Hermann: Caatinga

Un altro ricordo del Maestro recentemente scomparso

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Perché un altro articolo su Hermann, dopo avergli dedicato uno Speciale Sulla Tavola e aver aggiornato la sua scheda biobibliografica in occasione della sua scomparsa?
Semplice: in attesa di parlare di Cartagena (la cui uscita è prevista il prossimo 30 aprile), mi dispiaceva che l’ultimo suo fumetto di cui avevo parlato fosse stato Duke, un’opera che non mi aveva entusiasmato (eufemismo). Ho quindi recuperato un suo one shot particolare, dedicato ai cangaceiros del Sertao: anzi, di una zona ben precisa al suo interno, chiamata appunto Caatinga.

Per un lettore di Mister No come me, che aveva conosciuto i cangaceiros  e il Sertao – pur se “trasposti” negli anni ’50 – nella prima, grande storia di Jerry Drake, certe tematiche affrontate da Hermann in questa storia (uscita in Francia nel 1997 e pubblicata da Lanciostory poco dopo, prima a puntate e poi meritoriamente raccolta in un Lanciostory Più) erano già conosciute: le angherie dei grandi latifondisti che riducevano in miseria la popolazione, l’ambiguità del movimento cangaço tra giuste rivendicazioni e banditismo feroce, le distese brulle e aride di quella particolare zona geografica…

Secondo una confessione dello stesso Hermann, già fortemente colpito (quando era adolescente) dalla visione del film O Cangaceiro, la decisione di occuparsi del cangaço era scaturita durante un viaggio a Rio de Janeiro nel 1991: l’autore situa l’azione negli anni ’30, quando – sue testuali parole – “questo movimento sociale era al suo apogeo, ma già si profilavano all’orizzonte le condizioni della sua inevitabile scomparsa”.

Partendo da queste premesse, Hermann intreccia le azioni dei cangaceiros – e lo spaccato storico di riferimento – a quelle di due fratelli in cerca di vendetta, con una trama cruda, incalzante, dal montaggio particolarmente serrato, completamente senza didascalie. Una storia dentro la Storia, insomma, con un finale decisamente riuscito.
E che dire dei disegni? Anche se forse Hermann non era più ai vertici assoluti che aveva toccato negli anni precedenti, basterebbe la splendida tavola muta che apre la storia ad accattivare il lettore. Nelle 45 tavole successive, Hermann alternerà con sapienza e destrezza altri panorami mozzafiato, scene diurne e notturne, primi piani rivelatori e tutto il suo sterminato bagaglio d’artista. Mi piace ricordarlo così.

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