da che parte stai

Siamo tutti chiamati a scegliere: il graphic novel “Da che parte stai?”

È uscito per Tunué il graphic novel di Pagani, Pasquini e Di Marco tratto dalla storia di Pietro Grasso

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È cosa nota che nelle edicole, ultimamente, si trovi di tutto e di più. Non sempre la quantità va a braccetto con la qualità dei prodotti che leggiamo. Purtroppo, questo è un trend che tocchiamo con le nostre mani quasi ogni volta che ci affacciamo alla nostra edicola o nella libreria di fiducia.

pg tot 1024x1024Poi però, ogni tanto emerge qualche piccola perla lanciata nel mare magnum del mercato editoriale.

La cosa bella del fumetto è che come mezzo di narrazione per immagini, oltre a trasportarti in un mondo di carta e (spesso) di fantasia, se hai davanti una storia ben congegnata può anche – attraverso quelle stesse immagini – suscitarti pensieri, riflessioni, e scolpirti nella mente certi frame.

Uno step successivo capita quando hai davanti una storia che trasuda da ogni angolo realismo e quotidianità. Già, questo accade se andiamo in libreria e ci leggiamo Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere.

È una storia vera, talvolta cruda come un coltello affilato, che va a ripercorrere un periodo della nostra storia, purtroppo non ancora totalmente risolto.

Siamo in Sicilia, un tempo considerata terra di nessuno, luogo favoloso, pieno di meraviglia. Un luogo che è stato attraversato, non molto tempo fa, da una fase storica di dolore, sangue e morte che a noi cittadini di un Paese troppo distratto sono passati sopra la testa, talvolta come semplici nomi, talvolta come ricordi sfumati.

Alessio Pasquini (soggetto), Emiliano Pagani (sceneggiatura) e Loris De Marco (disegni) traggono spunto dalla storia vissuta da Pietro Grasso, ex magistrato e Procuratore Nazionale Antimafia e Presidente del Senato, nonché figura nota per il suo impegno nella lotta alla mafia, e da suo figlio, Maurilio, cresciuto in un contesto non facile, oggi funzionario di Polizia.

Sono tre i bambini di questa storia: un Pietro Grasso che, da piccolo, vive un contesto siciliano in cui la mafia si vedeva ma di cui si aveva paura a parlarne; Giuseppe Letizia, un ragazzino tredicenne pieno di vita, la cui unica colpa è stata quella di aver visto il 10 marzo 1948 i sicari di Placido Rizzotto – sindacalista e partigiano (e proprio per aver “visto” verrà tolto di mezzo dai mafiosi); infine c’è Maurilio – appunto – cresciuto in una famiglia armoniosa, capace di  attraversare con il sorriso anche i momenti difficili: il periodo sotto scorta del padre (il giovane Pietro Grasso) e il tempo duro e crudo del maxiprocesso fino agli anni delle stragi. Maurilio attraversa così le fasi  della sua vita – infanzia, adolescenza e poi l’età adulta – prendendo esempio sia da suo padre, sia dagli amici che il padre aveva nei momenti lavorativi ed extralavorativi. Saldi, forti e di esempio sono in primis i suoi genitori: Pietro e la dolce e tenace Maria.

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Loris De Marco ci mostra ciò a cui assiste il giovane Giuseppe Letizia

Gli amici di Grasso, dicevamo: colleghi che per qualsiasi cittadino che ha a cuore la memoria di questo Paese significano tanto. Ci sono tutti: Ninni Cassarà, Giuseppe Di Lello, Guarnotta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

I piani narrativi portano il lettore su due binari che – man mano che la storia prosegue – finiscono per intersecarsi: prima il giovane Pietro Grasso che, da dopo l’omicidio del piccolo Giuseppe Letizia, comincia a conoscere da vicino quell’entità strana, quasi invisibile, chiamata mafia; poi il figlio di Grasso, Maurilio, che nasce in una fase storica in cui la lotta alla mafia veniva delegata (ahimè… e questo è un problema tutt’oggi attuale) ad un manipolo ristretto di magistrati, tra cui suo padre. Una fase storica, quella di Maurilio, in cui schierarsi è praticamente un dovere: ma la scelta non è facile. È come essere davanti ad un bivio: svolti da una parte e ti inserisci in un mondo senza uscita, fatta sicuramente di vantaggi forse immediati, ma contro ogni tipo di senso umano e legalitario; un mondo dove non esiste il rispetto, il sacrificio e la difesa del più debole e del rispetto della legge. Svolti dall’altra parte e sai subito che avrai una vita di lotte, privazioni, ma con la schiena dritta e la coscienza pulita: la via dello Stato.

Si, perché nella storia di questo graphic novel si capisce subito che i giusti vivono in un Paese al contrario. Fa specie pensare che si tratta di fatti realmente accaduti: c’è tutto. Loris De Marco, con tratti semplici e molti vicini al cartoon, ci fa vedere la protesta dei siciliani contro le sirene delle scorte dei magistrati che percorrevano sotto scorta le vie di Palermo. Una protesta che finiva anche nelle lettere della posta dei quotidiani: cos’è questo baccano per noi cittadini che passiamo tutta la vita a lavorare e vogliamo solo riposare il pomeriggio? Perché queste sirene a tutto volume? Non è che questi signori magistrati potrebbero essere confinati altrove, tutti in una zona ben isolata, in modo tale che il baccano sparisca dalla città e poi non rischiamo noi cittadini innocenti, tante volte venissero presi di mira da un attentato? Pare follia, ma questo è accaduto.

Così com’è accaduto che figure come il Generale Dalla Chiesa, Ninni Cassarà, e poi Falcone e Borsellino abbiano dato la loro vita per questo nostro strano Stato.

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Studi preparatori di Loris De Marco

Ben narrato è anche il momento in cui Pietro Grasso viene nominato come giudice a latere per il maxiprocesso, ovvero uno dei componenti della giuria del più importante processo a Cosa Nostra che sia mai stato celebrato in questo Paese. E per dovere di cronaca, il 16 dicembre 1987 fu pronunciata la sentenza di primo grado di condanna per i boss mafiosi: 19 ergastoli. Fu in quel giorno che per la prima volta in Italia venne sancita, con una sentenza, l’esistenza di Cosa Nostra.

Inevitabile che il lettore più giovane – che magari conosce questi fatti per sentito dire – inizi ad appassionarsi alla lettura di questo fumetto: che dire dell’attentato sferrato a Giovanni Falcone nel 1989 all’Addaura (nella casa al mare dove trascorreva un breve periodo di vacanza), da cui il giudice fortunatamente si salvò e dopo il quale i corvi, o le “menti raffinatissime” che stavano dietro a quel fatto, iniziarono a spargere la voce che la bomba sotto casa era stato Falcone stesso a metterla? Il Paese alla rovescia.

Generalmente si muore perché si è soli, questo è ciò che dicevano le due figure simbolo della lotta alla mafia in questo Paese. Falcone e Borsellino non erano due eroi, semplicemente due persone normali in un Paese non normale.

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20 giugno 1992. Paolo Borsellino ricorda – quasi un mese dopo la strage di Capaci – Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli angeli custodi della loro scorta

Capaci, Via D’Amelio. 23 maggio e 19 luglio. Due località e due date: la prima, una strada che devi per forza percorrere se atterri a Punta Raisi e vai verso Palermo; la seconda, una via delle tante della parte di Palermo più moderna, tappezzata di palazzi condominiali nati come funghi nel bosco dopo le piogge di fine estate. Due luoghi di due stragi su cui ancora occorre far luce: e non importa se la storia di Pagani non va ad approfondire tematiche forse troppo tecniche e meno fluide (come il doppio esplosivo a Capaci, la mano di entità esterne nella progettazione e ideazione delle stragi, il furto dell’agenda rossa del giudice Borsellino avvenuto a poche decine di minuti dall’esplosione, con i cadaveri ancora caldi sparsi per il marciapiede di Via d’Amelio); ciò che conta è che si parli di questi fatti.

I disegni di De Marco immortalano le due esplosioni a poche pagine di distanza l’una da l’altra: esplosioni vicine sia in linea temporale (57 giorni separarono la strage di Capaci da quella di Via D’Amelio) che in termini di numeri di pagine. Nomi che oggi sono scritti su lapidi che gridano ancora rabbia da parte degli italiani onesti: Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Paolo Borsellino.

Poi si parla anche delle stragi nel continente del 1993: Firenze, Roma, Milano. Cosa Nostra attaccò il patrimonio artistico del nostro Paese. Anche qui, non importa se non viene approfondita l’origine di quel progetto stragista fuori dalla Sicilia (ci sono ancora indagini in corso sia sui mandanti esterni, sia sulle possibili presenze di soggetti “diversi” dai classici mafiosi). L’importante è che, quando un lettore legge una storia, dopo si interroghi e vada ad approfondire. È questo il messaggio che lascia Da che parte stai? Che poi è il motivo per cui è nata la Fondazione Scintille di Futuro di Pietro Grasso: rivolgersi alle giovani generazioni, attraverso progetto scolastici e iniziative ben salde non solo nell’esercizio della memoria, ma anche in progetti attivi finalizzati a contestualizzare e attualizzare il ricordo di figure che, se ricordate un solo giorno all’anno, rischiano di cadere nell’oblio.

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Un momento di intimità tra Pietro Grasso e sua moglie Maria

Sono proprio i ragazzi i destinatari di questa storia: un po’ come il giovane Maurilio, il figlio di Grasso, che poi crescendo – ironia della sorte – si troverà nel 2006 in qualità di funzionario di polizia ad occuparsi del sistema di protezione di Giovanni Brusca. Si, proprio lui, colui che ha premuto il telecomando che ha sventrato l’autostrada di Capaci. Anche qui: è bene che il lettore più o meno dentro certe tematiche si interroghi, sia sul personaggio di Brusca, sia su possibili altri soggetti che “potrebbero” averlo aiutato a compiere quella strage, che occorre ricordare: si tratta della prima e unica modalità stragista in cui un convoglio di tre vetture in corsa in piena autostrada venne colpite da un’esplosione attivata con telecomando a distanza. Quasi un attacco in stile terroristico, più che mafioso.

Ma questo ora non conta: ciò che conta è lasciare dei semi, dei fatti su cui poi il lettore stesso può iniziare ad interrogarsi.

È questo che Da che parte stai? innesca all’interno della mente del lettore: porsi domande (ad esempio, com’è stato possibile tutto questo? E perché?) sempre tenendo ben dritta la strada da percorrere e ben salda la parte verso cui vogliamo stare.

Una lettura che merita, un progetto che speriamo non si concluda qui, magari in futuro – chissà – si potrebbe raccontare, attraverso il fumetto, i punti interrogativi che questa storia (non solo siciliana, ma di tutti noi) ancora porta con sé. Inutile negarlo: quella fase storica di 33 anni fa ce la portiamo dietro tutt’oggi e ben venga un fumetto che arrivi a scuotere le coscienze e inizi a far germogliare qualcosa anche a coloro che all’epoca non erano ancora nati.

L’auspicio è che non resti solo un seme meritevole e di spessore in un mercato troppo spesso saturo di banalità.

 

DA CHE PARTE STAI? TUTTI SIAMO CHIAMATI A SCEGLIERE

da che parte cover HR rgbSoggetto: Alessio Pasquini

Sceneggiatura: Emilio Pagani

Disegni: Loris De Marco

Tratto da una storia di Pietro Grasso

Editore : Tunué

Data di pubblicazione: 24 giugno 2025

144 pagine a colori 17,4 x 1,7 x 24,6 cm

17,00 Euro

 

 

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