Collana Rodeo n.71 “L’enigma dell’idolo azteco”

Le storie degli anni '70 che hanno creato il mio immaginario fumettistico

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Ogni tanto, il compagno di scuola che mi aveva fatto conoscere Tim Carter (il ragazzo nel Far West creato da Guido Nolitta) facendomi leggere la sua prima avventura cercava di propormi altre sue storie, trovando – quasi – sempre scarsa disponibilità da parte del sottoscritto, a causa della mia conclamata idiosincrasia per gli “eroi ragazzini”. Mi convinse però a leggere questa storia, al grido di “guarda quanti punti in comune ci sono con il texiano El Morisco, a partire dall’autore G. L. Bonelli! E poi un misterioso idolo azteco, un pericoloso indio, loschi traffici, la scena nell’ufficio dello sceriffo… Mi sa che ha proprio riciclato quella storia di Tex!!!”

Confesso che riuscì a incuriosirmi e finii per leggere questo albo… per poi smontare uno a uno quelli che aveva chiamato “punti in comune”: tanto per cominciare, il Pablito texiano era molto più letale dell’indio Toba; nell’ufficio dello sceriffo, stavolta, non moriva nessuno; e anche i “loschi traffici” (in Tex, carichi di armi; qui, dollari falsi) non erano certo un’esclusiva di queste due storie…

L’unico, labile rimando era proprio la componente, chiamiamola così, “azteca”: ma in Tex le pietre verdi e il Signore degli Abissi erano al servizio di un’avventura epica e indimenticabile, mentre qui l’enigma dietro all’idolo azteco era molto più banale e risolto, alla fine, quasi per caso.

Naturalmente, all’epoca non sapevamo che questa storia NON era successiva a quella di Tex, anzi: certo, l’albo nella Collana Rodeo era uscito dopo, MA – come spiegato in questo articolo – le avventure originali di Tim erano state pubblicate anni prima nel formato a striscia (nella fattispecie, addirittura a inizio anni ’60…).
Al di là di queste considerazioni, comunque, quello che notai maggiormente rispetto all’avventura d’esordio fu che GLB, dopo aver preso il posto di suo figlio ai testi della serie, aveva banalizzato notevolmente – come già aveva fatto con il Cico zagoriano – la figura della “spalla comica”, Dusty, raffigurato come un inguaribile sbevazzone e poco più. Un altro dei motivi che mi fecero rinunciare, in séguito, a leggere ulteriori albi di Tim, nonostante i discreti disegni della coppia Ticci / Bignotti.

L’approfondimento sulla Collana Rodeo

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