Con La casa, opera del 2015, Paco Roca realizza una delle sue opere più personali e più riuscite, bissando a tutti gli effetti il grande successo avuto con Rughe. Nel volume, tradotto in Italia nel 2016 da Tunué in una bella edizione di formato orizzontale, si racconta la storia minimale di una famiglia spagnola qualsiasi, segnata dalla morte recente del capofamiglia e che si interroga su come gestire l’eredità ricevuta: una casa in campagna, faticosamente costruita negli anni.
Il racconto si snoda avanti e indietro nel tempo, tra vari flashback in cui vediamo i tre fratelli protagonisti in momenti differenti della loro infanzia e giovinezza e i ricordi dell’esistenza del padre. Emergono le difficoltà a rapportarsi con un capofamiglia dal carattere decisamente poco conciliante, con incomprensioni continue che alla lunga hanno condizionato i loro rapporti familiari.
I tre fratelli, molto differenti tra loro per interessi e aspirazioni, sono indecisi se vendere tutto, dopo aver ovviamente buttato via quello che la casa contiene. Inevitabile a quel punto fare i conti con sé stessi, con le proprie radici e il proprio passato. A unirli, ancora una volta, prima della decisione finale, è la sostituzione di una pergola, la cui costruzione era costata al padre tanti sacrifici.
Nel racconto si delinea perfino l’albero genealogico della famiglia dei protagonisti, in cui si snoda la loro storia, che assomiglia straordinariamente alla storia di ognuno di noi.
La figura del padre, brontolone e soddisfatto della sua solitudine, che fatica a mostrare soddisfazione per i successi lavorativi dei figli, ricorda tanti genitori degli anni ’60 e ’70. La loro eredità è molto difficile da cogliere, forse perché i loro figli sono cresciuti cercando di distanziarsi il più possibile dalle loro vite. Ci si vergogna quasi dei propri genitori, che hanno condotto esistenze troppo lontane dagli studi, dalla cultura di cui ci si è nutriti crescendo, paradossalmente grazie al loro sostegno materiale.
Una storia che segna anche un cambio generazionale, oltre che la trasformazione dalla Spagna del Franchismo a quella della rinascita culturale e sociale degli anni ’80. Le famiglie si riducono numericamente e i legami si sfilacciano, anche tra gli stessi fratelli che si ritrovano quasi rivali, come se dovessero ancora una volta gareggiare per conquistare lo sguardo di un padre così distante.
Non sono poi tanto numerosi i ricordi positivi dei tre fratelli nella casa delle vacanze, ma alla fine (dopo un percorso che permette loro di riconciliarsi, prima di tutto con sé stessi) riescono ad assaporarli e a rimpiangere perfino i momenti di noia e di infelicità, perché permettono loro di ricordare la giovinezza e quei legami familiari ormai inevitabilmente lontani.
Paco Roca è un maestro per la sua capacità di raccontare (al contempo con leggerezza e profondità) la storia spagnola, sia quella più avventurosa del recupero di antichi velieri o il coraggio di chi ha lottato per la libertà di tutti, sia le piccole storie quotidiane, in cui inevitabilmente ci ritroviamo tutti quanti!
