Uno dei ricordi più vividi che ho della TV da ragazzino è la prima puntata di Spazio 1999, che guardai – completamente all’oscuro di cosa stessi per vedere* – quel 31 gennaio 1976, sabato sera, in seconda serata: la Luna usciva dalla sua orbita dopo l’esplosione delle scorie nucleari che vi erano state depositate per anni… e iniziava a vagare nello spazio!
Quando, poco tempo dopo, sfogliai questo Oscar Mondadori e vidi la tavola iniziale del primo episodio, lo acquistai immediatamente pensando – nella mia ignoranza – che avesse qualcosa a che fare con il telefilm che tanto mi aveva colpito… accorgendomi ben presto, naturalmente, che si trattava di tutt’altro. E, lo confesso facendo mea culpa, le avventure dell’ingegnere e pilota della RAF Jeff Hawke non mi presero più di tanto, anzi 🙁
A mia discolpa, posso additare la giovane età e la mancata conoscenza del background di questo capolavoro della fantascienza a fumetti, creato da Sidney Jordan nel 1954; non mi piaceva, inoltre, il rimontaggio con due strisce di tre immagini per pagina in cui, a volte, una di tali immagini veniva ingrandita in un modo che mi sembrava “stonare”.
La prefazione di Ferruccio Alessandri dava sì qualche indicazione, ma non quella principale: e cioè che il protagonista, venuto a contatto con alieni incorporei, ne era divenuto una sorta di ambasciatore terrestre… quindi, quando Jeff iniziò (letteralmente) a “sentire le voci” di tali alieni, la mia reazione fu più o meno “ma che ca…pperi succede?”
Non andò molto meglio con gli altri due episodi contenuti in questo volume, anche se (a posteriori) almeno Selena avrebbe meritato maggiore attenzione da parte mia: cosa che feci eoni dopo, quando mi riaccostai alle storie di Jordan con uno sguardo più adulto e consapevole, apprezzando il realismo e l’accuratezza scientifica con cui la serie (soprattutto quando alle sceneggiature collaborava William Patterson) precorse spesso i tempi e “anticipò” talune scoperte scientifiche. Caratteristiche che hanno reso Jeff Hawke un capolavoro continuamente ristampato in corposi volumi che raccoglievano le strisce giornaliere pubblicate sul quotidiano inglese Daily Express dal 1954 al 1974.
*Qualcuno potrebbe chiedersi come mai Spazio 1999 non sia rientrata tra le opere che mi avevano suscitato “la sensazione del capolavoro” di cui ho parlato in questo articolo… Beh: il mio amato Eternauta, Echoes dei Pink Floyd e Anni senza fine (City) di Simak CONTINUANO a sembrarmi ancora oggi capolavori… Spazio 1999, dopo l’esplosiva (in tutti i sensi) puntata iniziale, diventò una serie un po’ troppo “filosofica” – e lenta – per i miei gusti e finii per guardarla con meno interesse dopo la prima tranche di sei episodi trasmessi dalla RAI. La prima stagione era, comunque, più che dignitosa mentre la seconda mi parve un’americanata di cui poter fare tranquillamente a meno.
