Nel settembre del 1986, quando l’Indagatore dell’incubo fece il suo esordio in edicola, ero poco più che un paffuto bambino di un anno e mezzo, del tutto ignaro del mondo.
Gli anni passarono e arrivò, inesorabile, l’adolescenza vissuta nei ritmi lenti di un piccolo paese calabrese. Ricordo nitidamente il giorno in cui accompagnai mio nonno a comprare il pane in un alimentari che fungeva anche da edicola: per la prima volta tornai a casa con un fumetto Bonelli, ma non si trattava di Dylan Dog. Era Tex, il n. 243, Il segno di Cruzado. Fu il cinema appassionato di mio nonno a contagiarmi e a farmi muovere i primi passi tra le vignette western e, successivamente, al mondo delle immagini in movimento.
Il mio vero incontro con Dylan Dog arrivò più tardi, non attraverso un ricordo familiare, ma con la grazia surreale di un piccolo atto d’amore. Sfogliai un albo per caso — di cui ancora oggi non conosco il titolo — e rimasi folgorato da una vignetta in basso a destra: il primo piano di una ragazza bellissima, voltata di tre quarti, con lunghi capelli biondi.
Ne rimasi incantato.
Non ho mai più ritrovato quella pagina. A volte ho pensato a un abbaglio giovanile in pieno sviluppo ormonale; altre volte, con un filo di romantico destino, mi piace credere che la ritroverò soltanto quando sarò davvero in pari con la lettura delle vecchie storie di Dylan Dog.
Superata la prima giovinezza, fu un caro amico a riavvicinarmi ai fumetti. Ripartii proprio da Dylan e da una storia in particolare: Memorie dall’invisibile. L’impatto con la prima tavola di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano fu devastante. La pioggia battente di Londra smise di essere un semplice disegno per trasformarsi in una sensazione fisica: fu lì che scoprii la mia natura di pluviofilo. Ma, soprattutto, quell’albo mi specchiò nei miei fantasmi, nei tormenti d’una fase complicata della mia vita.
Il vero mostro della storia non era una creatura soprannaturale, ma l’invisibilità sociale, la paura di non essere visti. In quella Londra bagnata, tra la malinconia di Bree Daniels e la solitudine dei suoi emarginati, la storia risuonò forte con la mia timidezza di ragazzo di provincia, trasformando l’horror in una poesia urbana di rara bellezza.
Oggi, rileggendo Memorie dall’invisibile nell’edizione cartonata a colori in occasione dei quarant’anni di Dylan Dog, mi rendo conto che la magia è rimasta intatta.
Continuo a cercare quella ragazza bionda nascosta in fondo alla pagina, consapevole di essere ancora quel ragazzo innamorato di una figura disegnata su carta. Una ricerca forse priva di senso, ma meravigliosamente romantica, vissuta al riparo di quella pioggia che non ha mai smesso di scrosciare.
Viviamo solo se qualcun altro crede in noi
Citazione tratta da “Memorie dall’invisibile” di Tiziano Sclavi, Giampiero Casertano.
Dylan Dog n. 19, Sergio Bonelli Editore 1988
Speciale di
Dylan Dog è © Sergio Bonelli Editore. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Dylan Dog © Sergio Bonelli Editore · iniziativa indipendente
