In questa rubrica, fino ad oggi, mi sono soffermato su un tipo di cinema più “classico” (mi si passi il termine), indagando il suo aspetto attraverso critiche, strutture e corrispondenze con i fumetti che ho preso in considerazione.
Questo articolo – che ovviamente verterà sul rapporto tra Cinema & Fumetti – riflette la propria essenza nell’analizzare il film d’animazione che traspone Una ballata del mare salato, opera magna di Hugo Pratt.
È il primo articolo della suddetta rubrica che si distacca dal cinema “reale” per passare al cinema “di carta”.
Se in effetti il cinema “reale” è la forma d’arte che meglio si presta a trasporre un fumetto, è pur vero che il cinema “di carta” – d’animazione – è quella branca del cinema che più lo rende vicino a sé. Banalmente, potremmo dire perché entrambe le visioni nascono e si riproducono sulla carta, che solo nel momento della loro diffusione cambiano aspetto e si differenziano.
L’opera di Pratt Una ballata del mare salato è una pietra miliare del mondo del fumetto e segna l’introduzione del celebre personaggio Corto Maltese. Il film (o meglio, l’adattamento animato) basato su quest’opera rappresenta un tentativo di trasporre le atmosfere del fumetto in un formato visivo differente.
Cerchiamo di andare con ordine e scardinare alcuni temi ed elementi che sono costitutivi di entrambe le opere.
Una storia…
Il fumetto di Pratt, pubblicato per la prima volta nel 1967, è una narrazione complessa, non lineare e molto letteraria. Pratt utilizza un ritmo lento e meditativo, con dialoghi intensi e introspezione dei personaggi. Le vignette sono spesso costruite per lasciare spazio all’immaginazione del lettore, con dettagli evocativi più che esplicativi. La sua narratologia è qualcosa che trascende dal fumetto che abbiamo conosciuto e, se esportato ai tempi in cui uscì, si può ben intendere il valore immenso e l’impatto culturale che ebbe.
Lo stile di Pratt è famoso per il suo uso espressivo del bianco e nero e delle linee chiare ma potenti, e ogni vignetta cattura un’atmosfera specifica, denotando la grande sapienza di sintesi narratologica.
Spesso le sue tavole hanno un taglio pittorico, portando alcune vignette ad assumere la forza espressiva di illustrazioni lasciando, così, molto spazio all’immaginazione e alla riflessione.
Ci troviamo in una storia dal sapore esotico, quei mari del sud che molti autori prima di Pratt solcarono con le loro parole, attingendo alla storia dell’uomo e dell’umanità. È un’atmosfera intrisa di malinconia, mistero e avventura, dove anche il ritmo narrativo permette di immergersi nella psicologia dei personaggi e nell’ambientazione esotica del Pacifico durante la Prima Guerra Mondiale. Perché questo è il contesto storico.
I personaggi prattiani sono sfaccettati e complessi: Corto Maltese, Rasputin, Pandora, Cain e Cranio hanno ciascuno una propria evoluzione psicologica, presentata attraverso dialoghi e silenzi significativi. La loro umanità è trasmessa con sfumature e sottintesi. Pratt esplora temi complessi come il colonialismo, la guerra, la libertà e la moralità. La storia è un’allegoria del caos e della bellezza dell’esistenza, spesso lasciando aperte molte domande che portano il lettore ad interrogarsi sulla scelta o sulla possibilità di allontanarsi, varcando la soglia dell’oltre.
Il film d’animazione (serie animata)
Per correttezza filmografica, bisogna dire che questo non è un film fine a sé stesso, bensì parte di una serie animata sulle opere di Pratt realizzata a partire dal 2002 (quando uscì proprio questa prima trasposizione a cartoni animati). Il film in questione è stato realizzato da Richard Danto, Liam Saury e scritto da Natalia Borodin e Jean Pecheux.
Tutta la serie è stata una co-produzione italo-francese, trasmessa su Rai Tre.
A onor del vero, in TV, queste trasposizioni prattiane uscivano sotto forma di episodi da circa 22 minuti ciascuno, poi “agglomerati” in un film. Ma quel che conta, oggi, è scrivere dell’opera in sé.
Nel passaggio all’adattamento animato, la narrazione tende a essere più lineare per favorire il ritmo cinematografico. Gli eventi sono spesso semplificati per rendere la trama più accessibile e adatta al tempo limitato di un film.
Bisogna “cambiare” per “adattare”, questo è il senso di una trasposizione. Non può essere fedele – per quanto questo debba essere il criterio assoluto del passaggio da un fumetto a film – perché le logiche e le dinamiche delle immagini in movimento camminano su binari totalmente differenti da quelli dei fumetti. Per quanto simili possano essere queste due forme d’arte, la loro influenza – citando il titolo di un film – è così vicina ma così lontana.
L’adattamento animato cerca di riprodurre lo stile di Pratt, ma spesso risulta più “pulito” e semplificato per le esigenze dell’animazione. I dettagli atmosferici e il gioco tra luci e ombre tipici delle tavole di Pratt possono perdere intensità, dato che il colore e il movimento tendono a “riempire” lo spazio lasciato vuoto nelle vignette.
Il film cerca di ricreare questa atmosfera, ma la durata limitata e il bisogno di accelerare gli eventi può ridurre la profondità dell’immersione. Tuttavia, la colonna sonora e l’animazione possono aggiungere nuovi elementi emozionali, come il suono delle onde o il canto del mare. Questo fattore è un punto a favore dell’intera opera e delle trasposizioni, proprio perché aggiunge una profondità visiva e uditiva che in parte manca al fumetto, rendendo il passaggio più sensoriale e appetibile per il pubblico.
I personaggi tendono a essere resi più espliciti per favorire la comprensione di chi guarda e alcuni dettagli sulle loro motivazioni e sui loro conflitti interni possono essere tralasciati o semplificati, sempre per un equilibrio tra carta e animazione. Questi dettagli narrativi sulle immagini in movimento permettono al film un ritmo necessariamente più rapido, con transizioni fluide tra le scene per mantenere l’attenzione dello spettatore.
Due visioni iconografiche
Mi soffermo, ora, ad analizzare due situazioni che fanno della Ballata un capolavoro estetico. Indaghiamo il modo in cui gli autori e le autrici del film animato hanno deciso di reinterpretare due delle scene più simboliche e, nel farlo, prendo per un confronto la prima apparizione di Corto e la scena finale “romantica” tra il protagonista e Pandora. Due scene – come dicevo – meravigliose.
Nel fare questa comparazione prendo in esempio l’edizione cartonata a colori de L’Espresso (2006) anche e soprattutto per avere un accostamento con il film, mantenendo una linearità nella cromia e non sul bianco e nero.
Tra l’altro, questa edizione è arricchita da editoriali scritti da Umberto Eco e Vittorio Giardino, roba non di poco conto.
La “prima” di Corto Maltese
Hugo Pratt decide di far comparire Corto Maltese in uno stato di pericolo, non di certo per come lo immaginavamo noi! Lo si trova in balia delle acque, legato su una zattera molto precaria e frastornato, con barba lunga e con solo dei pantaloni addosso. Verrà così tratto in salvo dal suo acerrimo nemico Rasputin, che in quel momento naviga sulla stessa rotta: grazie anche al consiglio di Cranio, lo prendono a bordo.
Pratt decide quindi di far vedere Corto in una vignetta attraverso lo sguardo in soggettiva nel cannocchiale di Rasputin, a figura intera (vignetta 4-5 della tavola).
Dall’altro lato, gli autori del film aggirano il “campo lungo” per optare su una serie di tagli in “primo piano” che incalzano per arrivare, anche attraverso la musica, ad un momento di pathos. Di séguito possiamo vedere la scansione filmica appena descritta.
Se raccontare con il fumetto è più diretto come metodo narratologico, ben diverso è farlo attraverso il cinema. Si hanno due tempi differenti, non solo connessi al concetto stesso di tempo ma, e soprattutto, alla fruizione che le inquadrature devono avere nel tempo scandito dalle immagini in movimento. Resta abbastanza evidente che entrambi gli sguardi sono ben costruiti.
Una tavola romantica
Completamente diversa, invece, è la scelta di una delle ultime tavole sopra citata, perché troviamo anche una scansione ritmica interessante, soprattutto nei primi piani di Corto e Pandora. Qui il tono è più leggiadro, forse per farci immergere negli stati romantici dei protagonisti. Pratt racchiude questa visione in una sola tavola (può capitare che cambi qualche vignetta rispetto alle edizioni e al rimontaggio editoriale) ma tendenzialmente è come questa che vi riporto.
Nel film d’animazione – che ovviamente per i motivi sopra citati vedrà una costruzione narrativa differente – c’è il tappeto sonoro che enfatizza il momento, rendendo la scena finale pregna di romanticismo e malinconia. Non meno importante, anzi, ma carica di profondità e calore è la voce di Corto, nella versione italiana doppiato da Luca Ward. Se mancava qualche sfumatura, la sua interpretazione rende questo film d’animazione memorabile, come “un romantico bijou”, citando lo stesso Corto Maltese mentre parla a Pandora in questa scena sulle onde del mare.
Quest’ultima tavola è ben approfondita sul nostro Magazine da Pasquale Laricchia con un articolo dal titolo evocativo: Una ballata del mare salato e la più bella tavola d’amore del fumetto.
Se negli universi infiniti della settima e della nona arte ci fossero delle pietre preziose ancora da scovare, sicuramente questa trasposizione animata deve essere annoverata tra esse! Raro esempio di bellezza.
[…] E dentro c’erano echi e riferimenti alla letteratura, alla storia, al cinema, con citazioni ammiccanti e allusioni fuorvianti. Non avrei mai creduto che si potesse fare tutto ciò con un fumetto.
Vittorio Giardino
Per un’analisi approfondita della serie animata e dei vari episodi, cliccare qui
