Lucca C&G 2022 – Leo Ortolani

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Lucca Comics & Games 2022 è da sempre occasione di novità e quest’anno una gradita sorpresa ai suoi lettori la fa Leo Ortolani con l’uscita del volume “Musa”, un artbook in edizione a colori pubblicato da Feltrinelli Comics. A presentarlo sul palco Luca Raffaelli, famoso giornalista e saggista esperto di fumetti e animazione, mentre lo accompagna Sarah D’Imporzano, artista che ha curato la colorazione del volume.

L’incontro si è aperto con l’unboxing dell’opera, incellophanata ad arte, che ha svelato… un libro! Ortolani, da buon mattatore, non si smentisce mai e scherza e si diverte con il pubblico presente. Il volume – avverte la fascetta che lo cinge – è a tiratura limitata e al suo interno ha una stampa esclusiva in busta pergamenata.

L’autore è molto contento di questa sua ultima fatica e non può che introdurre e ringraziare Sarah D’Imporzano che lo ha aiutato curando minuziosamente l’aspetto della colorazione.

Cosa è successo e come si è giunti a Musa? Prima di tutto è stato grazie al tempo a disposizione di Ortolani: era un periodo piuttosto scarico da impegni e scadenze avendo già terminato progetti piuttosto tranquilli e, per passare il tempo, un disegnatore non può che… disegnare! Si era messo quasi distrattamente a disegnare alcune figure femminili e a postarle sui propri profili social (Instagram e Twitter). L’ispirazione era venuta pensando a grandi artisti come Frank Frazetta, illustratore e autore di fumetti specializzato nel genere fantasy e fantascientifico, John William Waterhouse, pittore britannico appartenente alla corrente preraffaellita,  e Alfons Mucha, pittore ceco tra i più importanti dell’Art Nouveau.

Come ricorda lo stesso Ortolani, Frazetta ha disegnato per tutta una vita guerrieri barbari e principesse formose dalle movenze feline che hanno ispirato le donne tigri presenti in questo volume.
Waterhouse lo ha indirizzato a quelle figure femminili sdraiate tra campi fioriti che sono diventate le ninfe di Ortolani.
E infine Mucha, con le sue cornici di fiori e gemme che coronano ragazze dai seni acerbi avvolte in abiti e drappeggi, ha fatto nascere in Leo la voglia di imitarlo… ben conscio dei propri limiti.
Ma questo elenco non sarebbe completo senza citare anche Frank Cho e Jack Kirby con le loro figure, intriganti le prime e potenti le seconde.

E’ in questo frangente, mentre sta realizzando alcune di queste illustrazioni, che Tito Faraci, nel suo ruolo di direttore editoriale di Feltrinelli Comics (oltre che amico), lo contatta e gli propone di farne un volume. Perché? Perché quelle di Leo Ortolani erano figure diverse dalle tipiche donne dei fumetti per adolescenti in crisi ormonali. Erano sì sensuali ma delicate, come i segni con cui sono tratteggiati in uno stile molto da linea chiara.
Ma se già in bianco e nero sono immagini molto affascinanti, Leo sente che ci vuole qualcosa di più e per questo chiede a Sarah di intervenire con la sua professionalità per arricchirle ancor più.

Sarah D’Imporzano è un’artista dalla grande sensibilità che si è dedicata alla colorazione delle figure femminili. Non ha voluto ricorrere al digitale bensì utilizzare la tecnica tradizionale per rispettare il tratto di Ortolani e al contempo valorizzarlo.
Tanti – forse troppi, ride Ortolani – sono stati i bozzetti con le prove colori, talvolta anche ripartendo da zero. Il tutto lavorando a ritmi serrati durante l’estate, anche con la preoccupazione dei tempi di asciugatura troppo rapidi degli acrilici. Solo in un caso – una regina ispirata alle carte da gioco toscane – a quella degli acrilici si è affiancata la colorazione a pennarelli ottenendo un ottimo risultato tra colori che danno volume al corpo della figura (gli acrilici) e colori più piatti riservati alle vesti (i pennarelli).
Ortolani avverte che questo potrebbe essere un possibile presagio di futuri tarocchi da lui realizzati, forse solo arcani maggiori…

A ogni immagine è stato dato un nome e un testo di presentazione a corredo dove l’autore descrive, sempre scherzosamente, l’idea all’origine o alcuni aneddoti riguardo la fase di realizzazione. A fianco anche la versione in bianco e nero.

Il risultato finale è una vera opera d’arte, al punto tale che il titolo poteva essere: “Leo Ortolani incontra l’Arte… e non la riconosce” (“Ah, era lei! Ma guarda te… figurati…”), dice Ortolani, indicando con il dito come se gli stesse passando davanti.

C’è anche spazio per una riflessione sulla “differenza” tra il colore di queste opere e il colore delle copertine che Leo, da tempo, affida al fratello. Lui di suo non ha quasi nessuna confidenza con il colore ed i toni, mai stato dalle parti della linea chiara, sempre più ispirato dai contrasti forti dei bianchi e neri alla Kirby. Questo peraltro, come riveleranno in seguito, si è rivelato un bel problema nel momento in cui la colorazione più che una campitura digitale doveva essere un tono steso ad acrilico, quasi acquerellato. Il tono originale si scioglie e scompare e questo alla colorista sembrava quasi un delitto. Irrilevante invece per Leo.

Nota: sempre durante questa edizione di Lucca Comics è stato presentato il volumetto “Fantastici Quattro: Speciale Anniversario – Leo Ortolani Edition” (Panini Comics) per festeggiare i 60 anni del famoso gruppo inventato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1961. Al suo interno 2 tra le storie più iconiche del Quartetto – la prima avventura e il matrimonio di Reed Richards e Susan “Sue” Storm – ridisegnate, una tavola ciascuna, dai migliori artisti contemporanei tra cui Ortolani stesso, autore anche della copertina per l’edizione italiana.

Nonostante si sia detto che non sono immagini per adolescenti in crisi ormonale, è innegabile che in molte immagini Ortolani va oltre l’estetica, e le immagini assumono una connotazione erotica: ma questo, scherza nuovamente l’autore, è perché non è mai stato capace a disegnare i vestiti. D’altro canto, dice, Sarah è già stata personaggio di uno dei suoi fumetti umoristici (compare in Il Buio in sala) e quindi alla fine si trova il punto di incontro tra erotismo e umorismo. La collaborazione tra i due è filata liscia, anche se c’è stata difficoltà da parte di Ortolani quando ha dovuto ingrandire, fare in versione più grande quei disegni iniziati e postati sui canali social, o da parte di Sarah D’Imporzano, come si diceva prima, per preservare il tratto a china sottostante quando si è steso il colore acrilico, nella resa dei capelli o dei panneggi.
Il tutto nella volontà per entrambi gli autori di variare e fare qualcosa di nuovo.

Sarah non può che essere onorata di aver collaborato con Ortolani e si ritiene molto soddisfatta del libro stampato che ha di fronte anche se – si sofferma – c’è sempre qualcosa che si vuole cambiare ad opera terminata.

Musa è il titolo del volume ma chi sono le ispiratrici? Per Ortolani non si tratta di persone reali ma modelle ideali, una figurina che racchiude in sé diverse suggestioni di bellezza e che poi lui varia alla bisogna.
Scherza ancora dicendo che probabilmente il suo contributo all’arte sarebbe sparire ma ha cercato di fare anche qualcosa di originale. Forse anche no, visto che l’aveva già fatto Mucha…
Infatti a suo parere, la bellezza che traspare dalle donne di Mucha, e da quelle disegnate da lui è in queste espressioni con un mezzo sorriso, un’espressione che lascia sempre qualcosa in sospeso.

Interviene anche Tito Faraci che sottolinea come spesso si tenda a passare in secondo piano la perizia grafica di Leo nei suoi fumetti e non lo si apprezzi abbastanza. Con questo libro, invece, l’aspetto da tenere in considerazione è proprio la sua abilità grafica e di questo ne è contento.
Ringraziano anche Luca Bertelè, per il suo ruolo di curatore grafico di Feltrinelli.

Qui viene lasciata cadere un’altra battuta su come, grazie appunto al lavoro che ci sta alle spalle, ci siano libri che si leggono ed altri che si frequentano: un rapporto non continuo ma diluito in molte occasioni, con il piacere di prendere contatto con l’oggetto e poi riporlo.

La parte finale dell’incontro va molto a ruota libera e verte molto sul modus operandi di Ortolani e di D’Imporzano.
Dapprima sull’opera specifica di cui si parla e sul fatto che la scelta dei colori abbia dato molto da pensare perché doveva innanzitutto essere espressione del personaggio, non bastava fosse d’effetto.
Poi, visto che si era accennato alle condizioni di lavoro, “estreme” per il caldo, della colorista, si chiede invece a Leo quale sia il suo spazio e tempo del lavoro. L’autore conferma che anche per lui è stato meglio dedicarsi a questo lavoro principalmente la sera, in quel momento in cui si trova a disegnare per disegnare e, spesso, rilancia quello che ha disegnato per il social.

Si passa poi al “metodo” di lavoro e Leo afferma che questi disegni narrativi hanno avuto senso nel contesto di quest’opera, ma che non è così che lavora di solito: partire dai disegni per costruire una storia più complessa con lui non ha mai funzionato, è sempre stato un disastro. Si accontenta, dice, di avere un disegno sufficiente alla sua narrazione.

Visto che era stato citato, viene chiesto se ci sarà un altro volume di commenti cinematografici. Difficile interpretare se il “So che vi manca, vi capisco” sia un sì o un no da parte di un autore che, finora, ha più di una volta abbandonato la strada vecchia per la nuova.

Musa. Art book. Ediz. a colori
2022 Feltrinelli Comics
F.to 31,5x23cm, colori,
60 pagine,
€39,00

 

 

 

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