Nell’episodio precedente delle Tartarughe Ninja in versione freudiana re-interpretate dal luminare della nona arte Jason Aaron, Donatello si era consegnato di sua spontanea volontà al Procuratore distrettuale Hieronymus Hale. Momento importante per il prosieguo della suddetta serie per due motivi: 1) si crea qui un momento di “rottura” narrativa – il dramma – che porterà per forza di cose ad una svolta; 2) dopo ben nove numeri si è arrivati a riunificare i 4 fratelli, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Questi due fattori, ben gestiti da Aaron e sapientemente plasmati nell’arco di questi albi, rafforzano la struttura del racconto che si fa sempre più interessante.
Michelangelo e Raffaello sono i protagonisti della storia NYC vs. TMNT parte tre: La via del topo in decomposizione in cui, entrambi i fratelli, riescono a “sentire” il loro maestro Splinter (che attualmente sembra essere tutt’altro che un animale riconoscibile, per via delle sue condizioni di salute) e capire che la loro strada da perseguire sarà, appunto, quella che emerge dalla natura del loro padre.
Così, dopo una serie di scontri con il Clan del Piede, si arriverà a strutturare un piano per poter liberare Donatello dalle grinfie del Procuratore nonché, chiaramente, dalla città stessa di New York che ancora non riconosce il valore umano e sociale delle TMNT.
Se proprio dovessi trovare una “falla” nella scrittura di Aaron (ad essere proprio pignolo) sta nel fatto di non aver gestito bene l’inserimento della figura di April O’Neil che, dopo il numero precedente, risulta sporadica e senza un senso logico apparente, senza una continuità narrativa per intenderci. Nel n.8 come in questo n.9, la sua figura viene inserita in una pagina a lei dedicata ma non costruendo qualcosa, bensì lasciata in balìa della corrente, di ciò che potrebbe succedere.
Tornando invece ai due punti di cui sopra, si ha la netta sensazione se qualcosa stia per succedere – forse lo vedremo nel n.10, o forse ancora no – ma il culmine è proprio lì, dietro l’angolo, come un sentore percettivo che non riesco a spiegare ma che c’è!
Staremo a vedere…
L’apparato grafico di Juan Ferreyra – che al momento è l’unico disegnatore stabile della serie e che quindi rivedremo anche nei prossimi numeri – in questo albo è folgorante e pop. Da un punto di vista di struttura del layout, la sua idea è ben chiara è precisa: esso è parte integrante della narrazione e non semplicemente uno spazio che ne delimita i disegni e il modo funzionale con cui lo gestisce è da manuale. Come anche l’utilizzo dei colori, che passa dai toni cupi degli ultimi due numeri alla cromia variegata e a tratti kitsch di questo.
Ecco, la coppia Aaron-Ferreyra rappresenta molto bene la serie delle Teenage Mutant Ninja Turtles e speriamo che, a questo punto della collana, possano continuare per altri numeri, in modo da poterci regalare altre belle avventure.
