Dylan Dog n.474 “Istantanee di ordinaria paura”

La recensione dell'albo di Barbara Baraldi e Giovanni Freghieri

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Valutazione 6.5 su 10

Barbara Baraldi costruisce questa avventura di Dylan Dog con ritmo e intelligenza. La storia – la presenza ricorrente in foto di tragedie di un bambino, sempre uguale anno dopo anno, che sorride inquietante – scorre senza intoppi, dispensa indizi con misura e mantiene costante una tensione sotterranea che cresce pagina dopo pagina grazie ad un oculato susseguirsi di indizi e svelamenti. Dylan Dog è centrale senza essere ingombrante — misurato, funzionale, mai sopra le righe. La struttura narrativa quindi tiene, e tiene molto bene per un racconto razionalmente plausibile e visceralmente disturbante.

Giovanni Freghieri, dal canto suo, è in uno stato di grazia. Il modo in cui illumina le scene, in cui costruisce la profondità attraverso le prospettive che si trasformano in geometria narrativa amplificano efficacemente il mood ricercato della sceneggiatura. Freghieri inoltre perfeziona i volti – solo nei primi piani – e li rende ancora più espressivi e seduttivi. Eppure quel sorriso ricorrente del bambino… Non è facile stabilire se non funzioni o se funzioni proprio perché imperfetto, straniante, disturbante nella sua resa volutamente ambigua.

Il problema è il finale. Dopo una costruzione così attenta, Baraldi accelera e imbocca la via della risoluzione fantascientifico-metafisica, quella più convenzionalmente sicura, quella che preferisce il “messaggio” all’orrore puro. Il risultato è un pastiche confuso che smonta in poche pagine quello che era stato pazientemente eretto. La spiegazione del sorriso finisce così per coprire con un velo di banalità un buon impianto narrativo che forse avrebbe giovato, piuttosto, di un finale sospeso, ambiguo, coraggiosamente aperto.

VOTO
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[ubc_stars]

Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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