Topolino n.934-935 “Zio Paperone e l’invasione dei Ki-Kongi”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Ci sono storie Disney che sono belle e indimenticabili tout court: quelle, per capirsi, di cui ricordi decenni dopo trame e battute nei minimi dettagli (come nel folgorante esordio di Paperinik). Poi ce ne sono ALTRE, di cui ricordi solo il titolo e un’immagine che ti ha colpito da bambino e che associ immediatamente a tale titolo.

Un classico esempio di questa seconda tipologia di storie è quella di cui parlerò oggi, apparsa in due puntate nell’autunno 1973. Ancora adesso, più di cinquant’anni dopo, l’associazione tra quello strano nome e un’immagine di informi, giganteschi “pupazzoni” rosa è fortissima… ma la cosa più sorprendente è che, quando rileggi una storia di questo tipo, tutto ad un tratto ricordi perché l’avevi trovata così avvincente (grazie all’ottimo abbinamento tra i testi di Rodolfo Cimino e i disegni di Giorgio Cavazzano) e perché lo è ancora, rileggendola con gli occhi da adulto.

Il “timore del progresso” che spaventava Paperone nella prima puntata costituiva un eccellente preludio alla creazione dei Ki-Kongi sul pianeta Piramidonia, oltre a fornire il pretesto per un’intera tavola storico-filosofica con riflessioni che, naturalmente, sfuggirono ai miei occhi di bambino – come mi sfuggì l’ovvio (con il senno di poi) riferimento al Golem che si ribella ai suoi creatori: perché i pupazzoni creati per far prosperare il pianeta finivano per iniziare a distruggerlo, tanto da convincere gli scienziati locali a spedirli sulla Terra… dove i danni da loro causati facevano accapigliare l’Assemblea delle Associazioni Sparpagliate per trovare una soluzione.

Qui, di nuovo, la strizzata d’occhio evidente per gli adulti – “palazzo di vetro” compreso – sfuggiva agli occhi dei bambini, che però continuavano a divertirsi grazie alla fantasia verbale di Cimino (con i “brutti besti” formati da un “agglomerato di tensioni basico acidulate indistruttibili”) e, soprattutto, alle numerose gag visive basate su sfrenati nonsense e situazioni esilaranti (ho inserite quattro tavole in calce all’articolo: notevole, soprattutto, quella che descrive gli esami cui viene sottoposto Paperone…).

Come in molte situazioni simili, chi poteva trovare una soluzione scientifica che salvasse la situazione – e l’oro di Paperone, che avrebbe dovuto essere dato in pasto ai pupazzoni distruttori? Naturalmente, il solito Archimede, fino all’inevitabile lieto fine (con una nuova strizzata d’occhio, stavolta resa anche graficamente dallo zione).

Insomma: una storia divertentissima per i bambini ma niente affatto banale per gli adulti, anche a distanza di così tanto tempo.

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