Un mangaka alla corte dei Grandi Antichi e degli Dei Esterni
Gou Tanabe è stato uno dei 12 mangaka ospiti dell’edizione 2024 di Lucca Comics & Games, uno dei tanti autori internazionali invitati e presenti alla manifestazione. La sua carriera ha avuto inizio con manga di genere soprannaturale e thriller, ma si è distinto e fatto conoscere in Italia e nel mondo per gli adattamenti delle opere di Howard Phillips Lovecraft, noto scrittore americano di narrativa horror, fantasy e di fantascienza attivo tra il 1917 e il 1937, tra le cui opere più famose è presente il Ciclo di Cthulhu.
Così, dopo aver trasposto su carta Il mastino e altre storie del 2014, hanno visto la luce tanti altri titoli come Il colore venuto dallo spazio, L’abitatore del buio, Le montagne della follia, L’ombra venuta dal tempo, Il richiamo di Cthulhu, La maschera di Innsmouth, L’orrore di Dunwich e I gatti di Ulthar e altre storie, tutti pubblicati nel nostro Paese da J-Pop, spesso in cofanetti o in volumi di pregio. Il merito da riconoscere a Tanabe è di avere la grande capacità di rendere visivamente quell’universo narrativo inquietante e vasto di Lovecraft, con un segno apprezzabile anche dal mercato internazionale al di fuori del Giappone.
L’incontro riservato alla stampa è stato l’occasione per approfondire la conoscenza di questo autore.

Partendo dalla domanda su come si pone di fronte alla trasposizione su carta delle opere dello scrittore di Providence, ha rivelato che Lovecraft descrive con pochissime parole le vicende narrate. Quindi lui si affida al proprio estro creativo, usando la matita per interpretare il più fedelmente possibile quello che si figura in mente perché l’unico modo per dare forma al paranormale è quello di usare l’immaginazione.
Di fronte a temi come la paura, ritiene che essa è sempre connessa alla vita quotidiana e che, nonostante ciò, ne siamo sempre terrorizzati. La morte, inevitabile conseguenza della vita, può essere anche un felice finale, ma può trasformarsi in un’esperienza di terrore.
Tra le opere di Lovecraft, la sua preferita è La maschera di Innsmouth. Lo ha colpito la caratteristica parte introspettiva del protagonista, la paura e la perdita di coscienza di fronte al terrore (questa parola è ricorrente quando si parla di Lovecraft).
Cos’è, quindi, per Tanabe l’orrore cosmico di Lovecraft?
Qualcosa di indescrivibile, l’immaginare cose che vanno oltre gli aspetti che conosciamo. È qualcosa che non comprendiamo e di fronte al quale perdiamo la nostra umanità.
Alla domanda se si dedicherà ad altri maestri dell’horror replica che al momento si concentrerà solo su Lovecraft, su cui c’è ancora tanto da dire.

La prima volta che è venuto a contatto con le sue opere è stata quando aveva 25 anni, all’epoca di quando decise di fare il mangaka, con la lettura del racconto L’estraneo, dietro suggerimento del suo editor. Lo affascinò molto e lo considera molto simile a La maschera di Innsmouth.
A Tanabe è stato inoltre chiesto se si è mai ispirato a qualche film nella resa grafica dei suoi manga. È capitato con alcuni film degli anni ’20 e altri come Himalaya, The Thing di John Carpenter e Changeling di Clint Eastwood. Inoltre lo affascinano i film di Steven Spielberg per l’aspetto visuale delle sue opere.
Come ha fatto a tradurre su carta un’opera come Il colore venuto dallo spazio? Soffermandosi sul fatto che questo racconto parla della luce ed è difficile da riprodurre, per questa sfida ha cercato di rappresentare la luce in modi diversi: perché in base alla luce cambia la reazione dei personaggi.

Alla domanda su come mai il suo stile grafico è particolarmente vicino al mondo occidentale e se si è ispirato a qualche autore, ha risposto che ama la cultura Pulp, i gekiga (fumetti di genere drammatico per un pubblico più adulto) e autori come Ryōichi Ikegami e Kazuo Kamimura.
Per Tanabe il lavoro è un incubo, anche se lo è per lo più fisicamente per problemi alla schiena che lo costringono a lavorare in posizione sdraiata. Anche per l’editor presente e che lo accompagna, è un incubo, dovendo fare molte ricerche sulle opere di Lovecraft.

L’aspetto che l’autore preferisce quando realizza queste storie è quello legato alle persone e alla loro condizione di normalità che a un certo punto si rompe. Gli piace descrivere la reazione dei personaggi attorno a questa trasformazione e lo spazio che poi torna alla sua quotidianità.
Nei suoi manga sono assenti le onomatopee. Perché? Tanabe considera i suoi lavori più come illustrazioni vere e proprie e per questo non usa onomatopee anche perché non ne trova di compatibili col disegno. Al loro posto si affida al punto di vista del protagonista, alle sue reazioni e alla scena stessa.

Riguardo a futuri lavori, gli è stato chiesto se è previsto l’adattamento de La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath. Tanabe ha risposto che al momento lo stanno solo immaginando. Ci sono tante altre opere di Lovecraft su cui vorrebbero lavorare e su cui stanno riflettendo.
