La doppia avventura nel nuovo format della serie di Julia (80 pagine più copertine ad albo, come avevamo spiegato qui) ci introduce in una nuova puntata del confronto tra Julia Kendall e Myrna Harrod.
Ci eravamo lasciati nel n.320 (Myrna: a muso duro) con la fuga di Myrna alias Geraldine insieme alla giovane Ellen Giordano. A questo giro, Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero affondano ancora di più l’introspezione psicologica della famigerata assassina approfondendo una caratteristica della sua personalità che pensavamo totalmente assente e che ormai, da qualche numero, appare invece una costante. Myrna vuole bene ad Ellen: si sente in dovere di proteggerla, un sentimento che oscilla tra un amore materno e un rapporto tra sorelle.
Come suggerisce anche l’omonima canzone dei Canned Heat, da cui prende il titolo il n.329, l’ambientazione dell’albo è chiaramente on the road: nuovamente sulla strada. Le prime 27 pagine ci raccontano la nuova identità di Myrna (adesso Susan), la caccia di nuovi documenti falsi per lei e per Ellen e la freddezza – che per fortuna ogni tanto ci viene riproposta – nei confronti degli sgherri maschi di cui si serve per procurarsi i documenti che le servono.
Steve Boraley è perfettamente a suo agio nel contesto urbano in cui le due donne si trovano: le scene notturne, molti neri e il gioco con lo sfondo bianco della tavola fanno il resto.
L’apparizione di Julia nella prima parte rimane quasi sullo sfondo: le indagini rimaste al n.320 sono a un punto morto, occorre perciò cambiare tattica.
Nel frattempo, però, si fatica in certi frangenti a riconoscere la vecchia Myrna in questa sua nuova versione, quasi più umana. È la dolcezza nei confronti di Ellen che ci spiazza. È una caratteristica dei personaggi creati da Berardi: nessuno è bidimensionale. C’è un approfondimento, c’è un soffermarsi, nulla appare mai banale. Anche se, nel caso della Harrod, queste sfumature si avvertono forse un po’ troppo.
Continua anche in questa nuova avventura il doppio binario narrativo già visto nei numeri 314 e 320: da un lato Myrna, che sta scrivendo le sue memorie (che, all’inizio del n.329, scopriamo essere giunte alla terza parte del suo libro), dall’altro la narrazione esterna legata a Julia. Le due voci si distinguono anche graficamente: per Myrna viene utilizzato il classico stampatello minuscolo, tipico di un testo scritto al computer, mentre per Julia resta il font didascalico in corsivo.
Se da un lato abbiamo una Myrna gentile e apprensiva nei confronti di Ellen, le sue folli visioni e fantasie perverse continuano a ripresentarsi, sicuramente in misura maggiore rispetto alle ultime avventure in cui l’abbiamo vista protagonista. Un esempio su tutti rimane l’interpretazione che la mente della Harrod costruisce nei confronti dell’addetto alla produzione di documenti d’identità falsi: un uomo mingherlino, con gli occhiali e un po’ calvo. Boraley immortala la scena cogliendo alla perfezione l’impeto improvviso di un’allucinazione viscerale che attraversa la mente di Myrna mentre osserva il tizio: le pupille dell’uomo si gonfiano fino a deformare i lineamenti del volto, fino a far assumere al volto una fisionomia da rospo.
Qui vale la pena soffermarsi sull’ottimo lavoro di Francesco Bonanno alla copertina: quella scena che viene disegnata da Boraley viene reinterpretata efficacemente da Bonanno nella cover, con le pupille che si staccano dalle orbite rimanendo legate con dei filamenti sanguinolenti che sembrano balzare in avanti verso il lettore. Bonanno rende al meglio la follia della Harrod.
Se nel n.329 il tema del sentimento protettivo è forte, nel n.330 – Myrna: in un giorno di sole – ritroviamo invece quella follia spietata della Harrod che (diciamocelo con tutta franchezza) attendevamo da qualche avventura. Non che gli omicidi fossero mancati: ciò che mancava era la freddezza, unita all’orrore, tipica della figura dell’assassina che aveva colpito l’immaginario dei lettori di questa serie fin dai primi numeri. Trovata una nuova identità come segretaria dello studio legale dell’avvocato John Phan Hoang, e impersonificando la sorella di tale Claire Morgan con il nome di Carly, c’è una scena tra le pagine 9 e 10 in cui l’efferatezza pura della Harrod torna a livelli a cui ci eravamo un po’ disabituati: è notte e Boraley gioca sapientemente con le luci e le ombre, ma ciò che fa tornare un brivido tipico del genere thriller è quando vediamo Myrna che si sbarazza della testa mozzata di Claire Morgan – tenuta in un sacchetto nel frigo della casa della vittima, di cui ormai si serve – prima baciandola sulle labbra in un bel primo piano e poi gettandola felice nel fiume della campagna nei dintorni di Stockton. Sono poche tavole ma sembra di essere tornati ai primi albi della serie, la cui crudezza venne tenuta a freno e addolcita dopo poco per un diktat di Sergio Bonelli stesso.
Le indagini conducono Julia a Stockton. Proprio qui la criminologa tenta di attirare allo scoperto la Harrod attraverso una trappola mediatica costruita intorno a una diretta televisiva, aspetto questo in linea con la contemporaneità delle storie di Berardi. L’idea è interessante, ma la seconda fase del piano finisce per risultare un po’ macchinosa sul piano narrativo.
Il ritmo a questo punto della storia accelera, sembra che si arrivi quasi subito all’incontro-scontro tra Julia e la sua nemesi. Il lettore può finalmente pensare: adesso si incontreranno. Così sembra. Nell’arco dei due albi, il ritmo attraversa fasi diverse e questo, certe volte, è un bene: veloce e incalzante nelle scene d’azione (soprattutto nel mostrarci le attività di Myrna), lento e riflessivo nei flashback e nelle introspezioni di Julia, normale e realistico durante le fasi delle indagini.
Talvolta però un ritmo serrato presuppone l’arrivo di un colpo di scena, oppure, quanto meno, un punto da cui non si può più tornare indietro ma si può solo andare avanti. È la struttura classica del racconto: inizio, sviluppo centrale e conclusione.
Purtroppo, nelle ultime pagine del n.330 il confronto tanto atteso non arriva. È un peccato, perché il nuovo formato da 160 pagine avrebbe potuto permettere uno sviluppo più risolutivo. La storia preferisce invece riportare Julia e Myrna al consueto gioco di inseguimenti, rimandando ancora una volta il momento del confronto definitivo. Un gioco di inseguimenti che sembra destinato a continuare ancora. Fino a quando?

