Tex Willer 77 81(1)

Tex Willer contro la banda del Boia (n.77-81)

L'avventura in cinque albi di Giorgio Giusfredi e Fabio Valdambrini

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tw 77Con il n.77 della serie Tex Willer si è aperto un ciclo di cinque albi che ha visto come autori Giorgio Giusfredi al soggetto e alla sceneggiatura e Fabio Valdambrini ai disegni.
Come già accennavamo nella Short Review dedicata all’albo introduttivo, non si può iniziare questa “pentalogia” senza soffermarci sulla copertina di tale albo, realizzata da Maurizio Dotti: un giovane Tex Willer con alle spalle un foglio spiegazzato che ritrae la taglia su Charlie Goode, componente della “banda del Boia”. Gli appassionati di Tex si ricordano sicuramente le similitudini con la copertina del n.3 della serie mensile “Gigante” realizzata da Galep, Fuorilegge, con una disposizione grafica quasi identica: unica differenza, all’epoca la taglia era indirizzata a Tex stesso.

Giusfredi ci presenta questo primo albo di cinque consecutivi iniziando da un flashback di Tex quindicenne insieme al buon Gunny Bill, che ritorna dopo molto tempo sulla serie Tex Willer: era stata proprio la coppia Giusfredi & Valdambrini a rimetterlo in scena nel n.37.
Gunny Bill, come già ci avevano raccontato Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini ne Il passato di Tex, fu la figura centrale che dedicò parte della sua vita a insegnare al giovane Tex l’uso delle armi e la pratica dello stare in sella. È proprio grazie a questi insegnamenti che Tex si è trovato pronto, dopo la morte del padre – Ken – assassinato, ad iniziare una vita molto movimentata, prima da fuorilegge e poi da giustiziere.

Proprio dal flashback iniziale si capisce come Gunny Bill sia stato il mentore anche di un altro personaggio, il Charlie Goode su cui pende la taglia indicata nella copertina. Tex, Carson e Arkansas Joe (un altro personaggio che torna in grande spolvero) sono sulle sue tracce. Ma oltre a lui cercano anche la banda del Boia, di cui Goode fa parte. Una ghenga davvero interessante: Hank Cramer, detto il Boia, è appunto il capo, seguìto dall’indiano Mezzo Scalpo, dai fratelli Derry e da Goode. Sono loro che hanno ucciso Gil Sands, un amico di Arkansas Joe, ex Ranger anche lui a caccia di Cramer e della sua banda. “Difficile dire chi tra quei tagliagole sia il furfante peggiore”, afferma Joe.

tw 78I flashback sono lo strumento narrativo ben utilizzato da Giusfredi, che ci traghetta tra il n.77 e l’inizio del n.78 (La giustizia di Gunny Bill) nel punto in cui Tex racconta ai suoi amici – a casa della sorella del defunto Gil Sands – l’episodio di cui fu testimone da quindicenne, quando i destini di Goode si incrociarono nuovamente con quelli di Bill. È proprio l’ex allievo di Gunny Bill l’artefice di un’importante rovina dei pascoli della Nueces Valley ma, ricorda Tex, il buon Gunny non riusciva a farsene una ragione. Ed è proprio questa rabbia mista a frustrazione che va a collocare– grande intuizione di Giusfredi – il maestro della gioventù di Tex come protagonista del n.78, tanto da apparire in primo piano di fianco a Tex nella copertina di Dotti.

A pag.12 di questo secondo albo, Valdambrini condensa una vignetta che va ad occupare quasi tre quarti della tavola, un mix temporale del tentavo di Gunny di anticipare le mosse di Goode. La volontà di Gunny è quella di affrontare faccia a faccia il suo giovane allievo, ormai trasformatosi in un vero criminale.
L’incontro tra i due è ben rappresentato da una vallata notturna, con la luna che illumina la scena e i soliti tratti fluidi di Valdambrini (che ci riportano allo stile veloce ed efficace delle primissime storie a strisce di Tex): ad aiutare Gunny arriva il giovane Tex. Gli indizi contro Goode sono schiaccianti, nulla può salvarlo dal patibolo: e invece, sarà proprio Gunny a salvarlo.
Ben strutturata la narrazione, frutto di una sceneggiatura ordinata, con dialoghi veloci, senza tanti spiegoni: le scene riguardanti il momento in cui Gunny Bill spara mirando alla corda pochi istanti prima che Goode passi all’altro mondo sono davvero efficaci e tengono il lettore incollato alle pagine.

Tornando al presente, nella seconda parte del n.78, Giusfredi ci mostra un attrito violento all’interno della banda del Boia: è Cramer stesso a prendersela con Goode per essersi rifiutato di eseguire un suo ordine, uccidere due ragazzini indiani sfuggiti ad un massacro che la banda aveva commesso all’interno di un villaggio dei Lipan. Ecco le sfumature del codice d’onore personale di un villain come può essere Goode: uccidere sì, ma i bambini inermi no. Goode sfugge alla tortura e alla morte scappando dalle grinfie di Mezzo Scalpo e di Cramer.

tw 79Finzione ed elementi storici sono interscambiabili all’interno della serie Tex Willer, lo abbiamo visto diverse volte. Interessante è l’apertura di Sfida a Golconda (n.79) in cui Giusfredi utilizza un ricordo di Arkansas Joe, dopo che il proiettile che lo aveva quasi preso alla fronte a fine n.78 ci aveva lasciato con il fiato sospeso. Si tratta di un nuovo flashback, quando Joe e Gil Sands erano fianco a fianco nella battaglia di Monterrey nel 1847: Stati Uniti e Messico ai ferri corti. Siamo in piena guerra e a Monterrey, al passo di Cerro Corto, erano presenti i Texas Rangers che dettero una grande mano a sgominare i messicani. Insomma, un fatto storico realmente accaduto.

Man mano che leggiamo queste prime pagine, alla luce degli avvenimenti del n.78 che hanno visto Goode fuggire dalla banda del Boia, ci vengono dei dubbi sul fatto che sia stato realmente lui a togliere di mezzo l’ex ranger Gil Sands – o, se lo ha fatto, forse ci sono motivazioni diverse dal semplice sadismo.

Ripresosi dal colpo di striscio alla fronte, Arkansas Joe torna nel presente. Nel frattempo, dopo che Tex è riuscito a catturare un Lipan Apache, Giusfredi fa innalzare il livello della storia: si percepisce proprio un ulteriore giro di vite.

Alla fine, Tex, Carson e Joe vengono a sapere che i Lipan apache di Baisham – nel cui villaggio i tre amici si erano imbattuti nell’ultima parte dell’albo precedente – stanno dando la caccia allo stesso nemico: i componenti della banda del Boia. Sono stati loro, infatti, a sterminare gli abitanti del villaggio Lipan, in cui due giovani si erano salvati (quegli stessi giovani per cui Cramer aveva deciso di togliere di mezzo Goode, che si era rifiutato di ucciderli).

I ranger e i Lipan si uniscono insieme per un unico obiettivo: dare la caccia a Cramer e alla sua banda.

A pag. 29, la cura al dettaglio della coppia Giusfredi & Valdambrini ci mostra una piccola chicca, una goduria per gli occhi dei lettori appassionati. Nelle prime due vignette della tavola, la scena si apre su un esemplare di uccello delle foreste del territorio Lipan, che se ne sta appollaiato su un tronco. Poi, nella vignetta successiva, il primo piano cambia, vediamo un apache a cavallo – inquadrato dal basso verso l’alto – e l’uccello di prima ha nel frattempo preso il volo andando ad “oltrepassare” i confini della tavola. Un toccasana per chi legge.

Intanto, la banda del Boia è a caccia del tesoro del King Cobra: si tratta del loro obiettivo fin dall’inizio della storia ed è anche il motivo che ha sancito il legame tra Cramer e Mezzo Scalpo, una ricchezza che fa gola ad entrambi. Goode, invece, giunge a Golconda e salva una giovane madre e suo figlio – Pedro – dalle grinfie di un gruppo di violenti piantagrane. E qui i dubbi sulla doppia morale e sulla reale storia di Goode iniziano a farsi sempre più grandi per noi lettori. È davvero un fuorilegge assassino?
Tex, dal canto suo, segue le tracce degli apache che sono diretti proprio verso Golconda. Lo scontro a fuoco e l’incontro tra Willer e Goode sembra ormai imminente… e infatti Giusfredi orchestra sapientemente l’incontro tra i due, facendo nuovamente incrociare i loro rispettivi destini.

tw 80Sono due scenari che il lettore può leggersi nel n.80, Il tesoro del King Cobra: dialoghi semplici ed efficaci, ritmo rapido ed incalzante, un Valdambrini che dà il meglio di sé nelle scene di azione.

Ormai il quadro per i lettori è chiaro: Charlie Goode che fugge dalla banda del Boia e principalmente da Hank Cramer. Anche il capo della banda ha sguinzagliato i suoi sgherri per rintracciare Goode e alla fine anche loro arrivano a Golconda, che diventa il crocevia di questa storia: Tex, giunto nel villaggio, fingendosi ancora fuorilegge, va subito a togliere le castagne dal fuoco a Goode, eliminando i fratelli Derry giunti per toglierlo di mezzo. E durante l’incontro tanto desiderato dai lettori, Tex scopre che in effetti era stato Goode ad uccidere Gil Sands, ma lo aveva fatto per fargli terminare le inutili sofferenze dovute alle torture che questi stava subendo a causa delle tecniche di Mezzo Scalpo.

Ma il tesoro del King Cobra? Nel corso di questo quarto albo del ciclo arriva una dovuta spiegazione, che mostra come Giusfredi sia a suo completo agio nel far rimbalzare la narrazione tra presente e flashback. Si scopre quindi che, al tempo della guerra tra Stati Uniti e Messico, il generale Santa Ana aveva sepolto le ricchezze presso il forte di San Jerònimo. Improvvisamente, però, un gruppo di irregolari comandati da alcuni Texas ranger era riuscito conquistare il forte, prima dell’arrivo delle truppe di Santa Ana, mettendo così le mani sul prezioso tesoro lasciato incustodito nascondendolo nel ventre del King Cobra, un’imbarcazione con motore a vapore. La fuga del King Cobra aveva insospettito altre navi, che si erano così messe a caccia del vaporetto che però era riuscito a far perdere le sue tracce.
Quindi il mistero del tesoro ha resistito per anni: soprattutto ciò che viene cercato è l’oggetto, o il misterioso “aggeggio” – come lo descrive Goode a Tex – che servirebbe per decodificare la posizione esatta del tesoro (una chiave in senso letterale del termine? Un segno indicato da qualche parte? Non si sa). Un qualcosa che i Texas Rangers portavano con sé all’interno degli astucci.

Si scopre inoltre che il tragitto fatto dalla banda del Boia per mietere vittime innocenti tra i Lipan apache era solo un diversivo: l’obiettivo della banda è Monterrey. Qui, infatti, si trova la banca della città, il posto più sicuro in cui si poteva custodire la chiave di lettura per decifrare dove si trova il tesoro del King Cobra. Quale luogo più tranquillo di una banca per collocare un oggetto così importante?

Tutto questo, Giusfredi e Valdambrini ce lo raccontano in poche pagine: non ci sono fronzoli e spiegoni troppo didascalici, tutto è fresco e veloce. Quando si arriva al termine del n.80, si capisce che – dopo Golconda – adesso sarà Monterrey il luogo finale della resa dei conti: Tex e Goode sono diretti lì, mentre i Lipan con Carson e Arkansas Joe stanno seguendo le tracce della banda del Boia; da parte loro, Cramer e Mezzo Scalpo si trovano già a Monterrey. Tutti ad un passo dal tesoro.

tw 81Proprio in Monterrey, n.81 e albo conclusivo di questa saga, lo scontro a fuoco caratterizza buona parte della prima metà della storia: Carson e Arkansas Joe sono alle prese con la banda del Boia, con Cramer che ha arruolato altri scagnozzi e alla fine sia lui che Mezzo Scalpo, trovati i cavalli di Carson e Joe nascosti vicino al ponte cittadino, riescono a trovare la chiave per la decodificazione del tesoro.

Intanto Willer e Goode si avvicinano a Monterrey. Proprio nella foresta che circonda la città ecco che arriva l’incontro tra le due coppie: Tex e Goode da una parte, Cramer e Mezzo Scalpo dall’altra. Giusfredi riesce a dare un ritmo ancora più serrato: è come se in questo n.81 la storia volgesse verso il suo epilogo ancora più veloce. Sembra quasi di prendere il ritmo dei Lipan al galoppo, anch’essi a caccia della banda e anch’essi presenti alle porte di Monterrey. In poche tavole si arriva al dunque, con Cramer che viene colpito da una freccia Lipan e finisce all’altro mondo. È Mezzo Scalpo che rimane a piede libero e tenta di far fuori Tex: ma – come in realtà era prevedibile alla luce del personaggio costruito da Giusfredi – è Goode a salvarlo mettendosi in mezzo e prendendo lui il proiettile.

Uomo dalla doppia morale? Uomo buono e criminale per scelta? Oppure un uomo cattivo? Cosa è stato questo Charlie Goode dopo cinque albi ben realizzati dalla coppia Giusfredi & Valdambrini? È Tex a dircelo alla conclusione dell’albo, una volta entrato in città e ritrovati Carson e Joe. Lo fa tramite una favola che il buon Gunny Bill raccontava a lui e a suo fratello Sam. È un modo semplice ma geniale che lo sceneggiatore toscano decide di inserire proprio alla fine della storia, un modo per noi lettori di ritrovare un personaggio fondamentale, con cui si erano aperti i primi albi: alla fine è un concetto semplice, una morale che Gunny Bill aveva anche raccontato all’altro suo allievo Goode – e a tal proposito è efficace il flashback, di una sola tavola, con Charlie che racconta la stessa favola al figlio della giovane donna incontrati entrambi a Golconda nel n.80 e che non è altro che il messaggio della storia. Una favola comanche, secondo cui “i comanche dicono che dentro il cuore di un guerriero ci sono due lupi…uno valoroso e leale e uno malvagio e traditore… questi due lupi sono eternamente in lotta tra loro. Secondo i comanche fanno parte uno dell’altro, sono le due facce della stessa medaglia. Il sole per il giorno e la luna per la notte… la loro lotta è antica quanto è antico il mondo”.

Una piccola parentesi merita la tavola in cui Valdambrini ci mostra la lotta interiore di ciascuno di noi, attraverso la figura del lupo secondo la tradizione comanche.

Ma Charlie Goode e il tesoro del King Cobra? Qui ci fermiamo. Sta al lettore scoprire l’ultimo jolly introdotto da Giusfredi, che, come abbiamo visto da tempo e come si è ripresentato anche nel primo albo di questa pentalogia, dimostra scaltrezza e maestria nel nascondere le carte migliori.

Cinque albi, cinque mesi in edicola, un equilibrio ben dosato in ciascuno di essi, copertine sempre evocative e potenti, un’attesa per i lettori amanti di questa serie in crescendo, numero dopo numero. Nasce, a questo punto, una domanda spontanea: quando rivedremo Giorgio Giusfredi nelle pagine della serie Tex Willer? Chi scrive, non vede l’ora.

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