S.O.S. Felicità

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Vi interessano le ambientazioni distopiche?
Vi piacciono le atmosfere orwelliane?
Vi attirano le situazioni kafkiane?

Se avete risposto “Sì” a una o più di queste domande, nessun dubbio: recuperate questa serie 100% belga, scritta da Jean Van Hamme e disegnata da Griffo (pseudonimo di Goelen Werner). Non ve ne pentirete.

Sì, lo so, in genere questo tipo di suggerimento lo scrivo alla fine dei miei articoli (che si occupano – quasi – sempre di fumetti che mi sono piaciuti particolarmente) dopo aver illustrato le caratteristiche di una collana o di un personaggio e non all’inizio, ma per una volta mi sento di fare un’eccezione. Anzi, all’elenco delle domande precedenti avrei potuto aggiungerne una quarta:
Siete convinti che Van Hamme abbia scritto soltanto fumetti “avventurosi”?
Anche in questo caso, se la risposta fosse positiva, mi sentirei di suggerire il recupero di S.O.S. Bonheur, visto il genere completamente diverso rispetto ad altre sue serie cult come XIII o Largo Winch: scoprirete così “…la più politica forse delle opere di Jean Van Hamme, questa S.O.S. Felicità, un titolo che è un avviso, un’ideale richiesta di soccorso, un monito per le future generazioni a non commettere i nostri stessi errori”, come spiega Fabio Licari nella presentazione alla ristampa della serie in due volumi (il 30 e il 31) nella collana Albi Avventura della Gazzetta dello Sport.

Il primo, breve episodio di S.O.S. Bonheur appare sulle pagine della rivista Spirou nel 1984, seguìto da altri cinque episodi della stessa lunghezza che saranno poi raccolti, nel 1988, in due albi cartonati di gran formato pubblicati nella collezione Aire Libre della casa editrice Dupuis: ma il progetto originario risale a molto prima, ad uno sceneggiato per la TV francese che però venne considerato – soprattutto dopo l’elezione di François Mitterrand, nel 1981 – troppo cupo e pessimista e quindi non vide mai la luce (condividendo così lo stesso percorso di un altro fumetto di Van Hamme, I maestri dell’orzo, originariamente concepito come sceneggiato per la TV belga).
Questi primi sei episodi compongono un affresco atipico, disturbante, straniante, in cui le premesse delle singole mini-storie (migliorare il benessere del singolo tramite la supervisione delle autorità) vengono portate alle estreme conseguenze, in modo chirurgico anche se talvolta un po’ troppo manicheo, mentre il lettore si chiede dove andrà a parare la macro-storia soggiacente di cui vengono tirate le fila in un terzo volume da 54 pagine pubblicato nel 1989: un epilogo che ora, passati più di trent’anni, può forse apparire il punto più debole delle vicende narrate… ma bisogna sempre ricordarsi che si tratta di un’opera appunto concepita e realizzata tra l’inizio e la fine degli anni Ottanta, cioè in un’era pre-Internet, pre-smartphone, pre-satellitare che Van Hamme “anticipa” mirabilmente. Di più non dirò, per evitare di rovinare la sorpresa a chi non conoscesse questo fumetto, mentre rimando chi invece l’ha già letto all’impeccabile recensione che il nostro Vincenzo Oliva scrisse nel 2003, all’epoca della pubblicazione di S.O.S. Felicità sulle pagine del settimanale Skorpio.

Come dite? C’è un secondo ciclo di S.O.S. Bonheur, con due corposi volumi – un centinaio di pagine l’uno – pubblicati nel 2017 e nel 2019, sempre disegnati da Griffo ma stavolta scritti da Stephen Desberg? Sì, lo so, ma non me li sono (ancora) procurati per un paio di motivi. Innanzitutto, perché questo secondo ciclo dovrebbe essere costituito da tre volumi in totale, e quindi preferisco leggere l’intero sequel una volta completata la trilogia… ma soprattutto perché la storia narrata da Van Hamme mi sembrava già compiuta in sé e temevo di restare deluso. Probabilmente Desberg ha fatto comunque un ottimo lavoro (visti anche i suoi successi con serie come I.R.$ o Lo Scorpione), ma resto dell’idea che ai giorni nostri sia fin troppo facile prevedere scenari fantapolitici che presentino certe situazioni “totalitarie”: Van Hamme, invece, l’ha fatto quando l’orwelliano 1984 era un pamphlet conosciuto soltanto da una ristretta nicchia di specialisti, prima del grande successo letteralmente esploso appunto nel 1984. Onore allo scrittore belga, quindi, per come ha saputo precorrere i tempi e mostrare inquietudini sempre più attuali.

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