Oggi il nostro indimenticabile Fabrizio Gallerani avrebbe compiuto sessant’anni e vogliamo ricordarlo con l’ultima recensione che firmò per uBC nel 2007, un pezzo che nacque durante un viaggio in auto verso Lucca Comics, con la solita comitiva. Si parlava delle ultime novità bonelliane e, siccome non si trovavano volontari per il romanzo a fumetti di Simeoni, Fabrizio si assunse l’incarico di recensirlo. Ne fummo tutti sorpresi e felici, dato che non scriveva da tempo articoli così lunghi. Il pezzo che ci regalò fu all’altezza della sua professionalità e conoscenza del linguaggio dei fumetti, come sempre.
L’eredità dei grandi narratori bonelliani non è andata del tutto perduta.
In principio fu “Oklahoma”
La storia della Bonelli è fatta anche di questo. Piccoli semini che all’inizio nessuno nota, ma che a distanza di anni germogliano e producono concrete realtà. In questo caso di anni ne sono passato ben 16, dall’ormai lontano 1991, anno di prima pubblicazione di Oklahoma, primo e mai dichiarato Maxi Tex, nato per riciclare una storiella incautamente richiesta da Sergio Bonelli all’allora disoccupato Giancarlo Berardi, alla quale era poi stato subitamente posto il veto per la serie regolare.
Troppo personale e corale per essere digerita dai lettori abituali, fu il giudizio, salvo poi stupirsi quando l’albo speciale esaurì la tiratura in un lampo: forse già da allora si sarebbe dovuto notare che il semino aveva le potenzialità di diventare una quercia. Ma Sergio si convinse invece che era il “malloppo” di pagine ad avere attirato i lettori affamati, non tanto la qualità della storia in sé, e quindi via libera a tutta una serie di Maxi che con l’originale avevano in comune soltanto lo spessore (delle pagine) finendo per diventare ipertrofiche e inutili propaggini delle varie serie regolari.
Come sempre, tuttavia, le eccezioni non mancarono, in questi sedici anni di mallopponi bonelliani: uno dei migliori esempi fu proprio il Maxi Gregory Hunter interamente scritto da Luigi Simeoni, canto del cigno della serie ma che – con un solo albo – dimostrò le potenzialità che il personaggio di Antonio Serra non era mai riuscito a fare vedere in tutti i numeri precedenti. A noi piace pensare che è proprio grazie a queste eccezioni che oggi, finalmente, vediamo concretizzarsi in edicola il frutto definitivo di quel semino piantato nel 1991: i “Romanzi a Fumetti”.
La seconda che hai detto
Gli occhi e il buio costituisce in effetti soltanto la seconda uscita ufficiale della nuova collana che ha esordito qualche mese fa con il fantasy Dragonero di Enoch, Vietti & Matteoni. “Ufficiale” in quanto, a parziale dimostrazione delle sofferenze creative subìte dalla collana, dalla stessa sono state esclusi il francamente dimenticabile Il legionario di Piani & Polese e il sottovalutato Bandidos, ultima sceneggiatura del compianto Gino D’Antonio per i disegni – forse un po’ troppo traballanti – del veterano Renzo Calegari, (con una veste editoriale oltremodo dimessa) come “One shot”.
Questa seconda uscita si rivela invece fondamentale per sancire l’originalità del nuovo progetto bonelliano: dove infatti Dragonero peccava di eccessiva classicità (da tempo il fantasy non è più un tabù in Bonelli) e scarsa autorialità (costituendo niente più che che un lavoro di routine anche per il solitamente brillante Enoch), il lavoro di Simeoni si distingue proprio per la sua atipicità, sia nelle tematiche che nella narrazione.
Una narrazione asciutta, non banale ma al tempo stesso priva di effetti fini a sé stessi, al servizio di un soggetto che, se non esattamente originale (cinema, televisione e narrativa sono strapieni di serial killer, anche se il debito diretto va perlomeno ad un paio di fonti: il romanzo Il profumo di Patrick Süskind – e alla bella pellicola che Tom Tywker ne ha tratto – e il disturbante film di Michael Powell L’occhio che uccide), è quantomeno sostanzialmente inedito per il fumetto popolare italiano, in grado di allargare i confini del racconto mettendo al centro non più eroi ed antieroi ma villains dichiarati (finora soltanto Berardi e la sua Myrna avevano disturbato la tradizione, sostituendosi al compassato diario di Julia).
Il bel paese
Valore aggiunto del soggetto, l’ambientazione italiana di inizio secolo (quello scorso 🙂 ) e la cura con cui Simeoni ha calato la storia ed i personaggi (universali e atemporali nella loro essenza) nel contesto storico, andando ad arricchire il racconto di efficaci sfumature esotiche, riuscendo abilmente ad evitare la caricatura e restituendo appieno il dinamismo a la crescita culturale e sociale tipici della Belle Epoque.
Il Futurismo e la altre avanguardie artistiche, pronte a sostituire le vecchie ed ammuffite espressioni culturali ottocentesche; le rivalità tra i quotidiani, che lentamente si stavano trasformando da semplici organi d’informazione a mezzi di supporto alle nascenti fazioni politiche; le moderne metodologie scientifiche dell’indagine poliziesca, che timidamente si affacciavano sulla scena del crimine: ognuno di questi aspetti è rappresentato da uno dei tre personaggi principali, il cui punto di vista è sviluppato, non certo casualmente ma con preciso rigore simmetrico, in ognuna delle tre parti in cui il romanzo è suddiviso.
Le poche debolezze della trama sono messe in secondo piano dall’abile regia, in grado di intrecciare contesto storico ed eventi romanzati in maniera perfettamente naturale: si soprassiede quindi facilmente all’ingenuo colpo di scena finale che riguarda la moglie del poliziotto e, allo stesso modo, si sospende senza troppo sforzo la propria incredulità anche di fronte all’ormai evidente (per noi, ma non per il protagonista) antropomorfizzazione del bagliore oculare già a metà dell’opera.
Notevolissima e niente affatto secondaria, inoltre, la grandezza di Simeoni narratore per immagini: sia la scelta degli “attori”, sia la recitazione che ne consegue sono rese in maniera eccellente dal suo segno tipicamente grottesco, mentre al dettaglio degli ambienti sono riservati precisione ed assoluto rigore storico.
La cura redazionale e tipografica completano infine l’ottima impressione che la collana ha dato di sé: è un vero peccato che la limitata distribuzione nelle edicole farà svanire la visibilità di questa opera nel giro di pochi mesi.
In sostanza un’ottima prova del fatto che la robusta eredità dei grandi narratori della tradizione bonelliana non è andata del tutto perduta, e contemporaneamente una risposta a chi, continuamente, riconduce il fumetto Bonelli alla sola sonnecchiosa routine dei peggiori numeri di Tex e Nathan Never
Il successo di pubblico per quest’opera di Simeoni (potete trovare la scheda del nostro database qui) fu davvero notevole ed è stato “premiato”, nel 2014, con una ristampa per le libreria da parte di Edizioni BD, da altre ristampe ancora – compresa una della SBE – e addirittura da una versione sotto forma di romanzo vero e proprio, con il titolo I delitti del Fante di Cuori.
Fabrizio, dopo questo articolo, non produsse altri contributi per uBC ma restò saltuariamente in contatto con alcuni di noi.
Ci ha lasciati il 18 aprile 2021.
