“The Bogie Man” di Wagner, Grant & Smith

Il Best of di uBC Monitor (1999-2001)

///
1 min read

Nuova puntata dedicata alle segnalazioni – meritevoli di ottimi voti – apparse nella sezione uBC Monitor tra il 1999 e il 2001. Stavolta recuperiamo un fumetto particolare, scritto dalla coppia Wagner & Grant

The Bogie Man
by Marco Migliori

Avete mai sognato di impersonare un personaggio del grande schermo? Che so, magari uno di quei detective inventati da Hammett? Impermeabile d’ordinanza, cappello, sigaretta e la berta pronta in una tasca. Il classico detective squattrinato, abituato a trattare con gangster decisi e pupe da far girar la testa. La testa gira parecchio a Clunie, quarantenne ospite del locale manicomio di Glasgow. “Mr. Clunie soffre di un’estrema e inusuale ossessione che rende il suo comportamento… imprevedibile. Crede di essere Humprey Bogart“.

Chi è più pazzo? Il pazzo o il pazzo che lo segue? Gli esilaranti complotti immaginati dal nostro protagonista coinvolgono anche personaggi normali, che vivono una vita inferiore alle loro aspettative, e si fanno coinvolgere in pazze avventure. Divertente e inquietante allo stesso tempo. “Bogie Man” è un personaggio straordinario, una felicissima invenzione degli autori, John Wagner e Alan Grant: fenomenali le didascalie stile hard boiled, con i surreali pensieri di Bogie. All’altezza dei testi il disegnatore Robin Smith, che non fa gridare al capolavoro, ma ben rende l’atmosfera ora ironica, ora drammatica, voluta dal personaggio. E il finale di questo volume, con Bogie che se ne va sano e salvo in fuga dalla polizia, assieme alla brutta copia di Bruce Lee, ancora più suonato di lui, è qualcosa assolutamente da leggere. Fatevi coinvolgere anche voi da Bogie in una travolgente galoppata anni Cinquanta.

Questa collana Paradox ci ha riservato alcune belle letture. Anche perché presenta un formato anomalo per i lettori anglosassoni, ma con parecchio di familiare a chi (come dice Pasquale Ruggiero nell’introduzione al primo volume) “è cresciuto a pane e Bonelli”. I racconti sono una sorta di romanzo, con un genere che vari dall’hard boiled al giallo, all’autobiografia. Ma quello che deve risultare più sconcertante – per i lettori dei comics – è l’uso del bianco & nero, assieme alle vignette rettangolari, che variano da pagina a pagina, ma non tentano mai gli effetti speciali dei super-eroi. È di nuovo la narrazione che la fa da padrona, ed è un piacere per un vecchio lettore bonelliano, riscoprire le sfumature del bianco & nero, a cui anche il disegnatore si deve piegare per narrarci la storia secondo i tempi lunghi di questi episodi, rinunciando al colore che tanto copre.

Best of uBC – tutti gli articoli

Ultimi Articoli Blog