Castello di sabbia: storie dall’ultima spiaggia

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La copertina della Coconino Press

La scorsa estate, in concomitanza con l’uscita del film Old del regista indiano M. Night Shyamalan, Coconino Press ha pubblicato in Italia Castello di Sabbia – il graphic novel che ha ispirato il lungometraggio – realizzato nel 2010 per la casa editrice svizzera Atrabile, dal documentarista francese dal documentarista francese Pierre Oscar Lévy e dal disegnatore svizzero Fredrick Peeters.  Un’opera sorprendente che ha vinto all’epoca il premio Toppfner ed è stata in nomination al Festival di Angouleme, il cui tema di fondo, decisamente inquietante, sembra in effetti ideale per la trasposizione cinematografica del regista indiano, specializzato in thriller ambiguamente divisi tra realtà e fantasia.

La trama dell’albo è presto raccontata: una semplice giornata di vacanza estiva si trasforma in un incubo per le famiglie che decidono di sostare in una piccola insenatura di fronte al mare, dato che si accorgono ben presto che qualcosa non funziona nel modo giusto.

Il mistero si infittisce  

Il ritrovamento del corpo esanime di una povera ragazza sconvolge difatti il quieto trascorrere di quella che doveva essere una placida giornata di riposo, ma il mistero che nasconde non ha nulla a che fare con indagini poliziesche o trame d’azione. A poco a poco la realtà stessa sembra infatti distorcersi e il tempo stesso non sembra più scorrere come dovrebbe, accelerando visibilmente e trascinando i 14 protagonisti in un incubo che rimanda, per proseguire con i rimandi cinematografici, all’Angelo Sterminatore di Luis Buñuel,  per il  senso  di  costrizione  e l’impossibilità  di  trovare  una  via  di  fuga, oppure più prosaicamente ai vecchi telefilm di Ai confini della realtà.

La narrazione è giocata sull’incontro/scontro dei diversi personaggi, ma nonostante le più di 100 tavole della storia, nessuno tra di loro risalta in maniera particolare. Ad emergere sono i grandi temi dell’esistenza umana, ponendo in evidenza una lettura ecologica della vicenda: l’uomo è smarrito di fronte alla natura matrigna, incapace di adattarsi, di accettare una realtà modificata.

Accettare il proprio destino

I personaggi, divisi nei vari nuclei familiari, faticano a comprendere anche il senso della propria vita e della propria fragilità in quanto esseri umani rispetto al trascorrere del tempo. Infatti, soltanto alcuni di essi riusciranno ad affrontare il proprio destino serenamente.

Per lo sceneggiatore Lévy si è trattato della prima e per ora unica opera a fumetti: solitamente impegnato come documentarista su temi ecologici e sul cambiamento climatico, è più che notevole il suo debutto nel mondo delle Bandes Dessinèes a ben 55 anni. La spiaggia descritta esiste realmente, nella provincia di Oviedo (nelle Asturie, in Spagna) ed è legata ai ricordi d’infanzia di Lévy e alla storia della sua famiglia, in fuga dalle persecuzioni dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, in quanto ebrea. Frederick Peeters ha al contrario una grande dimestichezza con il fumetto, è probabilmente il maggiore disegnatore svizzero, capace di passare dalla denuncia sociale alla fantascienza. In questo caso, il suo graffiante bianco e nero contribuisce al clima inquietante della storia e alla narrazione ipnotica, e grazie al suo stile realistico e accurato sembra proprio di stare in spiaggia con i protagonisti della vicenda, per accompagnarli verso il grande mistero delle loro esistenze.

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