Dylan Dog OldBoy Seconda Serie n.5 “Fantasmi di guerra”

La recensione dell'albo di Francesco Matteuzzi, Giuseppe Montanari, Ernesto Grassani

/
1 min read
Valutazione 4 su 10

Tre fratellini sfollati durante la Seconda Guerra Mondiale, un collegio gestito da suore e un clima di sopraffazione che vira rapidamente verso l’horror. Un plot che, almeno nelle intenzioni, sembrerebbe voler legare il trauma storico a quello personale, utilizzando la guerra come sfondo e la detenzione come detonatore.

Francesco Matteuzzi, però, dopo aver impostato il contesto, finisce per lasciarlo rapidamente ai margini. La guerra del titolo sparisce e ci si concentra quasi esclusivamente sulle dinamiche interne al collegio. Le angherie delle suore riescono qui a costruire qualche momento efficace, restituendo una crudeltà che, pur senza mai affondare davvero il colpo – né a mostrarlo – genera un minimo di tensione e partecipazione nel lettore.

Il tutto però scivola verso registri tutt’altro che godibili con l’arrivo in scena di Dylan Dog. Quello che dovrebbe essere un crescendo verso l’orrore si trasforma progressivamente in una sequenza di eventi slegati dai toni quasi grotteschi.

Tra poltergeist, apparizioni, crolli e visioni che si accumulano senza una reale progressione, l’impressione è quella di un racconto che procede per giustapposizioni più che per sviluppo. Il tono stesso fatica a trovare una direzione, oscillando tra suggestioni horror – che di horror non hanno nulla – e derive quasi da sit-com con Groucho che finisce per dettare tempi e ritmo, contribuendo a smorzare ulteriormente la tensione.

Ne risulta un andamento confuso, a tratti caotico, dove manca un vero incedere delle vicende. L’immedesimazione viene meno proprio per l’assenza di un filo conduttore solido, sostituito da un accumulo di situazioni che raramente trovano una sintesi, una logica, un mordente.

Anche il finale, pur cercando una chiusura emotiva, appare prevedibile e forzato, incapace di aiutare a dare un senso emotivo (o almeno una chiosa) a quanto abbozzato in precedenza e condanna senza appelli una storia che non riesce a capire – e far capire – cosa vuole essere.

Sul fronte grafico l’albo porta con sé un inevitabile carico nostalgico per l’ultimo lavoro incompleto di Giuseppe Montanari, con Ernesto Grassani chiamato a completare le chine dalla metà in poi. La differenza tra le prime pagine – realizzate a quattro mani – e il resto è evidente, soprattutto nella resa dei particolari e delle espressioni, con una discontinuità che finisce per incidere sulla tenuta complessiva.

VOTO
0
[ubc_stars]

Ultimi Articoli Blog

0 0,00