Largo Winch

/
2 mins read

Dopo aver conosciuto e apprezzato, negli anni Ottanta, numerose BD sulle pagine dei settimanali Eura, e dopo aver scoperto in loco (durante i miei gemellaggi al liceo e all’università) la loro versione originale, ho trascorso buona parte del mio anno di assistente in Francia – tra il 1989 e il 1990 – a leggere albi su albi, approfittando della biblioteca della scuola in cui insegnavo e delle librerie in cui, seguendo l’esempio dei lettori autoctoni, potevo tranquillamente sedermi per terra e leggere i coloratissimi cartonati appena pubblicati senza necessariamente comprarli. Una fruizione completamente diversa da quella possibile in Italia, in cui l’edicola costituiva lo sbocco naturale per il fumetto – naturale e unico, ancora per molti anni, prima dell’aumento delle fumetterie e dell’avvento dei graphic novel in libreria.

Nei numerosi viaggi successivi Oltralpe, il passaggio in libreria divenne un appuntamento irrinunciabile e fu così che scoprii Largo Winch, attirato dal nome dello sceneggiatore: era quel Jean Van Hamme che già mi aveva entusiasmato con XIII, nonché autore di altre famose BD a partire da Thorgal. E nemmeno stavolta rimasi deluso: le avventure del giovane miliardario, pubblicate dalla casa editrice Dupuis e magistralmente disegnate da Philippe Francq, presentavano trame ancora più serrate di quelle del mio smemorato preferito, suddivise in dittici in cui il primo volume si chiudeva invariabilmente con una situazione complicatissima da cui Largo, aiutato dall’amico Simon Ovronnaz, riusciva a salvarsi nel secondo volume all’ultimissimo momento (portando, ogni volta, sempre più all’estremo i concetti di cliffhanger e suspension of disbelief… anzi, qualche volta esagerando un po’).

Se per XIII l’autore aveva tratto spunto dalla saga di Bourne scritta da Robert Ludlum, stavolta sei episodi del suo nuovo protagonista sono la riduzione a fumetti di romanzi che Van Hamme stesso aveva scritto negli anni Settanta e che erano stati pubblicati anche in Italia su Segretissimo. Ad eccezione del primo libro che diventa il primo dittico, Van Hamme non segue l’ordine dei suoi romanzi e modifica alcuni particolari, ad esempio “inverte” le nazionalità dei principali coprotagonisti: l’israeliano Simon Ben Chaïm diventa lo svizzero Simon Ovronnaz, mentre il pilota svizzero Freddy Kaplan – che salva spesso il protagonista con il suo aereo – diventa israeliano. Naturalmente la serie a fumetti non termina una volta esauriti i romanzi: il successo di vendite in Francia è infatti notevole e viene attestato da numerose ristampe oltre che dalla realizzazione di un videogioco, una serie televisiva e, soprattutto, una coppia di film (invero non eccezionali).

Anche se le trame, come dicevo prima, tendono sempre più a “esagerare”, ho però continuato a leggere volentieri questa serie fino ai giorni nostri (diversamente da XIII, che ho mollato per strada) grazie anche alla maestria di Van Hamme che delinea con efficacia tutti i comprimari che ruotano intorno a Largo, sempre assecondato dai disegni di Francq che si adattano perfettamente al testo senza inutili orpelli. Francq continuerà a disegnare la serie anche dopo l’addio del creatore nel 2015, dopo il ventesimo albo: il nuovo sceneggiatore è Éric Giacometti, autore finora di tre albi, mentre Van Hamme è tornato parzialmente sui suoi passi nel 2021 dando il via al prequel La fortune des Winczlav, disegnato da Philippe Berthet.

In Italia, Largo Winch ha debuttato su Lanciostory nel 1993, sul n° 40 della XIX annata. Per molto tempo l’Eura ha pubblicato un dittico per volta, vale a dire due albi francesi suddivisi in otto episodi complessivi consecutivi (il secondo dittico nel 1994, poi ogni due anni circa, una volta terminato il dittico corrispondente in Francia). Il grande successo presso i lettori italiani è testimoniato dalla ristampa degli albi di Largo Winch, nel loro formato originale, all’interno delle collane Euramaster Tuttocolore, Aureacomix e, infine, Aureacomix Linea BD. La ristampa integrale più recente è però quella in dittici, apparsa nel collaterale della Gazzetta dello Sport intitolato Albi avventura nel 2018, che rappresenta un ottimo modo per (ri)leggere l’intera saga a prezzi contenuti, con un unico difetto… l’undicesimo dittico della collana, infatti, presenta la prima parte dell’avventura d’esordio scritta da Giacometti ma non la seconda, a quel tempo ancora inedita (sarebbe stata pubblicata in Francia soltanto a fine 2019). Chi volesse colmare questa lacuna può comunque procurarsi il 22° albo nella collana Aureacomix Linea BD.

————————
BD MON AMOUR – tutti gli articoli

Articolo precedente

Un Joker Frankensteiniano Diversamente Abile

Prossimo Articolo

I consigli di uBC Fumetti 2021: Fumetti italiani

Ultimi Articoli Blog