Prosegue in maniera ottima la corsa del Commissario Ricciardi, collana per libreria ed edicola della Sergio Bonelli Editore che adatta i romanzi dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni. Fino ad ora sono usciti 11 volumi da libreria con storie lunghe e 5 raccolte di storie brevi, tutti ristampati successivamente in volumi da edicola, a cadenza annuale all’interno della collana Romanzi a Fumetti e nel Magazine (il cui ultimo numero, a dire il vero, è uscito nel 2022).
Il successo della versione a fumetti è sicuramente legato alla bontà dell’impianto narrativo costruito dallo scrittore, autore anche dei Bastardi di Pizzofalcone (serie trasposta anch’essa dalla SBE). Le avventure del commissario Ricciardi sono imperniate sulle indagini poliziesche nella Napoli fascista degli anni ’30, con il protagonista – che nel fumetto ha le sembianze di Andy Garcia – condannato a vedere gli spettri dei morti di morte violenta nel momento del loro trapasso.
Se il successo della serie è stato sicuramente favorito dalla produzione dell’omonimo sceneggiato televisivo del 2021, il lavoro di trasposizione a fumetti è stato in ogni caso notevole, con lo staff di autori interamente campano – scelto da de Giovanni – a farla da padrone.
Gli sceneggiatori Falco, Brancato e Terracciano sono riusciti a portare su carta tutte le sottotrame presenti nei romanzi, soffermandosi sulle peripezie personali dei tanti affascinanti coprotagonisti, mentre i disegnatori Bigliardo, Nespolino, Siniscalchi e Stellato hanno saputo rappresentare – ognuno con il proprio stile – le mille sfaccettature della Napoli di 90 anni fa, in tutte le sue meravigliose contraddizioni.
Anche l’ultimo albo uscito in edicola, Rondini d’inverno, riesce a mantenere l’alto livello narrativo cui le precedenti uscite avevano abituato i lettori. Questa volta il malinconico commissario deve indagare su un omicidio in ambito teatrale: pochi giorni prima di Capodanno, una giovane attrice viene uccisa sulla scena incidentalmente dal marito, suo collega.
Oltre alle indagini proseguono ovviamente tutte le sottotrame, a partire dalla storia d’amore tra il commissario e la timida maestrina Enrica, molto determinata a rimanergli accanto nonostante i misteriosi ripensamenti di Ricciardi. In questa storia risalta soprattutto il dottor Modo, l’anatomo patologo antifascista, alle prese con il misterioso pestaggio di Lina, una prostituta sua conoscente.
Come al solito, difatti, non è l’indagine la parte più interessante del racconto, bensì le interazioni tra i personaggi e i drammi che devono affrontare, che mettono a dura prova le loro certezze e le loro sicurezze.
La storia si conclude con la consueta scoperta delle meschinerie umane, cresciute in questa occasione soprattutto tra le mura familiari e che si ingigantiscono trascinandosi nel tempo. Molti i momenti riusciti nella narrazione, ad esempio quando il brigadiere Maione si reca nel paese d’origine di Lina per scoprire il motivo della sua mortale aggressione, affrontando i responsabili di un crimine così efferato e inutile.
Anche in questa occasione, il tratto di Siniscalchi è particolarmente efficace, sia nella recitazione dei tanti personaggi (ispirati alle fisionomie di attori del passato e del presente), sia nella rappresentazione dei paesaggi e delle ambientazioni dell’epoca.
