Il nostro percorso attraverso il mondo di Dampyr è giunto quasi al termine. Qui troverete l’analisi degli ultimi dieci Speciali.
Attenzione: benché misurati, i commenti che seguono contengono, inevitabilmente, alcuni importanti spoiler.
Nota: la recensione dello Speciale n.18 qui riportata è un abstract di quella originale apparsa su uBC all’epoca della pubblicazione dell’albo. Cliccando sul link in calce alla recensione è possibile leggerne la versione completa.
Buon viaggio.
Speciale Dampyr n.11 “Il libro del tempo perduto”
di Claudio Falco, Fabio Bartolini
Ottobre 2015
Uno speciale rivolto ai lettori di lunga data, costruito sull’accumulo di anni di continuity, capace di emozionare proprio perché gioca con quello che il lettore già sa — o crede di sapere. Claudio Falco imbastisce una struttura di dickensiana memoria con un Harlan ingrigito, in una Praga sempre più arcana, che sfoglia i ricordi di una vita lunghissima e vive — o anticipa — le sorti di chi ha condiviso con lui quel percorso.
Kurjak, Arno Lotsari, Ann Jurging, Ljuba, Charles Moore, Hanneke attraverso il libro del negromante Perigaux. È una storia furba, nel senso migliore del termine, una storia che sa perfettamente quali emozioni evocare, quali dubbi instillare e dove affondare. E lo fa con misura, stile, cura, passione e intelligenza, non mancando di esplorare anche la consapevolezza di Harlan — quella tristezza lucida e inevitabile di chi sopravvive a tutto e a tutti, che vede le persone che ama cadere una a una mentre lui continua. È la condanna silenziosa dei dampyr, raramente resa con questa intensità. Falco la trasmette senza forzature, e il risultato ha un peso emotivo genuino. Nel mentre per il lettore è un viaggio possibile e realistico e, anche per questo, perfettamente riuscito.
Fabio Bartolini accompagna il racconto con un lavoro solido, funzionale, che nei momenti d’azione raggiunge un’efficacia e un coinvolgimento notevoli. C’è una certa legnosità nei personaggi in alcune situazioni statiche, ma non compromette mai la lettura.
Uno speciale che è tante cose insieme — nostalgia, riflessione sul tempo, possibile mappa del futuro della serie. Intelligente e, per quanto calcolato, ugualmente efficace.
Speciale Dampyr n.12 “‘La porta dell’Inferno”
di Moreno Burattini, Fabrizio Longo
Ottobre 2016
Portare Harlan e Kurjak nell’Inferno dantesco è un’idea che potrebbe facilmente scivolare nel citazionismo fine a se stesso, nell’omaggio decorativo o nel giochino colto per lettori compiacenti. Moreno Burattini, invece (al suo esordio sulla serie), non cade in nessuna di queste derive. Quello che costruisce è qualcosa di più stratificato, un racconto in equilibrio costante tra erudizione e narrativa dampyriana, tra omaggio letterario e coerenza del proprio universo, tra la grandiosità della fonte e le esigenze concrete della storia.
Gerione, Caronte, Lucifero, i gironi, l’Acheronte e lo Stige. Tutto il repertorio è convocato senza che il peso della citazione schiacci mai il racconto. Burattini sa dove spingere e dove trattenersi, e questo bilancio — complesso, delicato — regge dall’inizio alla fine. Qualche trovata è un po’ troppo facile certo, risolta per necessità di sceneggiatura più che per logica interna, ma sono peccati veniali in un impianto che funziona e conquista il lettore per l’abilità con cui è messo in scena e l’efficacia con cui è amalgamato all’universo dampyriano.
Anche Fabrizio Longo si prodiga in un lavoro eccellente. L’artista sa dove affondare — nelle atmosfere lugubri, negli ambienti infernali resi con una cura quasi maniacale del particolare — e dove andare in punta di piedi.
Il dosaggio dei chiaroscuri è notevole, con le tavole che hanno uno spessore visivo che amplifica ambienti e personaggi. È il tipo di lavoro capace di amalgamarsi alla sceneggiatura e darle forza e direzione. Quindi, che lo si consideri un’esplorazione delle possibilità offerte dall’universo dampyriano, una variazione sul tema, un omaggio letterato, un esercizio di stile, il risultato è ugualmente un’avventura riuscita.
N.B.: anche il cameo di Desdy Metus de L’Insonne è un tocco alquanto piacevole.
Speciale Dampyr n.13 “La terra delle aquile”
di Claudio Falco, Fabrizio Russo
Ottobre 2017
Claudio Falco torna a muoversi in uno dei territori che gli riescono meglio, quello in cui storia, memoria e mitologia dampyriana si intrecciano e rievocano scontri epici.
L’Albania diventa così non soltanto ambientazione ma spazio identitario attraversato da secoli di guerre, resistenze e leggende. Le vicende di Giorgio Castriota Scanderbeg, il condottiero che nel XV secolo tenne a bada l’avanzata ottomana, si fondono con l’ingresso in scena di un nuovo e affascinante Maestro della Notte, Vrana, custode della terra albanese per scelta e legato in modo particolare all’umanità.
Falco costruisce la trama con la consueta abilità nello sviluppo narrativo e il risultato è una storia buona e godibile. Ma se Vrana risulta interessante e ambiguo, il Maestro della Notte Horvat è un villain abbastanza classico. La diatriba fra i due e l’inserimento di Harlan, Kurjak e Tesla comunque funziona e regge bene. Tutto scorre quindi interessante e piacevole pur senza particolari picchi.
Fabrizio Russo accompagna il racconto con disegni buoni, solidi, con alcuni momenti di vera efficacia che restituiscono bene l’atmosfera balcanica e la fisicità degli scontri, il fascino storico del flashback e l’intensità delle espressioni.
Speciale Dampyr n.14 “Le bestie del mondo di sotto”
di Giovanni Di Gregorio, Andrea Del Campo
Ottobre 2018
Giovanni Di Gregorio costruisce un’avventura che parte da affascinanti contaminazioni della mitologia inca e, tra creature emerse dal sottosuolo, una Bolivia che odora di polvere e sangue antico, inserisce due Maestri della Notte per creare un impianto dampyriano decisamente accattivante. Ne viene fuori un racconto che si legge con piacere, senza mai appesantirsi, grazie a un ritmo serrato e continui cambi di scena che tengono la storia in movimento.
Il Maestro della Notte Huiracocha è il classico antagonista arrogante, megalomane, convinto di essere intoccabile. Il tipo di Maestro che cade nel tranello più ovvio, in questa occasione teso per giunta dalla sua ex amante, la Maestra della Notte Katari che invece è delineata con una personalità particolarmente subdola, ingegnosa e capace di definire un rapporto ambivalente con il proprio popolo che la rende qualcosa di più di un semplice strumento narrativo. Il suo passato con Huiracocha, la faida, il tradimento che si trasforma in condanna per entrambi concede alla storia nuovo spessore. Peccato che questo materiale venga un po’ compresso e sacrificato a favore di svolte talvolta troppo rapide e concitate.
Andrea Del Campo si conferma eccellente e contribuisce bene a tenere alta la vitalità del racconto così come a caratterizzare in maniera efficace le creature dell’Uku Pacha.
Speciale Dampyr n.15 “Doppelgänger Hotel”
di Luigi Mignacco, Gino Vercelli
Ottobre 2019
Luigi Mignacco, nelle premesse e nei rimandi a Jorge Luis Borges, immagina per questo speciale atmosfere oniriche e labirintiche con l’intenzione di costruire un’indagine sull’identità e sul doppio. La vicenda del misterioso Destiny Hotel, un castello scozzese che inghiotte i suoi ospiti, funziona però piuttosto come intrattenimento. Buon ritmo e buona gestione dei personaggi – sia di Harlan, Tesla e Kurjak che di Dean Barrymore e Jack Tarrant – ma la premessa del doppio (cosa succederebbe se i tre si trovassero faccia a faccia con i propri alter ego) per quanto intrigante, non prende realmente forma.
La storia resta quindi largamente in superficie. Il demone che sta dietro tutto non è particolarmente memorabile, e la sensazione di percorrere binari già visti è difficile da scrollarsi di dosso. Quello che nelle prime pagine sembrava voler diventare qualcosa di più stratificato si rivela abbastanza lineare nell’esecuzione: divertente, sì, ma anche piuttosto telefonato. Ed ecco che le promesse letterarie dell’incipit borgesiano rimangono, appunto, solo promesse.
Gino Vercelli porta ai disegni il suo tratto riconoscibile e personale che funziona bene nel sostenere il racconto senza particolari sbavature. Non basta però a sollevare una storia che si mantiene su un livello di sufficienza scarsa, senza mai trovare quell’elemento capace di renderla davvero indimenticabile.
Speciale Dampyr n.16 “I vampiri di Mompracem”
di Mauro Boselli, Marco Villa
Ottobre 2020
L’amore di Mauro Boselli per Emilio Salgari è cosa nota, dichiarata più volte e più volte ribadita anche sulle pagine di Dampyr. Questo speciale ne è la conseguenza più diretta, quasi inevitabile. L’omaggio al padre dell’avventura italiana non è un vezzo nostalgico ma un tassello coerente con la mitologia della serie e con la figura di Kurjak, da sempre legato a quell’immaginario.
Il pretesto narrativo è il solito dottor Zardek e la sua macchina del multiverso, con l’idea di “regalare” a Kurjak un viaggio memorabile. È un presupposto meno rigoroso rispetto agli intrecci dampyriani più canonici, ma Boselli è abile nel non lasciare tutto in balia della sola sospensione dell’incredulità. Inserisce infatti un avversario funzionale, Von Klatka, Maestro della Notte alleato di Marsden, feroce e calcolatore, che – grazie ad un’intelligente sfaccettatura quasi romantica – funziona ottimamente da antagonista.
Dal momento in cui Harlan e Kurjak si risvegliano a Mompracem, il racconto prende respiro e l’avventura diventa entusiasmante. Yanez, Kammamuri, Tremal-Naik e Sambigliong non sono semplici citazioni decorative, ma personaggi messi in scena con rispetto e consapevolezza. Boselli li fa agire, dialogare, incidere nella trama.
L’intreccio cresce bene e diventa un vero romanzo d’avventura, con ritmo sostenuto e un coinvolgimento sincero che raramente scade nel fan service. L’operazione riesce proprio perché non si limita a fotografare il mito salgariano, ma lo integra nell’universo dampyriano senza snaturarlo.
Marco Villa accompagna la storia con tavole solide e leggibili. Le ambientazioni esotiche funzionano, le sequenze d’azione sono chiare e le espressioni reggono bene il confronto con un immaginario così codificato. Nel complesso, uno speciale riuscito, che può permettersi di essere sopra le righe proprio perché poggia su una sincera e corroborata passione.
Speciale Dampyr n.17 “Il Codice Ferrucci”
di Moreno Burattini, Fabrizio Russo
Ottobre 2021
Moreno Burattini torna su Dampyr e torna a Firenze, riportando Harlan a fare i conti con il professor Alessio Montanari — già Virgilio dantesco nello Speciale n.12 La porta dell’Inferno — in una storia che ruota intorno alla figura di Francesco Ferrucci, condottiero della Repubblica fiorentina caduto il 3 agosto 1530 nella battaglia di Gavinana, quella del celebre “Vile, tu uccidi un uomo morto” rivolto al mercenario Maramaldo. Gavinana è anche il paese natale di Burattini, e si sente: la parte storica è quella maggiormente curata, approfondita con una passione e una precisione che vanno ben oltre il semplice pretesto narrativo.
Il problema è che questa stessa passione finisce per appesantire il passo della storia. L’avventura è scritta bene, è interessante, ma fatica ad essere davvero appassionante – così come faticano ad avere ancora forza i Lupi Azzurri. Manca un ritmo che renda il tutto coinvolgente, una scintilla che trasformi la buona struttura narrativa in qualcosa di più.
Rimane comunque una lettura godibile, storicamente solida, arricchita dai disegni di Fabrizio Russo, sempre ottimamente al servizio della narrazione con il suo lavoro pulito, preciso, caratterizzato da una buona gestione delle ambientazioni storiche e delle sequenze più intense.
Speciale Dampyr n.18 Il giovane Dampyr”
di Mauro Boselli, Dario Viotti
Ottobre 2022
[…]
Charles Moore è nascosto in Australia dalle tre zie/Guardiane, con Liam e la madre Joan, nella Casa sull’orlo del Mondo ma dovrà imparare a fare i conti con quella che è la sua natura, in uno dei periodi più delicati per un ragazzo: la preadolescenza.
Da MacGuffin a Eroe il passo non è semplice e Mauro Boselli organizza un lungo e complesso episodio corale volto a non bruciare il battesimo del giovane Charles, disegnando una lenta avventura che si dipana su più campi e più universi.
Da un lato il giovane Charles e la sua amica Kira alle prese con la scoperta e la consapevolezza di sé stessi, dei propri poteri e della loro giovane età. Dall’altro Lady Nahema, degna sostituta di Nergal, coadiuvata da Vassago e dai Naphidim, pronta a mettere in gioco tutte le pedine del suo complicato piano.
Nel mezzo Harlan Draka che ritorna in Australia, dopo “Il mostro nel Billabong” (Maxi Dampyr n.9), come sempre pronto a correre in soccorso del suo erede. Prima di riuscirci però dovrà attraversare il Temposogno aborigeno. Come già raccontato da Bacilieri su Napoleone n.51 Il Labirinto, il nostro eroe dovrà fare i conti con sé stesso prima di poter comprendere il ruolo da ricoprire con il giovane Dampyr.
Speciale Dampyr n.19 “Gli studenti della scuola nera”
di Mauro Boselli, Fabrizio Longo
Ottobre 2023
La BBC decide di celebrare l’anniversario della storica trasmissione del 1992 Ghostwatch — quella che seminò il panico tra i telespettatori fingendo una diretta su una casa infestata — riproponendo l’esperimento, stavolta in versione giornalistica, seria, senza trucchi. Mauro Boselli ci propone così Harlan e i ghostbusters della York University in diretta televisiva in prima serata. Premessa alquanto pretestuosa e semplice che annuncia una qualsiasi storia di fantasmi senza particolari spunti originali.
E invece Boselli, dopo un inizio lento che si prende i suoi tempi per imbastire il set, sviluppa un intreccio con diversi livelli che si moltiplicano — finzione e realtà si sovrappongono su più piani contemporaneamente — e quello che sembrava un compitino alla The Conjuring si rivela qualcosa di più costruito e meno scontato. I cambi di direzione funzionano, la suspense cresce in maniera genuina, e il finale riesce a smarcarsi dalla storia di fantasmi classica per andare a indagare dolore e sacrificio con una sensibilità inaspettata.
I rimandi alla letteratura e al cinema horror sono numerosi e consapevoli, rielaborati senza essere semplicemente saccheggiati e il tutto funziona bene.
Meno convincente, come al solito, la presenza di Lord Marsden: che ci fosse dietro era nella premessa stessa della storia, il che annulla qualsiasi effetto sorpresa e al contempo il tranello è tanto complesso da risultare improbabile. La morte di Thor, per quanto emotivamente potente, viene forse liquidata con troppa fretta. Troppo poco per una dipartita che avrebbe meritato più spazio e più peso.
Fabrizio Longo accompagna il tutto con una prova solida – pur non sempre impeccabile sui volti – ponendo bene il suo tratto al servizio della storia, confondendo bene, tra le ombre, le diverse suggestioni. Uno speciale che convince più di quanto promettesse e che si lascia leggere con piacere.
Speciale Dampyr n.20 “La creatura del labirinto”
di Mauro Boselli, Alberto Ostini, Andrea Del Campo
Ottobre 2024
Nella selva del Lamone si nasconde qualcosa di antico e pericoloso, rinchiuso in una prigione indistruttibile voluta dal Re del Mondo — una presenza che non può uscire fisicamente ma che può agire dall’interno, cercando alleati, impossessandosi delle personalità più deboli. Elrik e Vanth hanno posto come guardiani al Labirinto il brigante Domenico Tiburzi e i suoi uomini ma da quel labirinto, oggi, forse qualcosa è riuscito a scappare…
Mauro Boselli costruisce una storia che funziona bene pur nella sua sostanziale semplicità. La struttura narrativa gioca bene con la suspense, mischia i generi con disinvoltura e riesce a tenere vivo l’interesse grazie a un’ambientazione storica e geografica ottimamente sfruttata. La Tuscia non è solo sfondo ma ha peso, ha atmosfera e contribuisce a rendere il racconto affascinante. Il ritmo manca di sussulti veri e propri, alcune svolte sono prevedibili e abbastanza annunciate, ma nel complesso la lettura scorre con curiosità genuina e trova spazio anche per un interessante – anche se fugace – flashback sulla Maestra della Notte Vanth
Il finale con Draka che risolve tutto ha la sua logica e il suo peso, ma il suo rapido intervento sa un po’ di soluzione comoda e smorza parte della tensione fino a quel punto abilmente costruita.
Andrea Dal Campo produce un lavoro eccellente che contribuisce in modo determinante a rendere il tutto godibile. I suoi personaggi sono ben tratteggiati, valorizzati con cura e con una qualità del tratto che impreziosisce il racconto. Ne viene fuori uno speciale solido e piacevole, riuscito senza strafare.

