Short Anni 70, Judok risaliva a molti anni prima e doveva essere il protagonista di una serie vera e propria: ma il progetto si arenò a causa della lentezza del disegnatore, Giovanni Ticci (che sarebbe poi diventato uno degli interpreti più apprezzati di Tex), tanto che le ultime pagine furono disegnate da Birago Balzano.
Dopo un nuovo episodio della Storia del West, un altro personaggio giellebonelliano inedito appariva nei numeri 10 e 11: si trattava del detective Rick Master, che ebbe anche l’onore di un frontespizio (privilegio esclusivo di Tex, per molti decenni) realizzato da Tarquinio, affiancato ai disegni da Guglielmo Letteri mentre le copertine erano di Galep. Come già successo per Lobo Kid, la sceneggiatura dell’epilogo era affidata a Verozzi. Judok e Rick, per molti anni, sarebbero rimaste le uniche eccezioni alla formula “SdW + ristampe”.
La Storia del West tornava nei numeri 12 e 13, mentre dal numero successivo iniziarono ad essere pubblicati alcuni fumetti che erano già stati in gran parte inclusi nella collana Avventure del West, che – tra il 1954 e il 1960 – aveva ristampato queste miniserie apparse originariamente nel formato a striscia. Il numero 14 era dedicato alla riproposizione integrale di Rio Kid, risalente al 1953: ancora GLB ai testi, mentre i disegni – copertina compresa – erano di Roy D’Amy (pseudonimo del prolifico e poliedrico Rinaldo Dami), creatore dello studio omonimo che divenne negli anni una vera e propria fucina di famosi disegnatori.
D’Amy era anche l’autore completo delle ristampe successive inserite nella collana: Gordon Jim nei numeri 16 e 17 (con D’Antonio a contribuire ai disegni) e soprattutto Il Sergente York, le cui storie occupavano ben 6 albi (tra il 20 e il 28 della collana). Gordon Jim risaliva al 1952: il protagonista era il figlio di un duca scozzese, costretto a imbarcarsi per l’America – per sfuggire ad un’ingiusta accusa in un’atmosfera da classico feuilleton – poco tempo prima della dichiarazione d’indipendenza americana… York, invece, era un sergente della “Legione Straniera montata dell’Ovest”, creata dal governo di Washington nel 1870: le sue avventure erano state pubblicate originariamente nel 1956.
Al 1956 risalivano anche le storie di El Kid, nuovo personaggio western di GLB disegnato addirittura da Dino Battaglia (affiancato, nelle ultime pagine, da Calegari) e qui di nuovo ristampato – dopo il consueto passaggio nelle Avventure del West – nei numeri 29 e 30.
Dopo due anni e mezzo e 30 albi pubblicati, quindi, era il momento di tirare le prime somme. La Storia del West, se si escludevano i primi 5 numeri pubblicati consecutivamente (e che, come dicevamo, contenevano le storie già pronte), aveva occupato soltanto altri 9 albi, facendo talvolta attendere 4 o addirittura 5 mesi i suoi lettori tra un’uscita e l’altra. E la frequenza non sembrava destinata a migliorare: Tarquinio sfornava in media 2-3 numeri all’anno ma Polese non era (ancora) altrettanto prolifico, mentre le apparizioni come disegnatore di D’Antonio – autore, lo ricordiamo, di tutti i testi della serie – erano ancora più rare…
Sergio Bonelli decise comunque di procedere con la stessa formula, continuando a pescare a piene mani tra la valanga di storie scritte da suo padre e già ristampate nelle Avventure del West: nel numero 32 toccò all’ennesimo western, Yuma Kid (risalente al 1953 e disegnato da Mario Uggeri), mentre i numeri 34 e 35 erano occupati dalle avventure dell’esploratore e avventuriero – realmente esistito – Davy Crockett, creato nel 1956 con il nome Big Davy e disegnato da Calegari (anche se le copertine degli albi nella Collana Rodeo erano di Bignotti).
A metà 1970, Tarquinio e Polese intensificarono i loro sforzi: tra il numero 36 e il numero 41, quindi, ci fu una perfetta alternanza tra gli albi della Storia del West e quelli dedicati ai Tre Bill. Come si può leggere nel sito della Sergio Bonelli Editore, “dopo aver creato una lunga serie di eroi solitari, Gianluigi Bonelli sceglie, come protagonisti di un nuovo albo, uno scatenato trio di fratelli che vennero dotati dei volti degli attori John Carradine, Victor MacLaglen e Montgomery Clift”. Le storie, risalenti al 1952, erano disegnate da D’Amy e da Giovanni Benvenuti, mentre le copertine erano del solito Bignotti.
L’impennata produttiva di Tarquinio e Polese, però, si rivelò effimera: serviva una soluzione duratura che desse più respiro al team creativo della Storia del West, grazie a una ristampa di notevole lunghezza da pubblicare anche per più numeri consecutivi e che avesse inoltre l’effetto di “fidelizzare” maggiormente i lettori senza passare da una miniserie giellebonelliana all’altra ogni pochi numeri… È il caso di dire che l’editore Sergio Bonelli trovò la soluzione grazie allo sceneggiatore Guido Nolitta, visto che la serie scelta fu Un ragazzo nel Far West, nonostante fosse già stata ristampata in formato bonelliano tra il 1963 e il 1965 (nella seconda serie della collana Zenith) non appena terminata la sua pubblicazione a strisce, che era andata da settembre 1958 a novembre 1963.
Fu una soluzione che, a partire dal numero 42 pubblicato a novembre 1970, assicurò ben cinque anni e mezzo di pubblicazioni più “regolari”: le avventure di Tim Carter si alternavano a quelle della “famiglia allargata” Mac Donald/Adams, apparendo talvolta per due o anche tre mesi consecutivi in attesa che D’Antonio & C. completassero i loro albi. L’ultimo numero del Ragazzo nel Far West – il 39° della serie, con un breve epilogo inedito scritto da Decio Canzio – apparve sul numero 108 della Collana Rodeo, uscito a maggio 1976. In realtà, va ricordato che Nolitta/Bonelli, sempre più oberato dai suoi compiti di editore (dopo aver preso il posto di sua madre Tea nel 1957), aveva lasciato ben presto i testi delle strisce di Tim al padre Gianluigi, mentre i disegni erano affidati alle matite di Ticci che venivano poi passate a china da Bignotti, autore anche delle copertine.
Nove anni esatti di pubblicazione, 108 numeri in totale di cui 47 dedicati alla Storia del West (compreso il numero 100 della collana, a colori, intitolato L’uomo della frontiera), che era però ancora ben lontana dalla sua fine. Una volta terminata la saga del Ragazzo nel Far West, andava quindi scelto nuovamente cosa pubblicare… e accanto ad altre miniserie firmate GLB apparvero alcuni inediti, dopo Judok e Rick Masters di cui parlavo all’inizio. Ma di questo mi occuperò nella seconda parte dell’articolo.
(continua)
Le informazioni biobibliografiche e le citazioni che appaiono in questo articolo sono tratte ed elaborate da:
Tutto Bonelli 1941-1979. Gli anni d’oro, a cura di Mauro Giordani e Gisello Puddu
I Bonelli. Una famiglia Mille avventure, a cura di Gianni Bono
Gli editoriali delle Storie Cult (a cura di Gianmaria Contro e altri autori), collana in cui sono stati ristampati – a partire dal 2021 – vari fumetti trattati in questo articolo
Le pagine del sito web Sergio Bonelli Editore dedicate a vari fumetti trattati in questo articolo
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