Nathan Never n.425 “I cybernauti”

Da dove veniamo? Dove andiamo. Chi siamo?

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Ombre brunite, pastose e nere, riempiono pagine e vignette, opposte al lucore flebile, quasi lo stingersi di quelle ombre, che le contorna, dà loro rilievo e corpo, definendo le figure umane e gli oggetti. Altre tavole offrono contrasti più netti, atmosfere che si allontanano dalle suggestioni notturne o dall’oscura architettura informatica del pervadente cyberspazio, distendendosi nell’ariosità di un bianco e nero dal segno sottile ma deciso e netto, espressivo e “tecnocratico” al tempo stesso, anche nelle scene in natura: freddo, eppure ribollente sotto la maschera di compostezza.

Francesco Mortarino e Lucilla Stellato forniscono al racconto di Michele Medda una interpretazione visiva che penetra al fondo del suo racconto dolente ed esaltante, facendo da indicatore emotivo al lettore, sottolineando e precisando il tono delle svolte e delle diversioni narrative, e in ultimo dando chiare e definite fisionomie e personalità alla nutrita galleria di personaggi proposta dalla storia.

Lineare, perfino essenziale nella sua trama basica da techno-thriller, il racconto suscita nel lettore una ridda di sensazioni e sentimenti contrastanti, talvolta giustapposti, una sequela di emozioni intense evocate dalla progressiva emersione dalle storie dei protagonisti e dalla loro storia collettiva di quelle stesse emozioni, nelle quali viene naturale riconoscersi e sulle quali riflettere. Il racconto, pur nella secchezza della sintesi, sciorina percorsi biografici ed esistenziali dei personaggi da cima a fondo, fa provare l’inebriante stagione della gioventù irriflessiva, istintiva, pronta ad azzannare la vita come non ci fosse un domani, e poi mostrando quei diversificati domani mette in luce l’invelenirsi della gioventù nell’età adulta, nelle sue scelte e nei suoi errori, nei suoi rimpianti, pentimenti, resipiscenze – raramente il suo addolcirsi nel raggiungimento di un equilibrio, di una serenità perfino.

Che con l’età si approdi a un paradiso, si transiti in un inferno o si galleggi in un purgatorio, comunque non si è immuni né dagli assalti, dalle concussioni della memoria, e neppure dalla presenza di “serpenti” nella nostra vita, da sempre inavvertiti ma pronti a mordere senza preavviso, magari quando siamo più deboli: vale per i protagonisti del racconto meddiano come vale per noi stessi.

I cybernauti, se mi è consentito l’uso di un vocabolo di cui, forse a causa della sua pregnanza, l’ipocrita pseudo-sensibilità contemporanea finge vergognosa di dimenticarsi, è una storia per vecchi. Soltanto chi abbia alle spalle un certo numero di decenni con le loro battaglie esistenziali ne può “gustare” appieno le tante sfumature; può crogiolarsi, rispecchiandovisi, nelle suggestioni dolceamare dei “tempi eroici” che ciascuno di noi sedimenta nella memoria e nell’anima con il passare sempre più frenetico e pesante degli anni; può apprezzare realmente e fino in fondo, nel suo valore autentico, la minima scintilla di luce che l’autore ha posto alla fine del tunnel di buio che ha fatto percorrere ai suoi personaggi e a noi con loro. Che nel corso della vita si cambi, o invece ci si riveli per ciò che si è sempre stati e si è tenuto il più nascosto possibile, gli interrogativi che ci costringono a confrontarci con noi stessi sono quelli sulla nostra provenienza, il luogo verso cui siamo diretti e, in somma analisi, chi autenticamente siamo. Se mai si riesca a trovare le risposte.

E Nathan Never, in tutto questo, nelle vicissitudini umane e nelle avventure esaltanti dei Magnifici Sette, quelle scorribande epiche, perfino mitologiche da far azzardare al loro autore un parallelo con I Sette contro Tebe?

Il titolare di testata nonché direttore dell’Agenzia Alfa assume un ruolo in apparenza defilato nell’economia della storia. Effettivamente defilato, rispetto al nucleo principale del racconto, a quello sfilacciarsi, disperdersi delle amicizie e dei sentimenti dell’età più verde; rispetto ai tradimenti e disvelamenti che il trascorrere della vita ci riserva (e riserva ai sette cybernauti, tra i quali Sigmund Baginov).

E tuttavia è un tassello fondamentale della storia nella sua globalità: non perché – o non prioritariamente perché – Nathan è il motore della robusta parte investigativa del racconto, né perché il suo ruolo narrativo è letteralmente quello della levatrice che pezzo a pezzo, con metodica furia, estrae dai protagonisti la storia originaria dei cybernauti del titolo, i sette hacker poco più che adolescenti che sfidarono il Sistema. Nathan assume la piena centralità in un frammento di dialogo a pagina 64, nel mezzo di un colloquio con Guillaume, uno dei cybernauti: “… Non so se i tuoi fedeli abbiano capito in pieno quello che hai detto stasera, ma io sì“. Una frase così trascurabile, con cui però l’autore investe il suo eroe del doppio ruolo di guida per il lettore dentro le emozioni, i sentimenti, le recriminazioni del racconto e della vita, e contemporaneamente di testimone per noi vecchi: vecchi lettori di Nathan Never, serie dalle innumerevoli occasioni perdute eppure ancora sulla breccia; e vecchi, ahinoi, anche di anni.

Con Nathan l’appuntamento è al prossimo anno, sperando che il crossover tra testate che lo coinvolgerà tra novembre e dicembre possa essere l’ultimo ad ammorbare le testate bonelliane.

Abbiamo parlato di:

Nathan Never n. 425 – I cybernauti
Nathan Never n. 425 I cybernauti
Soggetto e sceneggiatura Michele Medda
Disegni Francesco Mortarino e Lucilla Stellato
Copertina Sergio Giardo
Uscita 17 ottobre 2026
Prezzo 5,80 €
Periodicità Mensile
Formato e pagine 16 × 21 cm, bianco e nero, 96 pagine
Editore Sergio Bonelli Editore
Codice a barre 977112157304960425
Nathan Never

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