Maaa… che fine ha fatto Alvar Mayor?

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Visto che questa rubrica si è risvegliata dal suo oblio qualche mese fa, ho deciso di parlare di nuovo di historietas “incomplete”, prendendo a esempio una serie che (in Italia) iniziò nel lontano 1977, sulle pagine dell’allora neonato settimanale Skorpio, per poi concludersi ben sei anni dopo… svanendo semplicemente così, nel nulla, senza una spiegazione o un annuncio di qualsiasi tipo, come succedeva anche ad altre serie sudamericane prima dell’avvento di Robin Wood.

Quando ho parlato di Alvar Mayor nella mia rubrica Anni ’70, ho ricordato come questa serie fosse stata una delle prime “lunghe” ad apparire su Skorpio, nel numero 5 della prima annata. Era un po’ il “prototipo” delle historietas che venivano pubblicate nelle pagine dei settimanali Eura quasi cinquant’anni fa, con indicazioni scarse o quasi nulle sugli autori e ancora meno sulla frequenza di pubblicazione: dopo l’episodio iniziale, potevano infatti passare svariate settimane prima di poter leggere quello successivo… Per chi – come me – era abituato a leggere 100 pagine di vari fumetti bonelliani rigorosamente ogni 30 giorni, le possibilità di appassionarsi a una serie di cui apparivano 12-14 pagine ogni 40-50 giorni, con una continuity minima o legata soltanto a qualche arco narrativo, erano davvero poche: le eccezioni erano più uniche che rare (anche se pochi mesi dopo ci sarebbe stata la folgorante novità dell’Eternauta, pubblicato per 34 settimane consecutive).

Alvar Mayor, dicevo, rientrava appieno in questa descrizione: se dovessi ricordare qualche sua storia particolare, dovrei sforzarmi parecchio… per poi ammettere che quella che ricordo di più era legata a un’occasione in cui, alla fine della lettura, ero sbottato in un “Maddai!!!” colossale. Si trattava di un episodio in cui Alvar – insieme al fido indio Tihuo – decideva di controllare se un suo vecchio conoscente, Barabba, era ancora (dopo vent’anni) seduto sulla riva del fiume ad aspettare che passassero i cadaveri dei suoi nemici, come profetizzato da un famoso proverbio cinese… e, naturalmente, in un crescendo di “chi l’avrebbe detto?” (scusate il sarcasmo): 1) Barabba era ancora lì, 2) si distraeva a causa di Alvar, 3) proprio in quel mentre passavano DAVVERO i cadaveri giustiziati dei suoi nemici e 4) si rimetteva ad aspettare per l’eternità…
(Piccola parentesi: uno spunto per la trama di questo episodio potrebbe essere stato il romanzo La promessa di Friedrich Dürrenmatt, poi trasposto anni dopo al cinema con regista Sean Penn e protagonista Jack Nicholson? Probabilmente sì… ma a quel tempo non lo conoscevo. Chiusa parentesi)

Insomma, un’historieta che si “trascinava” – meno di 60 episodi in ben sei anni – come altre di quel periodo pionieristico delle riviste Eura, quando non v’era giunto ancor Pettirosso del Bosco a mostrar ciò che ‘n una serie si puote. Tradotto (e scusate la citazione dantesca): prima che arrivasse Robin Wood con le sue serie infinite che venivano pubblicate regolarmente ogni due o tre settimane, per mesi e mesi, mettendo fine alle lunghe attese tra un episodio e l’altro che fin lì avevano caratterizzato – e penalizzato – l’Alvar Mayor di Trillo ma anche il Cayenna di Saccomanno o la Barbara di Barreiro (che però, almeno lei, ebbe l’onore di una fine vera e propria, pur dopo lunghe pause tra un ciclo e l’altro).
E ricordo distintamente che, nella pagina della Posta, appena uno dei personaggi di Wood “spariva” per un po’ (una volta esaurita la cospicua scorta di episodi già pronti), il Direttore avvisava premurosamente che Dago sarebbe tornato presto, non appena Salinas avesse disegnato un numero sufficiente di storie; oppure che Wood era indefessamente al lavoro per trovare la quadra al suo Gilgamesh, in modo da collegare circolarmente il finale della saga al suo inizio…

Insomma: erano molte le serie che “finivano nel nulla” come Alvar Mayor… ma allora, perché l’ho scelta per parlarne qui? Beh, perché – dopo una lunga serie di episodi autoconclusivi – nel 56° il protagonista incontrava un vecchio mendicante che conosceva suo padre e che iniziava a parlargliene, descrivendolo come un giovane ambizioso appena sbarcato nel continente sudamericano e ossessionato dall’oro. Ma nel 57°, apparso quattro settimane dopo, i ricordi del mendicante continuavano e tiravano in ballo Francisco Pizarro e il modo in cui – massacro dopo massacro – si procurò l’oro del Perù, di cui una parte toccò al padre di Alvar che con esso… cosa ci fece? Il mendicante l’avrebbe raccontato nella puntata successiva e quindi mi incuriosii: ma, nonostante la dicitura “Fine dell’episodio”… NON ci furono altre puntate, né ci fu una spiegazione o un annuncio su questa “chiusura” nelle pagine della Posta o altrove. Al giorno d’oggi, basterebbe cercare qualche informazione in Internet e il mistero verrebbe presto svelato (forse*): ma allora non avevamo letteralmente i mezzi per saperne di più e restavamo con la curiosità inappagata di sapere che fine avessero fatto Alvar Mayor e le sue avventure dai toni talvolta crudi e realistici, talaltra fiabeschi e onirici (finanche grotteschi), esaltate dai disegni sopraffini di un Enrique Breccia appena trentenne ma già caratterizzato da uno stile inconfondibile.

alvar mayor 2

* Forse… perché, nonostante le mie ricerche online, non ho trovato alcuna informazione che chiarisse il perché della “fine” di questa serie, nonostante le numerose ristampe che si sono accumulate negli anni: prima come inserto Eura su Lanciostory, nel 1985, all’interno del primo volume dell’antologia Dedicato a Breccia; poi come selezione di episodi nelle collane Euracomix e Mastercomix, sempre dell’Eura/Aurea; poi in sette volumi per Andanamar Edizioni, nel 2005; poi in tre volumi dell’Editoriale Cosmo, nel 2022, nella collana “I grandi maestri della historieta”… Una selezione di episodi di Alvar è inoltre apparsa nel volume 38 del collaterale “I maestri del fumetto“, nel 2009.

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