Zerocalcare è il meraviglioso ruffiano del fumetto italiano, e questo sia detto con vera simpatia e il più grande affetto; d’altronde, Michele Rech trasmette, a chi legge le sue opere, umanità, profondità, (com)passione. E sincerità.
Negli anni di una carriera ormai lunga e variegata, Zerocalcare ha fatto uso di quel suo registro stilistico così piacione (e compiaciuto), leggero e appunto ruffiano per scrutinare sé stesso e il suo mondo, sia privato che pubblico, la nostra società, la politica internazionale: ha scavato nell’interiorità e intimità propria e di ciascuno di noi; ha dissezionato la cultura pop e tutto quello che ci ha offerto negli ultimi decenni; ha esercitato la violenza selvaggia dei sentimenti che vengono analizzati, smascherati, privati della difesa dell’ipocrisia che ognuno di noi frappone fra sé e il riconoscimento di ciò che realmente siamo e del dolore che viviamo, subiamo, agiamo. E con quella nonchalance sorniona del civis romanus ha mostrato senza infingimenti né imbellettamenti le brutture che gli uomini compiono su altri uomini in ogni dove.






