Mister No Speciale n.4 “Un mondo perduto”

Mister No alla ricerca di Atlantide

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Valutazione 8 su 10

Tra tutti gli speciali estivi delle serie della Sergio Bonelli Editore, quello dedicato a Mister No si è sempre distinto per alcune particolarità. Innanzitutto perché i primi 7 numeri sono stati tutti realizzati dalla coppia Guido Nolitta – creatore del personaggio – e Roberto Diso, copertinista della serie regolare (e come riuscisse Diso a realizzare quella quantità di pagine, oltretutto sempre di livello altissimo, sugli speciali e sulla serie regolare rimane un mistero).
L’altro aspetto irripetibile dei Mister No Speciale era che avevano sempre qualche pagina in più degli albi speciali delle altre collane. Il motivo è facilmente intuibile: si vociferava ai tempi che lo sceneggiatore Guido Nolitta fosse decisamente ben introdotto in redazione e quindi il più delle volte poteva sbrigliare la sua fantasia senza timore di essere limitato ad un numero di pagine preciso….

A queste due regole non fa eccezione lo Speciale numero 4, Un mondo perduto, uscito nel luglio del 1989, che – oltre ad essere realizzato dall’inossidabile coppia Nolitta & Diso – si distingue dagli altri speciali della casa editrice per le sue 16 pagine in più.

Un mondo perduto racconta una vicenda fuori continuity rispetto alla serie regolare, perché in quel periodo Mister No stava affrontando la splendida trasferta africana, forse l’ultimo grande ciclo di avventure del Mister No classico. Qui ci troviamo invece nel bel mezzo della foresta amazzonica dove, dopo un atterraggio di fortuna con il suo Piper, Mister No si imbatte fortunosamente in una spedizione scientifica guidata dalla sua amica di lunga data Patricia.

La spedizione è sulle tracce delle prove dell’esistenza della mitica Atlantide, basandosi sulle ricerche dell’esploratore Percy Fawcett per trovare la misteriosa città Zeta. Uno scettico Mister No (irretito da Patricia) decide di guidare la  piccola spedizione – composta dal giornalista Freitas e dallo studioso dilettante americano Castle – in pieno Mato Grosso per ritrovare una misteriosa statuetta, segnalata anni prima dallo stesso Fawcett, custodita apparentemente dai terribili indigeni cannibali Morcegos. La vicenda si rivela una maldestra truffa orchestrata da un paio di guide scalcinate che sfruttano gli ingenui indios Kalapalo.

Si tratta di una storia contraddistinta dall’ottimo ritmo, grazie alla sapiente sceneggiatura di Nolitta e alle eleganti matite di Diso, che valorizzano anche un soggetto non particolarmente approfondito come questo, imperniato sulle conoscenze etnografiche e geografiche dello scrittore. Nel delirio finale del povero Castle, Diso tratteggia da par suo – in mezzo alla foresta amazzonica – degli accenni di “architettura atlantidea”, ma si tratta solo di un’ultima illusione, che conclude amaramente l’intera vicenda.

Più che pregevole il libretto di approfondimento allegato, Ciao Amazzonia, dedicato al polmone verde del pianeta, in quel periodo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale per i numerosi stravolgimenti cui veniva sottoposto, con fenomeni come la deforestazione e la distruzione dell’habitat naturale dove abitano gli indios. Problemi che ovviamente si ripresentano tali e quali al giorno d’oggi, probabilmente anche in maniera più pesante, ma che incredibilmente sono decisamente sottovalutati.

LE ANNATE DI MISTER NO

VOTO
6
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