Analizzare Sostiene Pereira attraverso il film di Roberto Faenza e il fumetto di Pierre-Henry Gomont ci offre una prospettiva affascinante su come due media diversi possano re-interpretare e dare nuova vita a una stessa storia. Entrambi partono dal capolavoro letterario di Antonio Tabucchi, ma lo declinano secondo le proprie specificità linguistiche ed espressive.
Non sempre capita di fare un fumetto ispirandosi ad un film: tendenzialmente si avvia un processo contrario, trasporre da fumetto a film. Ma ci sono casi – ne ho parlato in questo articolo della rubrica Cinema & Fumetti – in cui questo espediente funziona, vedi Topolino omaggia Federico Fellini con La strada.
L’emblema dell’interpretazione attoriale e dell’atmosfera
Il film diretto da Roberto Faenza, con una buona prova attoriale di Marcello Mastroianni, è spesso citato come un esempio di adattamento cinematografico riuscito, soprattutto per l’aderenza allo spirito del romanzo. Anche noi prenderemo in esame il film di Faenza per contrapporsi al fumetto di Gomont.
L’interpretazione di Mastroianni è senza dubbio il pilastro portante del film, l’unica soluzione che dona carattere alla pellicola e alla trasposizione. La sua fisicità, il suo sguardo stanco ma progressivamente illuminato, la sua voce narrante (seppur non quella onnipresente del romanzo, ma spesso in voiceover per le citazioni chiave) rendono Pereira un personaggio tridimensionale, profondamente umano e credibile. Mastroianni riesce a catturare l’essenza dell’uomo che si risveglia da un torpore esistenziale e politico.
Ci troviamo a Lisbona negli anni ‘30 del Novecento, nello specifico nel 1938 e la città è descritta con grande cura, evocando un’atmosfera malinconica e opprimente che riflette lo stato d’animo di Pereira e la morsa del regime salazarista. Le luci, i colori, la fotografia contribuiscono a creare un senso di sospensione e di imminente pericolo.
Il film, quindi, mantiene un ritmo lento e contemplativo e permette allo spettatore di immergersi nella psicologia di Pereira e nella sua lenta evoluzione, anche accompagnato dalla colonna sonora che utilizza sapientemente l’uso del silenzio e dei rumori ambientali accentuando l’inquietudine e la solitudine del protagonista.
Nonostante ciò, la pellicola di Faenza presenta dei punti “deboli”, come la voce narrante. Sebbene sia presente, la voce fuori campo del film non può replicare l’onniscienza e l’insistenza della voce narrante, che è parte integrante dello stile e del significato dell’opera letteraria. Nel film, questa diventa più un espediente per citare passaggi chiave.
Questo ci da l’input per analizzare la parte grafica, ovvero il fumetto e la sua percezione della realtà.
La forza del segno e l’espressività caricaturale
L’adattamento a fumetti di Pierre-Henry Gomont, pubblicato nel 2016, offre una prospettiva visiva e narrativa molto diversa da quella di altri adattamenti a fumetti (vedi ad esempio Antonio Tabucchi – Sostiene Pereira di Marino Magliani e Marco d’Aponte, Tunué, 2014). Gomont, dal canto suo, introduce uno stile più caricaturale e dinamico.
Il fumettista francese si discosta da un realismo pedissequo, adottando un tratto più espressionista e a tratti caricaturale. Questo non solo rende il suo adattamento visivamente unico, ma permette anche di enfatizzare le emozioni di Pereira e la brutalità del regime in modo più stilizzato e talvolta grottesco. I volti sono spesso deformati dall’emozione o dall’orrore, e le ambientazioni possono assumere un’aria più opprimente attraverso linee e colori cupi.
Anche Gomont, come altri fumettisti, può sfruttare le didascalie e i balloons per ricreare l’effetto della voce narrante del romanzo. Il suo stile, però, aggiunge una dimensione quasi onirica e disturbante, rendendo le riflessioni di Pereira visivamente più dense, più corpose.
Le sue tavole riescono a comunicare il disagio e la paura del regime in modo viscerale, spesso attraverso l’esagerazione visiva. Come dicevo all’inizio, la trama ha come sfondo il contesto storico degli anni ‘30 in Portogallo con il regime guidato da António de Oliveira Salazar, che governò il Portogallo dal 1933 al 1974.
Nonostante il ritmo lento, Gomont riesce a infondere una certa dinamicità visiva nelle sue tavole, che possono spezzare la monotonia e mantenere alta l’attenzione del lettore, anche in scene di dialogo o introspezione.
Spesso pensiamo che i fumetti vengono trasposti a film ma, come in questo caso – sebbene il film si ispiri al romanzo – il fumetto si ispira ad entrambi, prendendo molto dalla riduzione cinematografica di Faenza.
Come per ogni fumetto, manca la risonanza e l’emozione della voce di un attore, come in questo caso di Mastroianni, che ha un impatto profondo sull’identificazione con Pereira. Ma questo lo rende comunque eccelso nella realizzazione di una pantomima di livelli alti.
Due viaggi complementari con approcci differenti
Sia il film di Faenza che il fumetto di Gomont rappresentano due adattamenti complementari dell’opera di Tabucchi, ciascuno sfruttando le proprie specificità mediatiche.
Il film non eccelle nel restituire l’atmosfera, ma solo nel mettere in scena l’evoluzione emotiva di Pereira attraverso l’interpretazione di Mastroianni, offrendo un’esperienza visiva e profondamente umana. È un adattamento che predilige la semplicità produttiva e l’impatto attoriale, tralasciando tutto il resto.
Il fumetto di Gomont, invece, brilla nella sua capacità di re-interpretare visivamente la storia attraverso un linguaggio grafico forte e non convenzionale. Offre una lettura più viscerale e stilizzata dell’angoscia e del risveglio di Pereira, pur mantenendo il messaggio centrale del romanzo. È un adattamento che osa di più a livello estetico.
Entrambi i media riescono comunque a catturare l’essenza del messaggio di Tabucchi: la lenta ma inesorabile presa di coscienza di un uomo di fronte all’orrore della dittatura e il monito contro l’indifferenza. La scelta su quale sia l’adattamento “preferito” dipende spesso dalle inclinazioni personali e da ciò che si cerca in un’opera: la potenza della performance attoriale e l’atmosfera realistica, o la forza espressiva e la reinterpretazione stilistica del disegno.
Se amate gli eteronimi di Fernando Pessoa, un po’ come quel Riccardo Reis portato avanti da José Saramago, allora dovreste leggere, vedere e assaporare questa pluri-visione di Sostiene Pereira.
