Anatomia di un incubo, fisiologia dell’Io

Dylan Dog Speciale n.41

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Più che fornirci risposte, una buona storia ci interroga. Non so se sia vero in assoluto, ma lo è certamente riguardo a questo racconto di Alessandro Bilotta, se possibile più ermetico del solito.

Se infatti Prima che sia l’alba, la storia celebrativa del quadragesimo di Dylan Dog, risponde a domande che nessuno aveva posto né alcuno aveva interesse a porre (e a cui non ha senso dare risposta), Anatomia di un incubo ci costringe a porci domande a cui temiamo di avere risposta, ma alle quali è probabilmente necessario rispondere.

Dietro la maschera caleidoscopica della Creatura di Frankenstein (e del suo creatore), cangiante al mutare del suo osservatore, del membro del Club dell’Orrore che di volta in volta si trova a ripercorrere la sua esperienza con essa e con Dylan, Bilotta evoca la Persona del lettore, di ciascuno di noi; evoca la maschera con la quale ci rendiamo indecifrabili, ci nascondiamo a noi stessi prima e più che agli altri – ma anche la maschera che la vita e i suoi eventi ci cuciono indosso.

Quanto e cosa degli altri è dentro di noi, e cosa e quanto rispecchiamo di noi negli altri; come i desideri e le paure altrui risuonano e plasmano i nostri, e i nostri danno corpo ai desideri e alle paure altrui; come le nostre emozioni e i nostri sentimenti più primitivi strutturano la nostra visione degli altri, le nostre prospettive e attese sul nostro prossimo – e viceversa. In ognuno di noi alberga un mostro che nasce da questo crogiuolo di istinto, pulsioni a volte inconfessabili, terrore di guardarci per ciò che realmente siamo; e da quella terribile macchina di morte che è l’immaginazione senza freni che sconfina nel delirio febbricitante della paranoia.

Bilotta ci chiede di interrogarci su chi siamo – chi pensiamo di essere -, sui desideri che ci muovono, sulle paure che ci bloccano, sugli istinti per cui proviamo vergogna, sull’enigma che rappresentiamo per noi stessi.

Una volta di più leggere una storia di Bilotta è come partecipare a una seduta di psicoterapia, guidati però da un moderno bardo, un faber della nostra contemporaneità la cui incudine e martello sono tutte le risorse dell’immaginario costruite dalla nostra specie nei millenni, e una sapienza affabulatoria profonda e sempre più rara (Alessandro Bilotta è l’ultimo – il più giovane per età – di quella leva di narratori fuori dal comune che hanno fatto grande il nostro fumetto popolare dal secondo dopoguerra alle ultime, estreme cartucce che i superstiti soldati giapponesi bonelliani stanno sparando in questi anni).

Alla nascita del nostro sentire contemporaneo, di quella civiltà oggi alle soglie di una trasformazione di cui non vediamo l’approdo, e soprattutto dell’immaginario di cui essa si è nutrita e con cui ci ha nutriti, hanno presieduto le nuove certezze figlie dell’apostolo Tommaso che per credere dovette toccare – le verità quantitative delle scienze sperimentali -; e le inquietudini dell’inconscio che le frenesie della modernità hanno sempre più largamente spogliato delle certezze antiche (sentire religioso, ordine sociale strutturato a partire dalla sacralità del monarca) insediandosi nei pensieri, nell’identità degli uomini, affacciandosi alla loro consapevolezza, e disarticolandola, aprendo la porta alle derive del moderno nichilismo, del cinismo contemporaneo, del crescente malessere spirituale che conduce alla malattia mentale (ma anche, naturalmente, alle grandi potenzialità di un pensiero non più impastoiato, un pensiero emancipato e per ciò stesso difficile, faticoso da gestire).

Lo pseudomito della Creatura di Frankenstein, stratificatosi nella nostra cultura e nel nostro immaginario a partire dal romanzo di Mary Godwin Shelley, è tra le migliori chiavi interpretative possibili di questa dualità radicale del nostro evo contemporaneo e delle conseguenze che essa ha originato per la nostra “anima”: dal pensiero onnipotente e la libertà individuale assoluta, il libertinaggio intellettuale del dottor Frankenstein, all’identità frammentata, confusa e meccanicamente riassemblata della Creatura, la sua nostalgia dolorosa dell’umanità; dal distanziamento sempre più estremo della casta sacerdotale della scienza dal “popolo”, all’inevitabile reazione viscerale del “popolo”.

Bilotta usa questa mitologia stratificata non per descriverne le istanze, ma per evocarle alla nostra coscienza: muove le sue pedine – i personaggi del racconto a partire da Dylan – per mostrarci la loro confusione, il loro disagio interiore scatenati dal contatto con la Creatura e il suo creatore, scatenati dallo scardinamento dell’ordine antico nell’Io disgregato contemporaneo, e dall’albagia sempre più remota, gelida ed esoterica dei detentori della conoscenza e del potere.

A visualizzare e dare corpo, fisica realtà a questo materiale tanto denso, plasticamente mutevole e così difficile da rincorrere e raggiungere, provvede il tratto essenziale, talvolta quasi rarefatto, di nuda eleganza di Luca Casalanguida. Apparentemente minimale, perfino frugale, il disegno non utilizza un segno in più – né in meno – di quanto necessario a guidare con precisione il lettore nella mente e nello spirito dei personaggi, nei meandri e nelle contorsioni del racconto. E degli autori che l’hanno fabbricato.

Casalanguida opera in tricromia, lavorando sulle ombre, sugli aloni diafani della luce; sulla variazione del bianco, del nero e del grigio a comporre una realtà più instabile e variegata, affine alla nostra contemporanea, vicina all’identità polimorfa della Creatura.

Questa volta sì: buon compleanno Dylan Dog.

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Dylan Dog è © Sergio Bonelli Editore. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Dylan Dog © Sergio Bonelli Editore · iniziativa indipendente

Abbiamo parlato di:

Speciale Dylan Dog n. 41 – Anatomia di un incubo
Speciale Dylan Dog
n. 41
Anatomia di un incubo
AutoriAlessandro Bilotta e Luca Casalanguida
CopertinaEmiliano Tanzillo
UscitaSettembre 2026
Prezzo7,90 €
EditoreSergio Bonelli Editore
Dylan Dog

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