L’approdo alle scuole superiori a fine anni ’70 costituì una svolta nella mia vita, con il viaggio giornaliero di andata e ritorno dal paesello alla cittadina in cui frequentavo il liceo e in cui, talvolta, sostavo per un’oretta (quando uscivo alle 12) in attesa dell’autobus. Oltre a scoprire che esistevano sale giochi con DECINE di flipper e videogiochi vari, disponibili tutti insieme, presi residenza quasi stabile in un negozio di fumetti usati…
In particolare, mi dedicai alla ricerca sistematica – e non saltuaria, come avvenuto fino a quel momento su qualche bancarella al mare o alle feste dell’Unità – dei primi Oscar Mondadori dedicati ai fumetti, partendo da quello di cui parlerò oggi che iniziava (!) con un’autorevole prefazione di Dino Buzzati (!!!). E anche se Paperon de’ Paperoni non è mai stato il mio personaggio preferito, la selezione di sette storie 100% Carl Barks era davvero di ottima qualità: il volume iniziava infatti con Zio Paperone e la scavatrice e proseguiva con altri “classici” barksiani intramontabili, tra cui Zio Paperone e la stella del polo che già conoscevo dai tempi del cofanetto Le disavventure di Paperino.
Rileggendo questo volume molti anni dopo (e con maggiori conoscenze disneyane), notai con sorpresa che molti dei titoli delle storie erano stati appositamente rielaborati per l’occasione, indicando appunto lo zione – e non Paperino – come protagonista principale oppure passando da Zio Paperone e le sette città di Cibola a Zio Paperone e il tesoro delle sette città.
Il “difetto” principale, tuttavia, non era questo (e nemmeno qualche agghiacciante refuso: Peperini, Peperon, Magica de Epell…), bensì il fatto che da nessuna parte – nell’introduzione di Mario Gentilini – veniva indicato esplicitamente l’autore delle storie… Barks era infatti solo citato, di passaggio, nella presentazione dei personaggi disneyani.
Per fortuna, a quei tempi non facevo caso a questi particolari: le storie erano davvero belle e “rappresentative” degli esordi del papero più ricco del mondo… e tanto mi bastava.
Il collaterale sull’opera omnia di Barks
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