Nathan Never n.420-421

"Il candidato" e "Una pallottola per Troy" di Michele Medda, Silvia Corbetta & Elena Pianta

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Il primo robot, o più correttamente il primo androide che sia entrato in politica, a mia memoria fu Stephen Byerley. Byerley è uno dei personaggi più interessanti della serie dei racconti robotici di Isaac Asimov incentrata sulla figura della roboticista Susan Calvin.

Asimov non scioglie un residuo margine di dubbio sulla natura robotica di Byerley, ma in realtà lo scioglie nel modo più chiaro facendo dire alla dottoressa Calvin di essere convinta che il candidato sindaco della maggiore città americana, e che in futuro diventerà capo del governo mondiale, fosse un androide. E in materia, la parola di Susan Calvin è Legge.
La natura robotica di Troy Danson, protagonista ospite di questo racconto doppio di Nathan Never, non è invece in discussione in alcun modo: è ovviamente tenuta celata agli elettori, ma per i lettori è resa rapidamente palese.

Dopo cinque lunghi mesi di purgatorio, sulle pagine di Nathan Never torna la firma di Michele Medda, che – una tantum – pare allontanarsi dai toni più intimistici e dalle riflessioni sociali e politiche più amare che sono per solito i temi a lui più cari, allontanandosi anche da quei dilemmi, morali e ancor più politici con cui la figura asimoviana di Byerley confrontava il lettore: Troy Danson, candidato governatore, è una figura altrettanto enigmatica e spiazzante, persino malinconica nella sua bizzarra commistione tra esecuzione del suo programma e diversioni laterali da esso che sembrano – sono – frutto di evoluzione cognitiva autonoma.

Nulla nella sceneggiatura confronta esplicitamente il lettore sugli aspetti morali e politici di una candidatura robotica a cariche elettive, la suggestione e il suggerimento di porsi degli interrogativi in merito (nel mentre che il comune di Acqui Terme crea un “assessore” virtuale con deleghe all’Innovazione Artificiale e all’Umanizzazione dei servizi elaborato con sistemi di LLM) origina in toto dal personaggio di Troy, dalle caratteristiche così umanamente robotiche che Medda gli cuce addosso, e dagli eventi che lo coinvolgono.

Il candidato e Una pallottola per Troy costituiscono un thrillerone robusto, caratterizzato da una trama complessa e stratificata ma non complicata, lineare ma nella quale si innestano digressioni che a prima vista sono soltanto elementi di supporto della linea narrativa principale, ma che in realtà sono anche gli interstizi attraverso i quali riaffiorano quegli elementi di riflessione sociologica e politica cari all’autore e che qui restano in secondo piano, ma forse proprio per questo restano, e persistono anche, nell’immaginazione del lettore come una sorta di “retrogusto” della narrazione, fino a giungere a completa riemersione nelle pagine finali della storia.

Fino all’ultimo, l’autore mette il lettore a parte di più informazioni di quante ne abbiano gli agenti Alfa, e questo costituisce via via un progressivo intensificarsi del sottofondo di amarezza del racconto, e del suo finale tornare in primo piano.

Con il graduale disvelamento dei criminali ingranaggi e dei sordidi meccanismi politici e mediatici della vicenda si insinua infatti nel lettore l’accostamento con la nostra quotidianità politica e comunicativa, si riconosce il teatro di marionette di questa nostra realtà, e si percepisce la consapevolezza di essere sballottati tra eventi mai completamente chiari e conoscibili, e l’impossibilità di fare la differenza per il semplice cittadino.

La scelta – o la necessità – di affidarsi per storie in più albi a disegnatori diversi lascia sempre perplessi: l’inevitabile discontinuità crea inevitabilmente problemi di “armonia” grafica e anche narrativa.
Al netto di questo, va detto che Silvia Corbetta ai pennelli del 420 ed Elena Pianta del 421 hanno ridotto al minimo il disagio e hanno saputo visualizzare con sapiente efficacia la sceneggiatura.

Più corposo, materico e narrativo il tratto di Corbetta; più “elegante”, parzialmente sintetico e dinamico quello di Pianta.

Al di là delle loro differenze, le due artiste hanno raggiunto un risultato quasi unitario, di grande leggibilità, e hanno saputo interpretare al meglio, ciascuna a proprio modo e con la propria sensibilità, il tono narrativo della storia.

Questo dittico di Troy Danson è indubbiamente un ottimo modo per celebrare i trentacinque anni del personaggio; e altrettanto indubbiamente è un esempio di quella migliore fantascienza nathanneveriana che non sempre è dato di trovare sulle pagine della serie.

Lontano da salti nell’iperspazio, ipermultiversi paralleli, personaggi dai poteri semidivini e congiure che attraversano i secoli, Medda mette il lettore a tu per tu con il nucleo essenziale della narrativa speculativa di fantascienza: il terrorizzante riverberarsi del nostro presente nel nostro futuro.

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