Tutto inizia con i dettagli del bruco che, completata la sua metamorfosi, esce dalla crisalide come farfalla. Questo passaggio straordinario viene chiamato sfarfallamento. Da lì in poi, la farfalla Monarca comincia la sua migrazione.
Parallelamente si sviluppa la storia di Samantha e George in partenza verso Oaxaca (Messico) per un lungo anno sabbatico alla riscoperta di loro stessi.
Ebbene, già questo incipit è di per sé interessante, perché ci trasporta lungo il cammino di esseri viventi sotto forme differenti, ma attraverso le medesime dinamiche.
Rovine di Peter Kuper è un compendio di drammi umani e personali accostati al viaggio della farfalla Monarca che vive la sua piccola vita.
La relazione che interconnette le due vicende è la città di Oaxaca, che si presta come teatro urbano e sociale di un periodo storico specifico sapientemente raccontato dal fumettista statunitense. La coppia affitta una casa per cercare di riconvertire la propria quotidianità affettiva e professionale mentre la città si appresta a sconvolgimenti sociali legati al governo autoritario e repressivo di Ulises Ruiz Ortiz.
Sia Samantha che George cercano di intuarsi — di penetrare cioè l’uno nella mente e nell’anima dell’altro con la trasparenza quasi divina evocata da Dante nel Paradiso — ma il loro tentativo di fusione affettiva si scontra con i propri limiti individuali e con la realtà brutale che li circonda.
E poi c’è il percorso parallelo della farfalla che compie lo stesso peregrinare, mostrandoci come la società sia una distesa senza fine di rovine in costante mutamento. Rinnovandosi ogni autunno in una delle tappe più straordinarie del regno animale, la migrazione di questa creatura va oltre il dato biologico.
È attraverso il suo volo che Kuper crea un parallelismo contemporaneo fatto di territori e incontri inaspettati. Il viaggio si fa allegoria e denuncia. Il riflesso dei corpi migranti che varcano confini e città, esposti alle logiche e ai soprusi del capitalismo statunitense è solo uno dei tanti sconfinamenti sociali affrontati nell’opera.
In un momento chiave della storia, il discorso di Al (amico di George) suona come un vero e proprio manifesto: bisogna sporcarsi le mani, anche quando i problemi sembrano lontani dalla nostra terra, perché prima o poi ci toccheranno da vicino. È un invito a mischiarsi, a resistere e a non lasciare che le lotte sociali restino vane.
La sceneggiatura riprende – come affermato dallo stesso autore – un aspetto autobiografico pensato e lavorato per lungo tempo. Una gestazione che nasce in seno alla vita familiare del fumettista, tra vita quotidiana e complicanze professionali. Sarà proprio il Messico la base del racconto.
L’impianto visivo di Kuper evoca la lezione di Robert Crumb, caratterizzata da un segno forte e da una spiccata componente caricaturale. Allo stesso modo, le vicende vissute dalla coppia a Oaxaca si tinteggiano di toni caldi e vivaci, richiamando distintamente le atmosfere messicane. Lo scarto principale risiede tuttavia nel racconto parallelo della farfalla, in cui il tratto si ammorbidisce in linee più fluide e la palette cromatica si stabilizza su una singolare bicromia.
Il fumetto di Kuper lo accosterei a un’altra grande opera: Gli equinozi di Cyril Pedrosa. L’intreccio di vicende personali e sguardi profondi sull’essere umano rende il confronto quasi naturale.
Rovine è un’opera corposa e delicata che riflette su una condizione umana e sociale distante dal nostro Paese, ma pur sempre vicina alla nostra esistenza.
Vincitore del prestigioso Eisner Award come miglior romanzo grafico nel 2016.
