Chi ricorda la descrizione di “detective nero, un po’ chandleriano” che Sclavi immaginava all’epoca per il suo Dylan Dog? La storia ci ha restituito un personaggio leggermente diverso, ma un assaggio di quello che non fu lo si può vedere qui.
Allargando la visuale, immaginate di esacerbare tale archetipo, accentuando la componente gotica con innesti presi direttamente dall’immaginario lovecraftiano; immergete quindi il tutto in una Berlino che rimanda per un 40% a Fritz Lang e per il resto alla Gotham burtoniana, con strizzate d’occhio che vanno da Hopper a Miller. Il risultato di questa miscela è l’atipico noir urbano scritto da Kyriakos Athanasiadis e pubblicato nel 2020 per i tipi della greca Jemma Press – e arrivato poi in Italia nel 2024 su Lanciostory.
Come detto, sin dalla prima tavola il lettore è sospeso in una girandola che va da Kolchak a Batman, passando per il Padrino e, volendo stiracchiare un altro confronto con casa Bonelli, le atmosfere ben descritte da Ruju e Freghieri nella mini Hellnoir – per non parlare addirittura di Leo Pulp! L’io narrante coincide con il protagonista, ossia lo scalcinato “occhio privato” di poche parole Randolf Karter che il lettore incontra al locale “Los Antiguos” (lett.: gli Antichi, se ancora il nesso con Cthulhu e soci non fosse chiaro), il quale viene incaricato di trovare Swann, la classica bella truffatrice di turno.
L’incedere della storia, mostri & affini vari a parte, è anch’esso tratto di peso dal vademecum della categoria, e si sofferma un minimo in più solamente sulla dinamica tra Karter e l’affascinante quanto letale vampira Danse, cantante di night e informatrice del nostro; è chiaro però che il non detto tra i due sia molto più eloquente di quanto non lo sia il loro affettato scambio di battute.
Cherchez la femme, dunque, e ben presto la caccia a Swann si trasforma in una corsa assieme a lei per sfuggire agli sgherri del boss, fino a che (per caso? Volutamente?) il noir trascende nell’orrore dall’infinito, per il quale si rende necessario un twist in realtà telefonato, sebbene non ben raccontato, e alla fine di tutto la longa – malata, corrotta e rigata dalla pioggia – manus torna ad allungarsi invisibile sulla città…almeno fino al prossimo drink.
Nikolas Kourtis sceglie la strada del marcato realismo, per i personaggi molto più che per sfondi e scenari, e l’impressione è di assistere ad uno spettacolo in 4k che tradisce fin troppo un’idea di posticcio, nonostante l’abilità tecnica sia manifesta, soprattutto per quanto riguarda l’ecletticità di una Berlino livida di pioggia e bagliori elettrici, quasi un continuo omaggio alle sequenze finali di Blade Runner.
Lo stesso Kourtis opta infine in seconda battuta per uno stile meno ricercato, ma pur sempre (elettronicamente) acquerellato per svelarci qualche particolare in più di quel “non detto” di cui sopra. La mitologia – o meglio, la demonologia – di Berlino rimane infine una presenza costante e, per quanto difficilmente riesca a staccarsi dal suo ruolo di cornice urbana, sono molteplici le potenzialità inespresse dalla città, che potrebbero tranquillamente trasformarsi in altre storie, con altri protagonisti – e ovviamente altri mostri.
Athanasiadis è uno scrittore che ha al suo attivo un notevole numero di opere sia per adulti che per ragazzi, in quest’ultimo caso anche sul versante fumetto (Lightsabers and samurai, Super Kid): “Berlin – Il primo morto” (questo il titolo completo dell’opera, tradotto dall’originale ellenico) segna il suo primo incedere in territori più “(o)scuri” sotto diversi punti di vista, e il suo tentativo di contaminazione, per quanto non originale (cfr. ad esempio qui) può vantare una relativa freschezza soprattutto grazie ad una resa grafica ispirata, sebbene ancora da migliorare – e in questo la “sequenza post-credit” mostra la versatilità di Kourtis.
Come detto, la strada verso una sorta di antologia che mantenga la città come unico vero protagonista potrebbe davvero aumentare di rimando anche il valore di quest’opera.




