La parafrasi della vicenda, nota a ogni appassionato di fumetti, si apre sulla splendida rimodulazione, grafica e testuale, della tavola d’esordio dello Spider-Man originale. Il disegno di Francesco D’Ippolito, nelle ovvie differenze tra l’estetica marvelliana degli anni ’60 del Novecento e quella della Disney di oggi, non fa rimpiangere la fulminante presentazione del personaggio operata a suo tempo da Steve Ditko, e il suo lavoro si mantiene allo stesso livello d’eccellenza lungo tutto il racconto, conferendo al personaggio e alle scene una morbida dinamicità che ne esalta e definisce l’identità meticcia.
Come accennato, soggettista e sceneggiatore hanno a loro volta ridisegnato il racconto addosso alle caratteristiche di Pippo, senza snaturare il personaggio ma plasmandone una versione affatto organica al mondo Marvel pur restando riconoscibilissimo come character Disney. La rivisitazione perseguita da Behling e Secchi si snoda dunque attraverso una serie di raffinate e intelligenti variazioni e soluzioni narrative sopra il vecchio canovaccio di Stan Lee, e il risultato finale è un divertissement brillante che non fa rimpiangere in nulla il racconto originale del Sorridente.
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