In concomitanza con la terza uscita delle ristampe SBE dedicate al cinquantennale di Mister No, proponiamo la recensione di questo “classico” firmato Nolitta & Diso.
Il vecchio Piper di Mister No solca i cieli del Brasile. Stavolta è diretto a Selva Preta, un avamposto sperduto nella giungla amazzonica. Al suo fianco, aria di chi la sa lunga e pipa in bocca, c’è Randolph Stark. Non esattamente un prodigio di simpatia, con i suoi modi da self-made man e la pessima abitudine di considerare chiunque come un suo dipendente. Ma è un cliente, uno di quelli che pagano in contanti e sa il cielo quanto ne abbia bisogno lo squattrinato pilota. Quindi, poche storie: un bel sorriso e massima attenzione, c’è da ascoltare il mirabolante racconto dell’ultima iniziativa dell’impagabile Mister Stark.
In ogni caso, sarà pure pieno di boria questo affarista ma bisogna ammettere che il coraggio non gli fa difetto. Unito ad una buona dose di follia: altrimenti non gli sarebbe mai saltato in testa di investire nella costruzione di un allevamento bovino nel bel mezzo della foresta, completo di un impianto per la macellazione del bestiame e anche di una fabbrica per l’inscatolamento. Un autentico, completo ciclo di produzione industriale installato nel bel mezzo dell’Inferno Verde, una clamorosa sfida lanciata a tutto l’ecosistema naturale circostante. Una sfida che il business man è talmente sicuro di vincere da aver già convocato i giornalisti sul posto per far da grancassa pubblicitaria al suo progetto.

Niente può fermarlo, neanche un imprevisto guasto al suo aereo che rischiava di bloccarlo a Manaus. Il nostro Jerry, reclutato all’istante in sostituzione, ha il compito di trasportarlo a Selva Preta giusto in tempo per il brindisi d’inaugurazione dello stabilimento. E il suo malandato velivolo riesce a farsi onore, portando Mister Stark a destinazione giusto in tempo per l’inizio dei festeggiamenti. Sguardo da trionfatore e bicchiere sempre ben colmo in mano, lo spregiudicato manager appare molto diverso, adesso, dall’uomo spaventato e confuso che, solo poche ore prima, ha chiesto al suo pilota di decollare immediatamente da un campo militare abbandonato dove erano stati costretti ad un atterraggio d’emergenza. La sua spiegazione? Aveva visto delle strane, enormi, mostruose ombre muoversi nella foresta…
È l’indizio rivelatore di quello che sta per avvenire, quello che tramuta di botto una missione tutto sommato di routine in un’agghiacciante vicenda di fantascienza venata di horror. Il mistero di Selva Preta ( albi n. 40-42, settembre – novembre 1978) è una storia che carbura lentamente. Guido Nolitta, lo sceneggiatore affiancato dal disegnatore Roberto Diso, si prende i suoi tempi, raccontandoci la quotidianità di Mister No nello stabilimento di Selva Preta: c’è la spavalderia di Mister Stark da assecondare; c’è una bella ragazza, la giornalista Madalena, con cui scambiare sorrisi e battute; c’è persino un simpatico scavezzacollo, lo studente di zoologia Phil, che è la nota di colore del gruppo. Perennemente in bolletta, si è finto giornalista per giungere gratis sul posto allo scopo di accumulare dati per la sua tesi di laurea sulle farfalle tropicali.

Ma è solo un espediente dello scrittore per far abbassare la guardia a chi legge e rendere più brusco e inaspettato il cambio di cadenza nei toni del racconto. Nolitta ingrana improvvisamente una marcia superiore, muta il registro narrativo e catapulta il suo pubblico in un incubo senza fine. Quando il pilota, assieme agli altri, insegue i misteriosi razziatori di bestiame nel fitto della foresta, non può in alcun modo immaginare cosa si troverà di fronte. E il suo shock è pari a quello del lettore quando fanno la loro comparsa i più inaspettati degli avversari: dei mostruosi coleotteri di dimensioni gigantesche, affamati di carne umana.
A questo punto l’atmosfera è quella di un survival movie: non c’è tempo né modo di farsi interrogativi, bisogna pensare a mettere in salvo la pelle. Solo l’esperienza da ex militare consente a Mister No di abbattere uno dei mastodontici insetti (“Un giochetto che in guerra mi è riuscito più volte con i carri armati giapponesi”) e guidare poi i superstiti a rifugiarsi a Selva Preta. Sono al sicuro? Macché: le orribili creature hanno già devastato il campo e si preparano a stringere d’assedio gli occupanti. Solo Phil non sembra spaventato da loro, anzi ne è affascinato. L’acuto studente li ha identificati subito: sono comunissimi insetti resi giganteschi da chissà quale mutazione.

Nolitta non da tregua ai lettori: ritmo frenetico e adrenalina a mille. I voraci coleotteri stanno per lanciarsi all’assalto definitivo, solo una formidabile intuizione di Mister No gli sbarra la strada. Un’improvvisata recinzione collegata al generatore del campo crea una barriera elettrificata in grado di fermarne lo slancio. Per ora i sopravvissuti di Selva Preta sono al sicuro, ma quanto durerà? Con l’eccezione di alcune sentinelle, il resto dei superstiti si abbandona al sonno, l’unico a rimanere in piedi è Phil. L’occhialuto studioso sembra avere una sua teoria sul modo di combattere gli assedianti…
Il giorno dopo è l’ora della resa dei conti: il generatore elettrico si è bloccato, ormai non c’è più alcuna speranza. Se non quella che fornisce il genialoide Phil: un composto chimico da lui realizzato in grado di uccidere i mostruosi insetti. Tra lo scetticismo generale, il coraggioso ragazzo appronta allo scopo alcuni spruzzatori e, affiancato da Mister No ed altri volontari, fronteggia in campo aperto le terrificanti creature. La sua audacia ha la meglio ma un attimo di disattenzione gli costa la vita. Un commosso Mister No raccoglie i suoi occhiali e glieli restituisce con delicatezza, rendendogli l’onore delle armi. La sua trovata ha salvato tutti, l’avventura si chiude felicemente, non sarà dimenticato.
Un Nolitta in gran forma in uno dei suoi scenari preferiti: una situazione apparentemente ordinaria, improvvisamente sconvolta da un avvenimento imprevedibile. Chi avrebbe mai potuto pensare, ad esempio, nei nn. 17-20 “Operazione Poseidon” (disegni di Franco Bignotti), che una tranquilla gita in canoa avrebbe fatto scoprire un covo di neonazisti intenti a creare un plotone di ibridi uomini-caimano? Stavolta non è stata la follia di qualche esperimento militare a creare la pericolosa anomalia… o forse sì.

Ma che importa, in fondo? In questa storia c’è tutto quello che si potrebbe desiderare: mistero, tensione, ansia, coraggio e un racconto che procede a un ritmo indiavolato. E Nolitta, alla fine, dopo aver giocato a lungo con la resistenza emotiva del lettore, gli regala la più imprevedibile delle catarsi, la tenacia scientifica di un giovane studente che sconfigge dei mostri apparsi invulnerabili ad ogni altra cosa. Un’anticipazione del sorprendente epilogo della sua storia zagoriana Terrore dal sesto pianeta, dove vediamo l’ipertecnologico Dottor Hellingen sconfitto ed umiliato dall’incrollabile fede nella magia indiana del saggio stregone Mohawk Keokuk.
Molti i momenti memorabili: dalla prima apparizione dei mostri alla spericolata iniziativa per contrastarli del nostro Jerry, dall’impotente rabbia di Mister Stark alla razionale flemma di Phil, dalla fragilità della bella Madalena al cinico arrivismo del suo collega Serrano. Ma l’autentico momento clou è la sequenza dell’assedio, magistralmente scandita dal monotono suono del generatore elettrico, che sembra pulsare all’unisono con l’ansia di chi non sa se vedrà l’alba del giorno successivo. Sembra quasi di vedere un’anticipazione del famoso battito cardiaco che fa da sottofondo alle scene più intense del film di fantascienza Terminator. Il regista Nolitta orchestra il tutto da par suo, amministrando con sapienza i picchi emotivi da alternare a momenti più soft, mentre lo scenografo Diso ai pennelli regala brividi di paura con la sua raffigurazione efficacissima degli spaventosi coleotteri giganti. Fumetto che si fa cinema.
