“Prigione n°5”
di Zehra Doğan

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Quando debutta una nuova rubrica siamo tutti felici in Redazione, perché parlare di ciò che ci piace non può essere da meno.

Soltanto che questa rubrica non parlerà di cose belle, o per lo meno, affronterà tutte quelle situazioni che per forza di cose presentano problemi di vario genere.

Parliamo infatti di fumetto d’inchiesta, oggi più conosciuto come graphic journalism.

Questa rubrica indagherà i suoi molteplici aspetti e lo farà ovviamente attraverso la bellezza dell’arte del fumetto. 

Mettetevi comodi e seguiteci, perché vi racconteremo di persone, luoghi e situazioni che vi faranno venire la pelle d’oca, altre in cui sarete felici di aver conosciuto storie nascoste che sembravano non poter esser vere.

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I fumetti d’inchiesta che raccontano di storie, luoghi e persone che vogliono cambiare il mondo.

Un diario a fumetti duro e crudo

Zehra Doğan

Prigione n°5 va oltre la nona arte, va soprattutto in direzione ostinata verso quello che è un vero e proprio atto di denuncia globale nei confronti di un governo ottuso, nazionalista e retrogrado.
Questo fumetto di Zehra Doğan è un compendio delle torture messe in atto nelle carceri (e a questo punto anche fuori e in ogni dove) dalle milizie e dalla polizia turca. 
Prigione n°5 è un libro da far conoscere a tutti i giornalisti e politici italiani, come pure ai media e a tutti i siti d’informazione. 

Prigione n°5 è stato scritto e disegnato con il senso di colpa, con il dramma di essere scoperta e torturata, con il rischio di morire. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno.

Fatta questa dovuta e importantissima premessa, parliamo di quest’opera, una pietra miliare nel panorama fumettistico internazionale. Una vera e propria rivoluzione, sia da un punto di vista umano che artistico.
Zehra Doğan è un attivista, giornalista e fumettista curda (anche se attualmente vive al di fuori del suo paese d’origine, per i motivi che facilmente potete immaginare).

Scritto e disegnato all’interno della sua permanenza in carcere (avvenuta per ben due volte), Prigione n°5 ha un’impianto di diario visivo con tanto di documenti e atti di informazione sul passato e presente della situazione carceraria turca, nonché dei detenuti – uomini, donne e bambini – oltre che di tutta l’omologazione nazionalista del governo turco durante il corso della sua storia.
Quindi, a ben vedere, quest’opera è più di un semplice fumetto. 

Tutte le pagine disegnate da Zehra sono su carta marroncina – sembra essere d’imballaggio – e rigorosamente realizzate in segreto. Ogni pagina è stata fatta uscire dal carcere di nascosto e disegnata dietro le lettere che lei stessa riceveva dall’esterno, dagli avvocati o dagli amici.
Ogni pagina pesa come un macigno. Non si tratta di semplice carta, è qualcosa di più. Ogni parola, disegno e strappo è un atto d’amore e di resistenza per la comunità, per i popoli, per tutte quelle donne detenute, compagne di Zehra che hanno dato la vita per difendere i propri diritti e quelli degli altri.

"Prigione n°5" - Tavola del fumetto
"Prigione n°5" - Tavola del fumetto

Non è per niente facile parlare di questo fumetto, perché davanti ad esso ci si sente infinitamente piccoli, fuori dal mondo e consapevoli che di ciò che arriva a noi attraverso le notizie nulla risulta essere così come lo si descrive nel fumetto.

L’autrice non racconta solo come forma di diario, ma riesce anche ad avere la lucidità di disegnare e affrontare il tutto con sapienza e critica fortemente messe a dura prova dalla condizione di vita nel carcere, tra l’altro, insieme ad altre detenute nella stessa cella.
Viene elencata una serie di torture che pensavo non esistessero più dai tempi del medioevo. Invece, ci troviamo nel tempo presente, in Turchia.

Zehra Doğan viene arrestata per aver disegnato alcuni fatti accaduti per mano della polizia. Basta poco per essere dalla parte dei “terroristi” secondo la visione fascista del governo. Dapprima rinchiusa nella prigione di Diyarbakir (Amed) poi in quella di Tarse. In mezzo, al confine con la Siria (basta guardare una cartina geografica), si trova Kobane, altra città devastata e che non ha bisogno di presentazioni, purtroppo.
Solo dopo la sua scarcerazione, il viaggio in Francia, la conoscenza con Jacques Tardì e, soprattutto, la consapevolezza di tutto ciò che le era successo, Doğan riesce a mettere insieme tutti i disegni che aveva “clandestinamente” realizzato per pubblicare un’opera così importante.

Va da sé che le tavole di un fumetto non possono restituire tutto quello che Zehra ha vissuto: torture, sevizie, ferite psicologiche, perdita di amici, abbandono della propria terra e qualsiasi altra bruttura che l’uomo possa immaginare. 
Ma il fumetto, come in questo caso, può sicuramente metterci a conoscenza dell’orrore vissuto, prenderne atto e – ove possibile – condividere, denunciare, fare del proprio quotidiano un insegnamento per una vita migliore.

Gran parte dei disegni possono sembrare quasi “infantili”, con un tratto che difficilmente definiremmo “bello”. Non voglio definirli naïf, perché non sarebbe giusto nei confronti dell’autrice. Qui, di mezzo, c’è l’efferatezza del tempo ma, soprattutto, non ci sono state le condizioni pratiche per poter scrivere o disegnare in modo comodo. 
Nei disegni di Doğan (come già detto) c’è tutta la sofferenza che una persona può patire. Nelle singole tavole si percepisce ogni singolo stato d’animo: la fretta con cui ha dovuto disegnare, le crisi d’identità, i soprusi. Questi, a volte, vengono alternati a momenti di pacatezza e, quindi, a un tratto più leggero ed esteticamente più “bello”.

Difficilmente vedremo opere simili a Prigione n°5, ed meglio così. Perché altrimenti significherebbe far vivere esperienze disumane ad altre persone. 
Ma siamo ben coscienti che il mondo non è un posto sempre ameno e che di storie brutte (di cui non sappiamo letteralmente nulla) ce ne sono ogni giorno.
Uno dei detenuti del carcere, Ferhat Kurtay, ha affermato riguardo alla prigione in questione: <<L’uomo è presente, l’umanità è assente>>. 
Ho ancora i brividi se ripenso alla lettura di questo fumetto. Chiaramente, vi esorto a leggerlo.
Il fumetto, oltre alla finzione narrativa, arriva anche attraverso l’informazione.

Prigione n°5 è un atto di resistenza!

"Prigione n°5" - Tavola del fumetto

Prigione N°5
di Zehra Doğan
128 pagine, 22×30 cm
Ed. Becco Giallo, 2021
20,00€

Michele Tarzia

Vivo nell'ombra dei miei pensieri, ai margini della mia memoria

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